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Nell’apice del freddo, la Chiesa ci fa rivivere l’esperienza del calore del Dio vicino. Un buon testo per soffermarci ancora un po’ su questa dimensione fondamentale della nostra vita è ”Natale. Il mito diventa realtà” dell’arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn, in cui il pastore cerca di mostrare ai suoi contemporanei il fascino e la ragionevolezza della festa più amata.

Questo piccolo saggio del card. Schönborn, uno dei vescovi domenicani viventi, sembra voler andare subito al sodo della questione, cercando di affrontare di testa le obiezioni fondamentali dello gnosticismo contemporaneo sulla realtà dell’incarnazione, della tendenza cioè a negare la realtà concreta del concepimento verginale del Figlio di Dio. E lo fa innanzitutto con una delucidazione di tipo filosofico sulla funzione dell’immaginazione nel linguaggio e nel pensiero. «È un errore ritenere che si possa parlare senza immagini e metafore» (p. 22) – scrive. Tuttavia, di fronte a una certa sensibilità che vorrebbe che tutto ciò – «Un bimbo piccino – il Dio eterno» (p. 36) – non fosse vero, che fosse solo un bel sogno, per poterlo meglio custodire nella sfera dell’individualità, Schönborn ricorda l’intuizione del giovane Lewis: “mito” non vuol dire “non-vero”. Anzi, l’incarnazione è proprio questo: il mito divenuto realtà.

Ed è specialmente nell’immaginario ebraico – più che, senza escluderlo, in quello pagano – che bisogna cercare le linee guida con cui il pensiero umano si è sporto verso l’apice del mito, verso l’apice dell’immaginabile, verso quella somma di ogni «splendore mitico» (p. 27) attraverso il quale «trascendiamo noi stessi» e ci proiettiamo «aldilà di dove [possiamo] giungere» (p. 25). Il mondo della Bibbia, infatti, attende il realizzarsi di due promesse: il nuovo esodo e la nascita del Messia dalla figlia di Sion. L’una parla di una vicinanza inedita di Dio, in un’«arca dell’alleanza» diversa, grandiosa, definitiva. La seconda invoca il perfetto discendente della stirpe regale, che gode dell’intimità e della protezione divina. Sono questi due aneliti a rappresentare la duplice direzione dell’immaginario mitico di tutti i tempi: Come dovrebbe essere Dio? E come dovrebbe essere l’uomo?

All’incrocio di queste due vie, troneggia una mangiatoia.

Christoph Schönborn, Natale. Il mito diventa realtà. Meditazioni sull’incarnazione, Ed. Studio Domenicano (ESD), 86 pp., 10 Euro.

fr. Stefano Prina
Lombardo, nato e cresciuto fra i rami del lago di Como, ha frequentato il liceo classico A. Volta di quella città, percorso comunicazione, dove ha imparato ad amare il greco – è un appassionato lettore dei vangeli nella loro forma originale – e le lingue in genere, non ultimo il proprio dialetto brianzolo. Ha poi recitato, all’età di 19 anni, il suo primo “Addio ai monti” per trasferirsi presso il Seminario ambrosiano di Seveso, ex convento domenicano e luogo in cui Carino da Balsamo col suo falcastro dava la morte a S. Pietro primo martire domenicano. Discernendo poi una chiamata più speciale, è entrato nell’Ordine dei predicatori. Ha emesso la sua prima professione religiosa il 3 settembre 2016 e frequenta il triennio filosofico.