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Oh tempo divoratore delle cose! «Tempus edax rerum»1.

Così poetava, Ovidio, nelle Metamorfosi. Niente di più vero. In questo pellegrinaggio terreno lo stridente mutare di esse certo non si preoccupa, mentre il vento fa ancora una volta il suo giro, di risparmiare, sola, la redazione dell’Osservatore Domenicano. Tuttavia, questa piccola nostra nave di Teseo, in barba a ciò, si ostina a rimanere la medesima nonostante il mutare incessante delle sue assi: piccolo sintomo d’eternità, diremmo. Nostro come di tutte le cose e – beh, è proprio il caso di dirlo – grazie al Cielo.

Cosa intendiamo dire? Nel corso di questi due anni, si sono avvicendati in una certa misura articoli, rubriche e confratelli; membri della redazione; il Maestro degli Studenti. Noi però, da bravi domenicani, ben sappiamo che nel turbinare di queste vicende c’è un pivot, un punto fisso, che fa da Alfa e da Omega alla nostra piccola realtà, e non solo, alla storia tutta. Ed è Gesù Cristo.
L’avevate indovinato? D’accordo, era piuttosto facile. In questa prospettiva, nessuno sforzo è sprecato, nessun contributo casuale, nessun sacrificio vano. Nessun “tendere a” è qualcosa di indefinito. E ogni addio è, come da etimo, un “a Dio”.

Dunque, anche cambiando un po’ le carte in tavola, l’Osservatore rimane il medesimo, le nostre parole continueranno a “parlare” sulla lunghezza d’onda di quanto fra’ Luca si auspicava qualche anno fa: «di noi frati e della nostra vita materiale e spirituale». Continueremo a cercare «di raccontare i segni e i simboli che utilizziamo, i film che guardiamo e i libri che a volte leggiamo, la musica che suoniamo e cantiamo, le esperienze che facciamo come singoli e come comunità, il Cristo che ci porta ad unità», in questa nostra bella esperienza di carità fraterna e di verità, che altri non è se non l’esperienza cristiana. Esperienza che speriamo di partecipare a quanti più ne vogliano aver parte.

Con noi e, soprattutto, nonostante noi, sappiamo bene, sarà il Padreterno a scrivere diritto anche sulle nostre righe storte.

Tuttavia, metteremo in campo anche qualche novità; ci sarà la vecchia guardia, ci sarà quella di “mezz’età”, ci saranno le nuove leve. A fra’ Stefano, mastro paroliere per suoni che si leggono, ovviamente, spetterà la rubrica “Parole & Quotidianità” oltre che, dato che di Verbo si tratta, la rubrica biblica concepita e partorita lo scorso anno: “Elia & Mosè”. All’entusiasmo epicizzante, da tuffo in un quadro di Dalì, di fra’ Pietro, e al suo acume filosofico/spirituale, le rubriche “Vita Spirituale” e “Letteratura & Cinema”. Fra’ Giovanni, il nostro giornalista dall’abile penna, continuerà ad occuparsi con la consueta saggezza e spirito d’osservazione di “Cronaca & Interviste”. Fra’ Alessandro invece, veterano, s’imbarcherà nell’impresa di coniugare l’arte sacra con l’amata liturgia, dando vita a suon di vivide immagini all’inedita “Sacra Beltà”. Fra’ Pier Giorgio, à la Chesterton, con ironia, metterà a servizio la sua competenza teologica in “Santità Domenicana”, mentre fra’ Giuseppe, tra un film uscito da poco e le cronache di un tempo che fu, ci narrerà di quei volumi che affollano la nostra “Biblioteca dei Frati”. A fra’ Marco infine la pagliuzza più corta, dare un minimo di coordinazione editoriale: speriamo ci riesca; oltre, certo, alla rodata rubrica “Attualità”, pronta a sviscerare temi del momento e questioni perenni, sospesa tra tempo ed eternità (la quale, d’altronde, è pura attualità).
Dulcis in fundo, dalla stanza dei bottoni, l’insostituibile fra’ Francesco “tien su la baracca”, occupandosi dei fondamentali aspetti tecnici e grafici. È bello? Funziona? È merito suo. Oltre naturalmente a gestire la sezione audio e video: se non ha la mano su penna o tastiera, sta reggendo una cinepresa.

Ma, vi sarete accorti, c’è qualcosa in più. Già: tre nuove rubriche vanno a sostituire la vecchia “Liturgia & Spiritualità”, spartendosene il bottino.

Le rubriche

Sacra Beltà”: La rubrica “Sacra beltà” nasce con il desiderio di sostenere la contemplazione della bellezza delle opere del Signore che ha fatto ogni cosa «con sapienza e amore». Per fare questo, promuoverà anzitutto la riflessione sulla Liturgia della chiesa, espressione altissima della gloria di Dio ove si attua l’opera della nostra redenzione. Inoltre andrà alla ricerca dello “splendore della Verità” che si svela nelle diverse forme di ingegno dell’uomo, formato ad immagine di Dio e alle cui mani operose è affidato l’universo. Infatti, tutte le grandi opere d’arte possono essere un segno luminoso del Signore e quindi veramente una manifestazione, un’epifania di Dio che a tutti viene incontro perché chi lo cerca lo possa trovare. (Fr. Alessandro)

Vita Spirituale”: E così applaudiamo ai natali di una nuova rubrica, quella di vita spirituale, così felicemente venuta alla luce in un parto tri-gemellare! Non mi ricordo chi, ma qualche ignota figura mi disse che la gioia della nascita ripaga del dolore della perdita. Così, in effetti, è per noi, perché questa lieta notizia sopraggiunge alla definitiva defunzione della grande dame del sito: Liturgia e spiritualità. Una gran signora, non c’è che dire, garbata nei toni, sapiente, così erudita da estendere il proprio sapere agli argomenti più disparati. E forse uno di troppo… l’hanno messa a tacere per sempre. Doloroso, certo, ma succede: in tempi duri come questi s’ha da scegliere. Tuttavia, se è vera quella medioevale diceria che lo spirito sopravvive al corpo (e lo è), dobbiamo dire che Vita spirituale conserva ben più che un vasello di ceneri della sua antica madre: “La liturgia” rimane la «prima fonte della vita divina a noi comunicata» (Paolo VI, Tempus iam advenit) e, siccome il fine della vita spirituale è vivere la vita di Dio (Cfr. Gal 2,20), «la prima scuola della nostra vita spirituale» rimane la liturgia (Paolo VI, Tempus iam advenit), che ha nel Corpo e Sangue di Cristo il suo culmine. Il che non significa confondere gl’ambiti, ma rendere quotidianamente un’eucaristia tutta la nostra vita in tutti i suoi aspetti. Questo, dunque, credo sia lo sfondo più opportuno per leggere ogni articolo che si affaccerà sulla scena della nostra rubrica. (Fr. Pietro)

Santità Domenicana”: 83 Santi, quasi 300 Beati, più di 20 Venerabili, oltre 100 Servi di Dio: quanti fratelli e sorelle hanno vissuto in questi otto secoli in ogni angolo della terra seguendo le orme di Gesù sul sentiero di San Domenico! Martiri, teologi, missionari, mistici, riformatori… la vocazione dei Predicatori può sbocciare in tanti modi proprio grazie al suo fondamento: Dio che propone la Salvezza al mondo. Detto in una parola: Veritas! E cosa c’è di più grande della Verità? Ciò che lega i Santi è proprio il vincolo della Verità, il vincolo di una comune vocazione di Predicatori del Vangelo di Cristo, realizzata variamente secondo i luoghi, i tempi e i carismi personali e vissuta sui cardini della vita comune, della preghiera, dello studio e della predicazione. La santità domenicana comprende frati, monache, suore di vita attiva, laici, uomini e donne nel mondo senza essere “del” mondo, che si sono santificati seguendo il carisma di San Domenico. Questa rubrica nasce con il fine di offrire a chiunque questa ricchezza straordinaria e soprattutto da imitare! «O Dio, fonte di santità, che hai arricchito la tua Chiesa con la Famiglia Domenicana; concedici di seguire gli esempi gloriosi dei suoi santi per partecipare con essi alla gioia eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen»2. (Fr. Pier Giorgio)

Come concludere allora? Che altro chiedervi? Al più, una sentita preghiera.


1 Ovidio, Metamorfosi, XV, 234.

2 Orazione 7 novembre, festa di tutti i Santi dell’Ordine dei Predicatori.


Riconoscimenti per l’immagine di copertina: Cambio della guardia, Johan Michaël Schmidt Crans (1862), Rijksmuseum.