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Può essere faticosa la vita, faticosa come una salita, con piccoli e grandi ostacoli. Chi ci dice che può essere tutta una passeggiata non ce la racconta giusta. Le cose non stanno così. Con il tempo impariamo che la vera differenza non sta nel riuscire ad evitare le prove della vita, ma nel modo di affrontarle. È lì che davvero si vede chi siamo.

Nelle pagine di “Il bello della vita” scritto da Teresa Mazzoni per le Edizioni Studio Domenicano, da qualche settimana in libreria, non ci sono solo parole scritte con il cuore, ma anche i segni, le cicatrici e le tracce che possono essere lasciati da eventi importanti, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte: la perdita di un fratello in circostanze molto tragiche, la paura di perdere un figlio, poi trasformata nella gioia di vederlo crescere; il rapporto non sempre facile, quando non conflittuale, fra parenti. La fase non facile di veder partire un figlio sapendo che «una volta faceva i bagagli per andare in vacanza fuori dalla nostra casa, oggi, per andare in vacanza torna nella nostra casa». E ancora, un’esperienza che può segnare molto gli adolescenti di oggi, e anche i loro genitori: quella della ricerca di un’identità precisa, attraverso degli status symbol o nella logica del gruppo, o peggio, del branco: «Finiamo per identificarci – scrive Teresa Mazzoni – con quello che abbiamo o noi abbiamo, rinunciando a testimoniare, anche attraverso le cose, ciò che siamo».

Alcune di queste cose ho avuto la possibilità di viverle non solo come figlio e come componente di una famiglia molto unita, ma non priva di ferite, ma anche come giornalista, in modo particolare di cronaca nera e giudiziaria, in cui, ho avuto il compito, spesso doloroso e pesante, di avvicinare delle persone sconosciute nei momenti peggiori della loro vita. Ognuna di loro ha reagito in una maniera particolare, a volte imprevedibile: c’è chi si ribella e avrebbe voluto spaccare tutto, c’è chi si è rassegnato, c’è chi non ha avuto la forza di reagire, c’è chi ha aperto il suo cuore al taccuino del cronista perché ci sono dei dolori che non si può affrontare da soli e c’è bisogno di sfogarsi.

A volte, invece le prove della vita sono come un tesoro messo da parte e aspettano solo di essere affidate alle pagine di un libro. Sono pagine vive: spesso di fronte al dolore abbiamo la tentazione di essere soli o, comunque, che quella prova particolare colpisca solo noi in quel modo. Non è vero.

«Queste pagine – scrive Teresa Mazzoni – sono dedicate a chi è alla ricerca del significato, del “perché valga la pena”, a chi ha fame e sete di amore e, di amare e sentirsi amato, ed è disposto a prendersi sul serio, a mettersi in gioco per trovare il tesoro nascosto della propria esistenza e il prodigio di vita e di speranza racchiuso nel proprio cuore».

 

fr. Giovanni Ruotolo
Domenicano, genoano, torinese di nascita, giornalista. Dopo studi (poco amati) di giurisprudenza e oltre vent’anni di giornalismo, studio filosofia, coltivo piante aromatiche e peperoncini. Nel tempo libero cerco di leggere e ascoltare qualcosa di buono, sono appassionato di basket e ogni tanto ci gioco pure. Il mio luogo del cuore è Genova, quello che vorrei vedere è la Scozia, in modo particolare le Highlands.