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Pubblichiamo qui la quarta parte della serie di meditazioni proposta da fra Pietro Zauli sulla preghiera; qui di seguito è possibile risalire al terzo articolo.

La Regina

1. Abbiamo compiuto sino ad ora tre passi: ci siamo detti che la preghiera del Santo Rosario è una preghiera potente, mariana e contemplativa e abbiamo scoperto che è potente proprio perché mariana. La nostra capacità di ottenere da Dio quanto chiediamo, infatti, dipende dall’intensità del nostro rapporto con Lui: chi è intimo a qualcuno può chiedergli di più, questa è una legge non scritta, quasi spontanea di ogni rapporto.

2. Il primo grande segreto del Rosario sta in questo: noi non conosciamo il grado della nostra intimità con Dio, non sappiamo fino a che punto la nostra Carità può spingersi a chiederGli, fino a che punto può ottenere, sappiamo però che esiste una creatura nell’universo che incarna la massima intimità possibile che una persona creata possa avere con Dio.

3. Davvero esiste una risposta alla domanda di Cristo nei Vangeli: «Chi è dunque più grande nel regno dei Cieli?» (Mt 18,1). Vi è, infatti, una serva la cui umiltà fu guardata dall’Altissimo, una serva che è Regina di tutti i Santi. Vi è in un regno qualcosa al di sopra del re o della sua regina? Davvero essa descrive l’ultimo lembo, il grado più alto dei Cieli dei Beati, quello al di là del quale non ci sono Cieli, ma solo la più pura Eternità di Dio.

4. Ora, questo titolo: Regina di tutti i santi vuol dire di più dell’attribuzione di un’autorità di Maria sui santi: vi è forse un momento in cui Maria non sia regina dei santi? La fedeltà della Chiesa, che mai fallisce nel pregare, insiste a ripetere questa litania dai secoli ad oggi e ci dice che non vi è un momento in cui Maria non sia regina dei santi: questo significa una sola cosa, che non si può essere santi senza avere per regina Maria. Chi vuol farsi santo senza di lei, se mi si consente, non ha il Paradiso per Parrocchia o, per dirla un velo meno pragmaticamente, non ha i Cieli per Patria1.

L’inizio

5. Ma abbiamo anche visto che questo con Maria ha un ordine, l’ordine che Cristo ha scelto. Non solo Maria è stata posta per prima nell’ordine delle cose (regina appunto), ma è stata posta prima, cioè sempre all’inizio di momenti cardinali della vita del figlio (la nascita, la predicazione, la morte come nuovo inizio e, se vogliamo uscire dai Vangeli, la Pentecoste).

6. Se Dio ha posto Maria sempre all’inizio dei momenti cruciali della Sua Vita, forse metterla all’inizio della nostra vita interiore, fare cominciare da lei le nostre giornate, affidando le nostre intenzioni, le nostre azioni, incominciare proprio dal rimettere le nostre scelte nelle sue mani è una delle cose spiritualmente più sagge che possiamo fare. Ma questo gesto ha due conseguenze: per ora ne vedremo una soltanto.

L’oggetto del Rosario

7. La prima conseguenza consiste in questo: non crediate che affidare il vostro agire, le vostre giornate a Maria vi dispensi dal viverle, sia un appaltare a lei la propria vita; l’atto di affidamento non ci dispenserà dal dovere di compiere delle scelte, quasi che “fatalmente” le circostanze debbano scegliere per noi. Non ci toglierà dalla responsabilità di agire, ci toglierà al massimo dall’ansietà della nostra responsabilità (non subito, forse, col tempo, come in tutte le cose, scopriamo di poterci fidare, fidandoci, rimanendo fedeli nel fidarci).

8. Noi rimarremo in un certo modo sempre “protagonisti” della nostra Carità. La Carità consiste anzitutto in ciò che insegna il Deuteronomio, così come ce lo ha spiegato Cristo: Amare Dio con tutto se stessi, ossia con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Ma come si fa ad amare Dio così? Sapete come un bambino fa ad imparare ad amare? Beve, potremmo dire, con gli occhi ogni piccolo gesto di affetto, ogni gesto di fedeltà che i suoi genitori e i suoi fratelli hanno tra loro e hanno verso di lui. Vedere l’amore, insegna l’amore. Non è che si possa imparare in astratto, si deve vedere.

9. L’unico che può insegnarci un amore così totalizzante è Cristo. Questo amore si rende visibile in Cristo, ciò che Cristo ha fatto, come Cristo ha agito e si è comportato, questo è l’esempio: Cristo ha patito per noi per lasciarci un esempio (cfr. 1Pt 2,21). Dice un grande dottore: «Se lo contempli spesso nella meditazione, il cuore e l’anima ti si riempiranno di Lui; se consideri il suo modo di agire prenderai le sue azioni a modello delle tue»2.

10. Bisogna guardare a Cristo… Ma non possiamo credere che sia sufficiente. Vi è un episodio del Vangelo che fa molto riflettere su fino a che punto possono indurirsi i nostri occhi. Quando Gesù il Cristo fece risorgere il Suo amico, Lazzaro, i farisei al vederLo presero la risoluzione di ucciderLo. Non solo non seguono l’esempio di Cristo, ma si costituiscono all’opposto, ne divengono l’anti-esempio: Lui dà la vita ad un morto, loro vogliono toglierGli la vita. Non è sufficiente guardare Cristo per riconoscerLo e amarLo con tutto Se Stessi, bisogna prestare attenzione a come lo si guarda: significa che per sé Cristo non è evidente, bisogna che con Cristo ci siano gli occhi per riconoscerLo. Solo allora potremmo imitare l’esempio che gli eventi della Sua Vita raccolgono.

Lo sguardo del Rosario

11. È qui che il Rosario si rivela essere uno strumento formidabile: nel Rosario cosa si contempla? Osserviamo bene: nel primo mistero della Gioia? L’incarnazione di Gesù. Nel terzo? La nascita di Gesù. Nell’ultimo del dolore? La morte di Gesù Cristo. Ma potremmo fare anche altri esempi3. Chi è il protagonista, dunque? Il Cristo, sempre il Cristo. Eppure, qual è la preghiera che recitiamo con maggiore frequenza? L’Ave. Come stanno insieme i due aspetti? Se Gesù Cristo è dalla parte dell’oggetto, è ciò che contempliamo, lo spazio che Maria occupa è dalla parte di chi contempla, essa è la misura di come guardiamo. Il Rosario, il suo più intimo scopo, è quello di acquisire lo sguardo di Maria sulla vita di Gesù, perché «la contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile» (Rosarium virginis Mariae, n. 10). Essa viene, si pone accanto, accompagna la nostra preghiera, la sostiene, la rende più nitida con la sua sapienza.

12. Davvero, il Rosario è una preghiera potente ed è indubbiamente potente perché mariana, ma il suo segreto più grande sta in questo: è potente perché la perfezione della contemplazione è mariana.


1 In questo trovo estremamente acuta la tesi teologica del Montfort (a sostegno della quale lo stesso riporta l’opinione di molti pensatori): «Per il fatto che la santissima Vergine è necessaria a Dio, di una necessità detta ipotetica, e cioè derivante dalla sua volontà, bisogna dire che ella è ancor più necessaria agli uomini per raggiungere il loro ultimo fine. Non si deve dunque confondere la devozione a Maria con le devozioni agli altri Santi, come se non fosse più necessaria di quelle e fosse soltanto di sovrappiù», San Luigi M. G. de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, II, B, [37], in Id., Opere. Scritti spirituali, cur. Aa. Vv., Edizioni Monfortane, Roma 1990, vol. 1, p. 375.

2 San Francesco di Sales, Filotea, II, I, cur. R. Balboni, Città Nuova, Roma 2009, p. 75.

3 Anche quelli che sembrano avere per oggetto Maria sono in verità cristologici, come gli ultimi due gloriosi: per sé, infatti, nell’Assunzione e nell’Incoronazione non si contempla immediatamente Maria Assunta e Maria Incoronata, ma l’atto di assunzione e l’atto di incoronazione, il cui protagonista è sempre l’attore, cioè Colui che lo compie: è la Persona del Verbo, cioè la Persona di Gesù Cristo, a compiere questi due atti e dunque è il vero, seppur velato, oggetto di contemplazione dei due misteri.

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fr. Pietro Zauli
Chi sono? In verità non ne so molto più di voi. Del resto, vivo anche per scoprirlo. Ma giustamente chi legge questo genere di presentazioni, si attende una sfagiolata di dati anagrafici. Essia! Sono nato all’Ospedale Maggiore di Bologna quel glorioso 9 settembre del 1994 (glorioso per ovvie ragioni). Chi non mi ha mai veduto senza barba, ipotizza che mi trassero dal ventre di mia madre proprio tirandomi dalla barba… inquietante, ma non smentirò questa leggenda. Frattanto in questi 25 anni di vita ho frequentato il liceo scientifico Malpighi, mi sono appassionato a Tolkien, alla Filosofia, alla Poesia medioevale e novecentesca, infine alla cinematografia, su cui amo diffondermi in raccolte meditazioni crepuscolari. Cosa ho compreso saldamente? Ad una sola vita, un solo modo per viverla. Per questo appena conseguita la maggiore età, ho fatto domanda di entrare nell’Ordine dei Frati Predicatori. Attualmente mi nutro di studi di San Tommaso, di spiritualità e di metafisica (sto affrontando un densissimo filosofo Polacco, Przywara … la pronunciabilità del nome è direttamente proporzionale alla sua chiarezza). Per contattare l'autore: fr.pietro@osservatoredomenicano.it