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giovedì, Dicembre 1, 2022
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fr. Giuseppe Filippini

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Quando il Signore mi venne a cercare, la mia mente vagava confusa nei caldi spazi dell’inedia, talmente carica di nulla da non poter portare altro con sé. Il mio corpo invece si preparava ad un indefinito inverno nella città di Ancona, gioiello del medio Adriatico (si fa per dire). Nella patria del pesce e del “mosciolo”, per un leggiadro scherzo della Provvidenza, sono nato quasi trentadue anni fa con una sentita inimicizia fra me e qualunque carne marina. La chiamata del Signore mi vide studente in storia ed appassionato consumatore di storie: racconti di tutti i tipi e narrati da aedi di tutte le arti. Ora che lo Spirito mi ha indirizzato nella famiglia di San Domenico ho posto questo mio nulla nelle mani della Vergine Maria e del caro Castigliano e chiedo loro quotidianamente di mostrarmi in ogni storia, vera o immaginaria, la traccia del Divino che lì soggiace. Ora che sto a Bologna studio come studiando rendere omaggio a Dio. Per contattare l'autore: fr.giuseppe@osservatoredomenicano.it

Silenzi e misteri

Attratto da un volto Quand’ero bambino c’era un film dell’orrore che era capace di terrorizzarmi anche solo per la copertina. Attraversando lo studio di mio...

Padri

Quando il vecchio varcò la soglia, immediatamente si sentì di nuovo evangelizzatore, predicatore, non tanto nella certezza d’essere ascoltato quanto nel fervente bisogno di rivelare una bellezza perduta e ritrovata.

I sapori dell’amore

Un’eredità sfaccettata Il 2021 sta per finire e molti stanno già facendo un bilancio di ciò che questo anno ha portato e tolto. Non vi...

Il Dio ignoto

Le due apocalissi Nel corso degli ultimi cinquant’anni la tematica apocalittica è riuscita, pur all’interno di molteplici mutamenti, a mantenere una notevole presa sulla cultura...

L’amore nel deserto

Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro:...

Un dono incredibile

La saggezza delle favole Una volta una donna saggia mi disse che esistono due tipi di persone in grado di pensare che una favola valga...

Grigio

Il male, cioè quell’immagine ferinamente semplice dell’uomo che con prepotenza si propone come sola verità, ci si mostra così esteso e potente che la realtà del bene, di quello splendido amore donativo che tanto esaltiamo, finisce per sfumare nelle foschie del sogno. Sconsolato, l’individuo inizia allora a credere che quel mondo così cupo sia, in fondo, il solo possibile e che il vero nemico siano quelle illusioni che tentano di proporre un’immagine dell’umanità protesa verso il Cielo.

Un mondo senza specchi

Ciò tuttavia che davvero c’interessa è una singola frase, detta da Caine dopo essersi macchiato dei primi episodi di violenza: «È incredibile quello che riesci a fare quando non devi più guardarti allo specchio!». Detto in altri termini, è possibile che il carnefice, per essere tale, debba smettere di concepirsi come fondato su quell’umanità di cui vede l’evidenza nella realtà della sua vittima?

Il cielo del prigioniero

La realtà è che il dolore che sperimentiamo in questa vita si fonda su elementi finiti, corruttibili, per cui anche la sua azione non può che condividere tale finitudine. Questa conclusione dovrebbe dare speranza e gioia a tutta l’umanità, orientando i cuori alla necessità di quel qualcosa di stabile ed infinito che, anche se ignoto alla ragione, viene sempre desiderato con fanciullesca semplicità dal cuore. Eppure molti vivono in una realtà ben diversa, in mondi piccoli e cupi dove il male, una semplice privazione, riesce a sembrare infinito, illimitato, totalizzante.

Il demone meridiano

Questo fu il primo peccato di Davide, quel seme che, nell’attecchire, aveva preparato tutta l’orrenda fioritura di morte che conosci. La stanchezza per quella Legge, per quel Dio che gli appariva così distante da ogni immediata necessità, fu in grado di trasformare la paterna mano del Signore nell’opprimente presenza d’un padre sopravvissuto alla sua utilità.