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lunedì, Ottobre 25, 2021
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fr. Giuseppe Filippini

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Quando il Signore mi venne a cercare, la mia mente vagava confusa nei caldi spazi dell’inedia, talmente carica di nulla da non poter portare altro con sé. Il mio corpo invece si preparava ad un indefinito inverno nella città di Ancona, gioiello del medio Adriatico (si fa per dire). Nella patria del pesce e del “mosciolo”, per un leggiadro scherzo della Provvidenza, sono nato quasi trentadue anni fa con una sentita inimicizia fra me e qualunque carne marina. La chiamata del Signore mi vide studente in storia ed appassionato consumatore di storie: racconti di tutti i tipi e narrati da aedi di tutte le arti. Ora che lo Spirito mi ha indirizzato nella famiglia di San Domenico ho posto questo mio nulla nelle mani della Vergine Maria e del caro Castigliano e chiedo loro quotidianamente di mostrarmi in ogni storia, vera o immaginaria, la traccia del Divino che lì soggiace. Ora che sto a Bologna studio come studiando rendere omaggio a Dio. Per contattare l'autore: fr.giuseppe@osservatoredomenicano.it

Grigio

Il male, cioè quell’immagine ferinamente semplice dell’uomo che con prepotenza si propone come sola verità, ci si mostra così esteso e potente che la realtà del bene, di quello splendido amore donativo che tanto esaltiamo, finisce per sfumare nelle foschie del sogno. Sconsolato, l’individuo inizia allora a credere che quel mondo così cupo sia, in fondo, il solo possibile e che il vero nemico siano quelle illusioni che tentano di proporre un’immagine dell’umanità protesa verso il Cielo.

Un mondo senza specchi

Ciò tuttavia che davvero c’interessa è una singola frase, detta da Caine dopo essersi macchiato dei primi episodi di violenza: «È incredibile quello che riesci a fare quando non devi più guardarti allo specchio!». Detto in altri termini, è possibile che il carnefice, per essere tale, debba smettere di concepirsi come fondato su quell’umanità di cui vede l’evidenza nella realtà della sua vittima?

Il cielo del prigioniero

La realtà è che il dolore che sperimentiamo in questa vita si fonda su elementi finiti, corruttibili, per cui anche la sua azione non può che condividere tale finitudine. Questa conclusione dovrebbe dare speranza e gioia a tutta l’umanità, orientando i cuori alla necessità di quel qualcosa di stabile ed infinito che, anche se ignoto alla ragione, viene sempre desiderato con fanciullesca semplicità dal cuore. Eppure molti vivono in una realtà ben diversa, in mondi piccoli e cupi dove il male, una semplice privazione, riesce a sembrare infinito, illimitato, totalizzante.

Il demone meridiano

Questo fu il primo peccato di Davide, quel seme che, nell’attecchire, aveva preparato tutta l’orrenda fioritura di morte che conosci. La stanchezza per quella Legge, per quel Dio che gli appariva così distante da ogni immediata necessità, fu in grado di trasformare la paterna mano del Signore nell’opprimente presenza d’un padre sopravvissuto alla sua utilità.

I volti della guerra

Ecco che quindi l’ermeneutica storica proposta da Corti si rivela per quello che è: una vera e propria teologia della storia capace di leggere le vicende dell’umanità alla luce di una guerra avente il cuore degli uomini come terreno, un Serpente Antico come nemico e la vittoria di Cristo come sola conclusione. Qui sta la vera genialità del romanzo: nel presentare con chiarezza i diversi volti delle teste del dragone, le differenti corone di cui s’adorna, evidenziando ogni volta come sempre uguale e disperato sia il loro ghigno.

Mater gloriosa

In fondo l’amore è proprio questo, e le mamme ne sono maestre: si tratta di silenziare l’io e di gioire con il creato per la semplice esistenza di un’altra anima, un’altra creatura dotata di quel dono che anche le galassie c’invidiano, cioè il poter amare Dio.

L’intollerabilità del male

È possibile che molte delle atrocità che tolleriamo si nutrano dell’asetticità con la quale entrano nella nostra quotidianità?

Il fantastico viaggio del Predicatore

L'opera che vorrei proporvi è “Andata e ritorno. San Domenico, la stella del vespro: il suo carisma e la sua eredità”, scritta da fra Davide Pedone OP, priore del Convento Patriarcale di san Domenico a Bologna.

Il secondo silenzio

Il santo Triduo è per noi un differente tipo di silenzio: non più quello penitenziale, che si fa ascolto di un sussurro troppo spesso ignorato, ma quello umile e contemplativo dello schiavo che, finalmente conscio della propria debolezza, attende il gratuito beneficio del padrone.

Mostro

Ad un tratto tuttavia l’uomo s’arrestò, gli occhi fissi su di una figura che, incredibilmente, ascoltava per la prima volta: aveva visto un mostro.