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All’inizio della Quaresima la nostra comunità di frati domenicani si appresta a vivere questo periodo di grazia e di preparazione alla Pasqua del Signore. Quest’anno, in particolare, l’Osservatore Domenicano pubblicherà alcuni video per commentare e diffondere una devozione propria dell’Ordine dei Predicatori: I versetti della Passione di Santa Caterina de’ Ricci.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di conoscere meglio questa santa e la forma di preghiera che ha donato a tutto il mondo.

L’Europa del XVI secolo

Il contesto storico che circonda la vita di Caterina sottolinea le difficoltà e gli incontri speciali che l’hanno sostenuta ed accompagnata. La Firenze del XVI secolo vedeva la famiglia dei Medici riprendere il comando dopo una parentesi repubblicana legata al famoso frate Girolamo Savonarola, domenicano ferrarese. A livello politico l’Europa era minacciata dalla potenza dell’esercito turco in espansione.

La Chiesa di quegli anni viveva un periodo assai delicato: nel 1517 Lutero diffuse le sue celebri tesi, dando inizio al processo di separazione dalla Chiesa Cattolica; passati neppure dieci anni, papa Clemente VII fu costretto a ripararsi nel suo castello durante il Sacco di Roma (1527); si consumò infine, nel 1534, lo scisma di re Enrico VIII d’Inghilterra dalla Chiesa e vide la luce l’istituzione calvinista.

Come solo la provvidenza divina riesce, fu in questo stesso periodo che visse ed operò sant’Ignazio di Loyola, che si svolse il Concilio di Trento (1545-1563) e san Filippo Neri, legato in gioventù ai discepoli di Savonarola come la stessa santa Caterina, diede vita all’Oratorio.

I primi anni

Fu nella difficile ed economicamente disastrata Prato che nacque il 25 aprile 1522 Alessandra de’ Ricci, figlia di Pierfrancesco e Caterina de’ Ridolfi da Panzano e primogenita di tredici figli1.
A quattro anni perse la mamma e Pierfrancesco prese in moglie Fiammetta Cattani da Diacceto, con la quale la santa avrà sempre un forte rapporto spirituale e umano.

A nove anni Alessandra (chiamata affettuosamente Sandrina) venne affidata come educanda al monastero benedettino di san Pietro in Monticelli dove una sua zia monaca le fece conoscere la devozione per il Crocifisso. Questo fu un elemento fondamentale per Sandrina, perché il legame con la santa Croce le rimase sempre caro per tutta la vita.

Nonostante si sentisse attratta dalla vita religiosa monastica, si rese conto che il monastero benedettino non le si confaceva. Passati solo due anni dal ritorno in famiglia, due monache domenicane questuanti (addette cioè a chiedere l’elemosina per il sostentamento del monastero) bussarono alla porta. Questo provvidenziale incontro spinse la futura santa a confidarsi con lo zio, fra Timoteo, sacerdote domenicano e confessore del monastero di san Vincenzo in Prato, che le permise un periodo di vita monastica e la segretezza con il padre, contrario alla scelta.

Pierfrancesco, molto legato alla primogenita, irruppe nel monastero e riportò a casa Sandrina. Iniziò quindi un periodo di scontro tra i due, durante il quale Alessandra si ammalò; solo grazie all’intervento di uno zio paterno Pierfrancesco le consentì l’ingresso in monastero.

Monaca domenicana

Il 18 maggio 1535 prese finalmente corpo una vocazione: Alessandra de’ Ricci ricevette l’abito domenicano e prese il nome di suor Caterina. Nella quotidianità claustrale Caterina sembrava spenta e sempre “sulle nuvole”, in particolare tra il giovedì e il venerdì; inoltre soffriva d’insonnia e di problemi alimentari.

Nelle consorelle nacque il dubbio sulla buona fede di questa ragazza e provarono molti metodi per cercare di farla divenire una buona monaca ma, nonostante la professione dei voti, nel 1536, la situazione era in continuo peggioramento. A Caterina mancavano le forze per le attività comuni, continuava ad essere distratta ed ammalata; solo sotto il suo crocifisso, in cella, riusciva a trovare la pace. Il crollo avvenne nel 1538 quando la sua maestra l’accusò di tradimento dei voti e disobbedienza e la prostrazione fisica la obbligò ad essere trasferita in infermeria.
Passò due anni neri e sofferenti: non riusciva a dormire per i continui dolori, non riusciva nemmeno a stare in piedi e si sentiva abbandonata da Dio e dagli uomini.

Il miracolo avvenne il 22 maggio del 1540: quell’anno ricorreva la solennità della Santissima Trinità, ed i voti e le preghiere della comunità vennero esaudite. Caterina si riprese, per la gioia di tutto il monastero.

Sposa di Cristo

Le descrizioni delle estasi di santa Caterina furono redatte e conservate dal confessore, lo zio fra Timoteo, dalla sua maestra suor Maddalena e da alcuni testimoni. In particolare fra Timoteo seguì molto da vicino Caterina, anche per comprendere se ciò che appariva alla santa fosse un’invenzione oppure una vera e propria manifestazione divina.

Caterina continuò a ricevere visioni di Cristo, Maria Vergine e di altri santi riuscendo, nonostante le continue malattie, a divenire priora del monastero per molti mandati consecutivi.

Negli scritti che ci sono pervenuti sono presenti le tracce di quanto l’amore dell’unico Sposo possa dare la forza di vivere, aiutando il prossimo e soffrire per Lui. L’epistolario di Caterina si rivolge ad una grandissima varietà di persone, dal fratello in difficoltà spirituale al santo cardinale Carlo Borromeo, soggetti che chiesero e ottennero grazie da lei.

Caterina continuò ad avere visioni e a rivivere la Passione del Signore condividendone le ferite e le sofferenze. Si spense serenamente il 2 febbraio 1590 dopo un’ultima grave crisi renale.

Papa Clemente XII, dopo un dettagliato processo canonico, la proclamò beata il 23 novembre del 1732. Nel 1733 il corpo della santa venne esumato e posto sotto l’altare maggiore della chiesa di san Vincenzo a Prato. Papa Benedetto XIV la proclamò santa il 26 giugno 1746, poco più di 500 anni dopo la canonizzazione del santo padre Domenico.

Vivere nella Passione

Santa Caterina non perse mai la devozione al santo Crocifisso ed ebbe il dono divino di poter soffrire con Lui ogni settimana, in espiazione dei peccati o per le anime del purgatorio.

La diffusione di questa devozione venne promossa con la stesura del Cantico della Passione, cioè un tessuto di versetti biblici pensato affinché tutti potessero meditare la Passione di Cristo.

Il Cantico o versetti o versicula, fu consegnato, secondo la tradizione, a Caterina direttamente dalla Madonna e trascritto da fra Timoteo, che lo sottopose all’approvazione del Maestro dell’Ordine, fra Francesco Romeo (1546-1552).

La struttura è molto semplice e si è tramandata fino ai giorni nostri: si tratta di due sezioni di versetti biblici, la prima contenente passi dell’Antico Testamento e la seconda del Nuovo, che vengono cantati davanti all’immagine di Cristo Crocifisso i venerdì di Quaresima.

Il Cantico contiene la prima contemplazione dei dolori del Messia Redentore, già prefigurati nell’Antico Testamento, e la fiduciosa lode e riconoscente confessione dei benefici ricevuti.

I nostri confratelli, e consorelle, da circa 500 anni meditano e impetrano grazie per l’intercessione di santa Caterina de’ Ricci. Vi invitiamo a seguire le nostre piccole riflessioni sperando di poterci tutti ritrovare sotto il santo Crocifisso per poi godere con Lui la risurrezione.


1 Per approfondire la figura di santa Caterina de’ Ricci segnaliamo al lettore i due seguenti testi: Paolo Lungo, Ricerca di Dio e ritrovamento di sé: il percorso umano e teologale di santa Caterina de’ Ricci, ESD, Bologna 2005; Gabriella Anodal, Santa Caterina de’ Ricci, una maestra di vita per la donna di oggi, ESD, Bologna 1995.

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fr. Giovanni Pediglieri
Nato nel 1990 in un piccolo paesino della provincia di Milano e ha compiuto gli studi superiori a Novara come perito chimico industriale. Conosce l’Ordine dei Predicatori nella grande arcidiocesi Ambrosiana nel convento di Santa Maria delle Grazie e inizia il percorso che lo porterà alla professione semplice il 15 settembre 2019. Una piccola descrizione per un grosso frate, piccolo in un ordine con dei giganti nella sua tradizione! Passo passo sta iniziando ad addentrarsi negli studi filosofici con l’aiuto dei grandi del passato e dei confratelli del presente.