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Impossibile non prestare attenzione al cammino intrapreso dalla Chiesa universale in questi giorni. Infatti si sta cercando di dare una forte risposta a tutti i livelli al richiamo all’ “aggiornamento” chiesto dal Concilio Vaticano II per la chiesa del terzo millennio1.

Non c’è da stupirsi se sono passati solo poco più di sessant’anni: il mondo ogni decennio, stando abbondanti, propone sfide nuove in ogni campo, compreso quello etico-morale e religioso. Il proposito di questo articolo non è di fare anticipazioni clamorose, ma piuttosto di mettere in luce brevemente in che cosa consiste tale sinodo voluto da papa Francesco.

Introduzione

Subito dal logo2 capiamo come la volontà dei Vescovi sia quella di aprire il dibattito a livello mondiale e in particolare come al cammino sinodale sia chiamato tutto il popolo di Dio, non solo i consacrati o “gli addetti ai lavori”.

L’immagine scelta, infatti, rappresenta uno spaccato della società odierna nei suoi componenti rivolti verso un’unica direzione. Il camminare insieme sinodale deve sempre essere rivolto a Cristo che è Via, Verità e Vita3. Il pellegrinaggio terreno missionario del popolo di Dio, non può essere però una peregrinazione senza guida, deve essere docile allo Spirito, che se è vero che, come il vento, soffia dove vuole4, di sicuro ci riserverà sorprese per alcuni magari inaspettate.

Obiettivi principali

Sicuramente gli obiettivi fondamentali di questo sinodo, come ci ricorda il documento preparatorio, sono molteplici e tutti di grande valore.

In particolare si deve fare memoria di come lo Spirito abbia guidato il cammino passato della Chiesa e continui a soffiare rendendoci testimoni non passivi dell’Amore di Dio, tenendo conto dei vari carismi e doni di ciascuno, soprattutto di coloro che per tanti motivi sono rimasti ai margini. Poi c’è un forte richiamo alla responsabilità e partecipazione nell’annuncio del Vangelo per un mondo più bello e abitabile, analizzando nel concreto come queste responsabilità, che portano intrinsecamente una sorta di potere, vengano esercitate nella gestione di strutture e delle attività.

Dopo questi obiettivi, riassunti in poche parole, possiamo dire ad intra, ecco che la comunità cristiana si deve prefiggere anche, dopo essersi riaccreditata e considerata affidabile, di uscire in percorsi di dialogo sociale, etico, politico senza la paura di aprirsi anche verso altre confessioni o gruppi religiosi distanti per tanti motivi da essa. Infine l’idea è quella di condividere i frutti maturati non solo a livello globale ma tra tutte le realtà nazionali, regionali e locali.

Contesto contemporaneo

Come accennato all’inizio il mondo contemporaneo è sottoposto a continui cambiamenti, il più grande sicuramente, del quale portiamo ancora le ferite, è quello dettato della crisi della pandemia, che ci ha abituato, per lo meno, a soffrire tutti insieme poiché non sono state fatte distinzioni, tutti siamo sulla stessa barca con la consapevolezza che nessuno si salva da solo.

Le due encicliche “Laudato si’” e “Fratelli tutti” si fanno carico delle fratture che hanno spaccato le nostre comunità, facendo emergere una volta per tutte con chiarezza le disuguaglianze sociali che stanno piagando il nostro mondo. Un riconoscimento di alcuni problemi, con la volontà di invertire la rotta, è stato ampiamente sottolineato anche dal Papa, che non ha mai mancato di denunciare le spaccature all’interno della Chiesa, impregnata di clericalismo, infedeltà e abuso di potere ad ogni livello.

Bisogna tener conto di come purtroppo la Chiesa spesso e volentieri non sia più un punto di riferimento, anzi troppo spesso è una minoranza bastonata da una società secolarizzata e permeata da un integralismo che più che conservare spesso corrode. Camminare insieme permette, o dovrebbe, di ascoltarsi, aprirsi, confrontarsi, accettarsi. L’accordo nella fede, come diceva già Sant’Agostino, deve esserci tra tutti i battezzati.

Un ascolto democratico orientato

Sembra un controsenso, ma è giusto ribadire come i dinamismi della democrazia all’interno della Chiesa non sono mossi da una rivendicazione di alcuni diritti impugnati dalla maggioranza che dovrebbe farla da padrone, ma dalla comune passione per la missione evangelizzatrice che guarda un po’ comporta la salvezza delle anime, concetto a noi domenicani molto caro.

Se l’ascolto della voce del popolo di Dio è un aspetto molto importante, la garanzia dei Pastori nel seno della tradizione è fondamentale: agendo sempre cum Petro e sub Petro non vi è limitazione di libertà ma garanzia di unità. L’ascolto poi deve essere in primo luogo delle Scritture, solo in questa ottica noi possiamo davvero esprimere il suo vero senso. Proprio come Gesù che non aveva paura di confrontarsi, anzi rispondeva sempre a tono presentandosi come il primo vero retore nella forma più alta di questa accezione. Nel Logos abbiamo già tutto, dobbiamo solo avere l’umiltà di rimetterci all’ascolto esercitando pienamente il discepolato a cui siamo chiamati.

Conclusione

Il sinodo si svolgerà in diverse fasi che avremo modo di vivere in prima persona e quotidianamente. Non è però difficile fare un paragone con i tempi di san Domenico: la Chiesa come allora versa in grave difficoltà, il mondo si sta perdendo nelle tenebre, soffocando la luce della fede e la società sta patendo infinite piaghe e numerosi drammi. Speriamo che come l’arrivo dei Mendicanti, questo sinodo possa far rinascere dalle ceneri della nostra società, che sembra scivolare verso un punto di non ritorno, una fede “essenziale” che sia inclusiva e scevra da ogni costrizione umana, insomma un ritorno al Vangelo dove già c’è tutto, basta solo metterlo in pratica vivendolo.


1 Cf. il Documento Preparatorio del sinodo: Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione, < https://www.synod.va/it/news/documento-preparatorio.html>, 7.9.2021 (consultato il 19.10.21).

2 Si consulti <https://www.synod.va/it/news/synod-official-logo.html> ove è visionabile il logo e tutti i documenti relativi al sinodo in questione (consultato il 19.10.21).

3 Gv 14,6.

4 Gv 3,8.

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Nato il 18/09/1988 tra le risaie della Lomellina nella Diocesi di Vigevano ma in provincia di Pavia (ci tengo a dirlo). Cresciuto sotto il campanile del paese e in oratorio tirando calci al pallone. Dopo aver completato il liceo a Vigevano, ho frequentato l'università di Pavia, in particolare in orario aperitivo. Ho speso gli ultimi dieci anni della mia vita come educatore per la Diocesi di Vigevano e la mia parrocchia, tra centinaia di ragazzini che ormai guidano tutti la macchina. Ma la felicità vera è arrivata solo abbracciando l'abito domenicano, divenendo professo semplice il 12 settembre 2020.