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Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni (Lc 24,35-48).

Il brano evangelico della III domenica del tempo pasquale è tratto dal capitolo finale del Vangelo secondo Luca, il ventiquattresimo. Le pie donne, quella Maria Maddalena, Giovanna moglie di Cuza e Maria madre di Giacomo che avevano seguito Gesù in Galilea (cf Lc 8, 2-3), hanno già trovato il sepolcro vuoto e a loro sono apparsi due angeli in abiti sfolgoranti che hanno annunziato la resurrezione del Signore. Tuttavia, tornando dai discepoli e dagli Apostoli non sono state credute, fatta eccezione per Pietro, che andando al sepolcro lo ha trovato vuoto (cf Lc 24, 1-12).

In seguito, sappiamo di come due discepoli in cammino per Emmaus abbiano incontrato il Cristo Risorto e di come non siano riusciti subito a riconoscerlo. Lo riconosceranno, infatti, da come ardeva loro il cuore mentre Gesù spiegava loro le Scritture e da come aveva spezzato il pane (cf Lc 24, 13-35).

In questo brano, invece, troviamo i discepoli e gli Apostoli radunati in una casa, affranti, increduli, delusi, scoraggiati e intimoriti per ciò che era accaduto al loro caro Maestro pochi giorni prima, durante la Sua Passione e Crocifissione.

È dunque facile capire perché, quando Gesù appare ai discepoli, deve per prima cosa rassicurarli di non essere un fantasma. Può far sorridere, eppure in questo episodio possiamo avere uno spiraglio di luce su molti dei misteri fondamentali della fede che riguardano Gesù, ovvero: la Sua Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione. Infatti quando Gesù mostra loro le proprie mani ed i propri piedi, possiamo andare con la mente al Mistero dell’Incarnazione: Gesù ha assunto la natura umana per donarsi all’uomo e per poterlo salvare. Mostrando le mani ed i piedi fa notare, inoltre, le sue piaghe ricordando così il supplizio della croce e testimoniando la sua passione e la sua morte. Infine chiedendo di poter mangiare del cibo afferma la propria Resurrezione con il suo corpo glorioso e ricorda quella di tutti gli uomini alla fine dei tempi: i giusti per una resurrezione di vita, e quanti fecero il male per una resurrezione di condanna.

L’incontro con i discepoli continua e Gesù spiega loro le Scritture rassicurandoli:

Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi» (Lc 24,44).

Gesù fa così capire ai suoi discepoli (e quindi anche a noi), di come tutto l’Antico Testamento sia una preparazione alla Sua venuta. Abbiamo quindi Mosè, che prefigura Cristo nell’Antico Testamento; infatti come Mosè è liberatore del popolo di Israele dall’Egitto, così Cristo è liberatore di tutta l’umanità dal peccato. Inoltre nel passaggio nelle acque del Mar Rosso del popolo di Israele, abbiamo una prefigurazione del Battesimo (cf Es 15, 21-31). Ma Mosè è anche colui che riceve le Tavole della Legge (cf Es 32, 15-16). Tutte le società hanno dei modi di comportarsi o delle regole che si devono rispettare; la Legge data a Mosè è portata a compimento da Cristo. Questa Legge compiuta deve essere vissuta dagli “abitanti” del Regno di Dio, i santi , ovvero tutti quelli che fanno parte della Chiesa quindi tutti i battezzati, assieme a coloro che vi partecipano in modo “misterioso”, ovvero i non battezzati che però anelano in qualche modo alla sequela di Cristo.

Quindi, per “santi” non si intende solo quelli canonizzati dalla Chiesa, ovvero quelli dei quali si ha la certezza della vita vissuta secondo il Vangelo ma, come suggerisce la traduzione letterale “separati”, cioè coloro che sono di Dio e non del mondo. Questa Legge portata a compimento da Cristo è da vivere sia ora, nella Chiesa “militante”, sia da godere in futuro nella Gerusalemme Celeste (il Paradiso).

Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi (Ez 36,26-27).

Soffermandoci invece sul libro dei Salmi, conviene citare il Salmo 110:

Il Signore ha giurato e non si pente:
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchìsedek» (Sal 110 (109),4).

Melchisedek è un personaggio presentato nel libro della Genesi, re di Salem e sacerdote del Dio altissimo che offre pane e vino e benedice Abramo (cf Gen 14, 18). Ci soffermiamo sul nome e i titoli di Melchisedek che prefigurano i caratteri di Gesù. Infatti il suo nome Melchi-sedech significa: “il mio re è giustizia”, e “re di Salem” è quasi equivalente a re di “shalom” cioè re di pace. Quindi, Gesù Cristo, re e sacerdote eterno, al modo di Melchisedek, è portatore eterno di giustizia e di pace1.

Il brano evangelico infine è concluso da un’esortazione di Gesù stesso.

Di questo voi siete testimoni (Lc 24,48).

Il termine greco martyres (martiri) è tradotto proprio con “testimoni”: chi vive veramente in Cristo dovrebbe essere già martire, cioè testimone. Non dobbiamo dimenticarlo. Chi è battezzato ha la responsabilità di essere testimone di Cristo, quindi martire per Cristo. Tuttavia il martirio non va cercato con chissà quale azione straordinaria, che è spesso apice della fede di alcuni. Bisogna testimoniare e vivere il Vangelo nel proprio quotidiano, nella vita di tutti i giorni: in famiglia, sul luogo di lavoro e con chi ci è più prossimo. Ogni giorno, costantemente e con perseveranza. Così la nostra fede si farà operosa per mezzo della carità. Permettetemi questa espressione: martiri non si diventa, martiri si nasce. O più giusto sarebbe dire: martiri si “rinasce” con il Battesimo. Come è scritto nella Prima Lettera di Giovanni:

Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui (1Gv 2,4-5).


1 Cf https://it.cathopedia.org/wiki/Melchisedek, consultata in 14/04/2021.

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fr. Andrea Cavallo
Sono fra Andrea Cavallo, nato a Bordighera il 5 Marzo 1992. Ho scelto l'Ordine dei Predicatori perché dalle mie parti, a Taggia, c'è un convento dove si organizzavano ritiri spirituali ai quali partecipavo. Oltre alla quiete e alla pace mi ha attirato la ricerca della Verità, quindi di Cristo e la Sua predicazione.