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Infanzia, studi a Cambridge, matrimonio e conversione

Anna Ivanovna Abrikosov nacque a Mosca il 23 dicembre 1882 in un’agiata famiglia di mercanti1. Sua madre non superò il parto e il padre morì pochi giorni dopo la nascita di Anna. Poco prima di morire il padre affidò la piccola Anna alle cure dello zio che sin da subito badò a lei con grande attenzione. Nel 1899 Anna si diplomò e conseguì la medaglia d’oro al Primo ginnasio femminile di Mosca e nel 1901 entrò al Girton College dell’Università di Cambridge. Nel 1903 si laureò e poco dopo tornò in Russia; qui sposò un suo parente – aspetto piuttosto comune al tempo – Vladimir Vladimirovich Abrikosov. Battezzati entrambi nella Chiesa Ortodossa vivevano tuttavia lontani dalla Chiesa la loro vita coniugale.

Le ingenti risorse economiche della famiglia Abrikosov permisero ai due di vivere senza la necessità del lavoro, per cui viaggiarono moltissimo. Per ben cinque anni vissero all’estero, dal 1905 al 1910, alternandosi tra Italia, Svizzera e Francia. Questo continuo viaggiare può ben essere inteso metaforicamente come il riflesso di un’inquietudine di cui neppure Anna e suo marito conoscevano l’origine. L’Europa occidentale fu per loro occasione di grandi scoperte: entrambi molto istruiti, ebbero modo di immergersi nella cultura dei luoghi in cui viaggiavano, cogliendone i tratti caratteristici e proprio questo continuo atteggiamento di ricerca li condusse a visitare anche molte chiese e monasteri cattolici, avvicinandosi così, pian piano alla Chiesa Cattolica. È velato da un certo mistero questo tempo precedente alla conversione al cattolicesimo di Anna e suo marito; non è facile infatti comprendere mediante quale via siano giunti alla scelta della conversione. Ad ogni modo, nel 1908, a Parigi, Anna si convertì ufficialmente al cattolicesimo venendo così accolta nella Chiesa Cattolica. L’anno seguente fu la volta del marito. Subito intrapresero un serio approfondimento teologico e a questa immersione nei contenuti della fede cattolica corrispose l’evolversi del desiderio di predicare Cristo, specialmente nel loro Paese di origine.

Nel 1910, ritornati in Russia, inizialmente incontrarono non poche difficoltà. Esse furono dovute anzitutto al radicamento nella tradizione ortodossa (conservatori) cui il ceto mercantile – al quale Anna e il marito appartenevano – nella Russia pre-rivoluzionaria era estremamente legato. Ciò nonostante, a piccoli passi, i due iniziarono un’autentica opera di silenziosa evangelizzazione. Si dedicarono, in partenza, all’evangelizzazione delle persone più prossime al loro ceto sociale ma, ben presto, questo ardore apostolico coinvolse sempre più persone, attratte dall’esempio di vita dei due coniugi nonché dalla loro passione nel comunicare la propria fede e i suoi contenuti.

Anna è ammessa al terz’Ordine di San Domenico, fondazione di una comunità religiosa e ordinazione sacerdotale di Vladimir

Nel 1913 Anna e Vladimir si recarono a Roma. Qui, finanche il Papa Pio X era venuto a conoscenza dell’encomiabile ed incessante attività evangelizzatrice che i due coniugi stavano svolgendo nel cuore dell’ortodossia russa, a Mosca. Anna e suo marito vennero ricevuti dal Santo Padre in udienza privata, il quale li esortò a continuare, benedicendola, la loro attività di evangelizzazione.

Proprio a Roma Anna conobbe il terz’Ordine di San Domenico e dopo non molto tempo, sempre nel 1913, venne ammessa al noviziato, con il nome di sr. Ekaterina (Caterina), in onore di santa Caterina da Siena, figura molto amata da Anna. In seguito, ritornata in Russia, iniziarono a riunirsi attorno all’ormai sr. Ekaterina numerose giovani interessate ad un impegno più stabile al servizio di Dio. Nel frattempo, come indicò loro Papa Pio X, entrarono a far parte della Chiesa greco-cattolica russa, in piena comunione con la Santa Sede già dai primi anni del XIX secolo. Il marito nel 1917 venne ordinato sacerdote di rito bizantino2. Da questo momento il progetto che Dio aveva preparato per i due coniugi iniziò straordinariamente a realizzarsi. L’ormai p. Vladimir (marito di Anna) diede vita ad una parrocchia e la casa coniugale divenne uno dei principali centri di svolgimento della vita parrocchiale; Ekaterina invece, già dal 1917, maturò il desiderio di fondare una comunità religiosa di terziarie domenicane. Dopo poco tempo Ekaterina, insieme ad altre donne, che già in precedenza avevano manifestato il vivo interesse di consacrarsi a Dio, fondarono questa comunità religiosa proprio in una parte dell’abitazione di Ekaterina, a Mosca. Quest’ultima fu scelta anche come superiora della nuova comunità; da questo momento in poi verrà anche chiamata Madre Ekaterina. Sin dalla fondazione iniziarono una vita che alternava uno stile rigoroso e austero nutrito da un’intensa preghiera e da una fitta vita apostolica.

Persecuzione e incarcerazione

Nonostante la guerra civile russa, la comunità religiosa riuscì a proseguire la propria vita regolare. Tuttavia, già a partire dal 1917, con lo scoppio della Rivoluzione Russa – ma anche in seguito, con l’ascesa al potere di Lenin- in tutta la Russia si verificarono violente persecuzioni religiose. Anche p. Vladimir e la comunità fondata da Anna vennero travolte dall’ondata persecutoria. Nel 1922 Vladimir viene arrestato e condannato prima alla fucilazione ma in seguito la pena venne commutata in un esilio forzato all’estero. Ekaterina ottenne il permesso di partire con il marito p. Vladimir: rifiutò, dichiarando apertamente di voler vivere solo di fede mantenendo sino alla fine, tra gli altri, anche il quarto voto che fece una volta ammessa nel terz’Ordine di san Domenico: offrire sé stessa per i sacerdoti e per il bene della Russia.

Dagli scritti di sr. Ekaterina emerge inoltre che, in questi periodi tribolati, le ammonizioni alle consorelle vertevano soprattutto sull’obbedienza e sulla fedeltà sino alla morte di Croce e sulla centralità dell’umiltà nella vita cristiana. Nonostante le incessanti persecuzioni, dopo l’arresto di p. Vladimir, sr. Ekaterina e le consorelle non si sottrassero mai all’intensissima attività apostolica che da ultimo le vide impegnate nella realizzazione di una scuola parrocchiale per i figli dei parrocchiani. A tutto ciò Ekaterina affiancava una grande opera di diffusione delle opere spirituali cristiane cattoliche, attraverso la traduzione molti classici della spiritualità per i fedeli e per le consorelle.

Nella notte tra il 12 e 13 novembre 1923 venne arrestata anche Ekaterina, insieme alle consorelle. La chiesa e la cappella vennero chiuse. L’accusa era gravissima, specialmente per sr. Ekaterina, accusata di essere a capo di un gruppo moscovita anti-rivoluzionario pericoloso per il nascente regime comunista. Iniziò un vero e proprio calvario per tutte le religiose della comunità; vennero tutte condannate per gravi crimini politici e incarcerate.

Anche nelle durissime condizioni del carcere di Butyrka, sr. Ekaterina operò in modo esemplare. Ciò emerse soprattutto quando dalla cella di isolamento venne trasferita nelle celle comuni, insieme a donne che avevano commesso ogni sorta di crimine. Qui non cessò di testimoniare il Vangelo; con semplicità, tenerezza, compassione ed impressionante abnegazione portò la consolazione di Cristo. Divenne punto di riferimento per tutte le detenute; la vita virtuosa di sr. Ekaterina divenne meravigliosamente attrattiva e in breve tempo tutte quelle donne perdute riacquistarono forza, si destarono da quel declino morale in cui erano cadute e trovarono una nuova ragione per vivere: vivere con Cristo, per Cristo e in Cristo. Così, con il Vangelo, sr. Ekaterina, nonostante le condizioni terribili in cui venivano tenuti i prigionieri, riuscì a riportare gioia, consolazione, affetto e vita in un ambiente di tristezza e morte.

Sr. Ekaterina incontra le consorelle, malattia e morte di sr. Ekaterina e causa di beatificazione

Sr. Ekaterina venne poi trasferita in un’altra cella e qui incontrò tutte le sue consorelle. Era un’occasione da non perdere. Subito sr. Ekaterina si organizzò insieme ad ognuna delle consorelle per garantire che anche in quelle circostanze potesse essere annunciato Cristo. Così iniziarono non solo a pregare comunitariamente ma riuscirono ad avviare anche degli incontri di catechismo. Svolsero anche gli esercizi spirituali in occasione delle grandi festività e alcune consorelle, al tempo novizie, poterono emettere i voti religiosi nelle mani di sr. Ekaterina, legittima superiora. Con impressionante abnegazione decisero insieme di servire Cristo fino alla fine, ad ogni costo.

Poco dopo, giunte le sentenze definitive di condanna, venne ritenuto di separare le religiose. Con grande dolore la comunità venne divisa; le suore vennero mandate in carceri differenti e a sr. Ekaterina spettò il durissimo carcere di Tobolsk. Anche qui, nonostante le privazioni, Ekaterina si dedicò alla diffusione del Vangelo, ad esortare le detenute ad amare Cristo vivendo virtuosamente. Con il suo stile determinato ma strabordante di carità venne amata da tutte le prigioniere, divenne come una madre che ama e consola. Alcuni anni dopo venne trasferita nell’isolatorio politico di Yaroslavl, noto per la severità con cui venivano trattati i carcerati e le condizioni miserabili in cui venivano tenuti. Qui Ekaterina fu costretta all’isolamento; incontrava alcuni detenuti solo pochissimo tempo e raramente. Venne detto di lei che anche in queste circostanze riuscì a portare la presenza radiosa di Cristo, confortando, vivendo il Vangelo, pregando molto.

Le condizioni di salute di sr. Ekaterina incominciarono tuttavia a peggiorare. Scoprì di avere un cancro al seno. Venne operata, subendo diverse amputazioni atte ad asportare il tumore. Rimase invalida. Era ormai impossibile continuare a condurre quello stile di vita, per cui venne deciso di concederle una sorta di libertà condizionale, sebbene con molti divieti – soprattutto di spostamento – ed impedimenti.

Ad ogni modo sr. Ekaterina si stabilì a Kostroma insieme ad una delle sorelle sopravvissute della comunità. Così poté accedere nuovamente ai Sacramenti e questo fu ragione di immensa gioia, dopo molto tempo.

Non finì qui però. Poco dopo sr. Ekaterina venne nuovamente arrestata e condannata ad altri otto anni di prigione, nonostante le sue debolissime condizioni fisiche. Da questo momento non si seppe più nulla di lei.

Dopo diverso tempo si scoprì che morì in fama di santità, nell’ospedale della prigione di Butyrka a Mosca. Era il 23 luglio 1936. Venne così compiuto il desiderio di sr. Ekaterina di offrirsi in olocausto per Cristo e la diffusione del suo Vangelo in ogni circostanza e ad ogni costo.

A seguito del nulla osta della Santa Sede, dal mese di maggio 2003 ha avuto inizio la fase diocesana del processo di beatificazione a Mosca. La causa di beatificazione che riguarda la Serva di Dio Ekaterina Abrikosova è stata inserita nell’ambito del programma “Nuovi martiri cattolici della Russia” approvato dalla Conferenza episcopale della Federazione Russa nel gennaio 2002. Tale programma prevede la beatificazione e/o la canonizzazione di altri quattordici martiri della Russia del XX secolo, vittime delle persecuzioni sovietiche.


1 Per ogni ulteriore approfondimento, rispetto al testo attuale, è possibile rifarsi a Pavel Parfent’ev, Anna Abrikosova, ed. La Casa di Matriona, 2004. Si consigliano inoltre i seguenti siti internet, consultati il 04/06/2021: http://it.catholicmartyrs.org/, sui nuovi martiri cattolici in Russia e, specificatamente sulla figura di Ekaterina: https://www.russiacristiana.org/martiri/abrikosova.htm.

2 L’accesso al sacerdozio di Vladimir, nonostante fosse regolarmente sposato, fu possibile grazie alla sua appartenenza alla Chiesa Greco-Cattolica russa di rito bizantino, che consente anche a chi avesse contratto matrimonio religioso di accedere all’ordinazione presbiterale.

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Fra Simone Maria Garavaglia, nato a Cuggiono (MI), tra le campagne del parco naturale della valle del Ticino, nel luglio 1993. Ho conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza nel luglio 2018, durante l’anno di pre-noviziato. Ho emesso la professione semplice nell’Ordine dei frati Predicatori nel mese di febbraio 2020. Al momento studio filosofia allo Studio Filosofico Domenicano. Per contattare l’autore: fr.simone@osservatoredomenicano.it