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“Alberto Magno, che scacciò con un segno di croce un demonio travestito da frate che voleva impedirgli di studiare”: così potremmo riassumere liberamente[1] una delle più antiche testimonianze sulla figura di questo grande – Magnus: nomen omen! – santo della storia della Chiesa.

Come primo articolo di questa nuova rubrica del nostro sito ho pensato, anche per la coincidenza liturgica, ad un santo che potesse spianarci tante strade, quindi che cosa meglio di un Doctor Universalis?!

94Io fui de li agni de la santa greggia
che Domenico mena per cammino
u’ ben s’impingua se non si vaneggia.
97Questi che m’è a destra più vicino,
frate e maestro fummi, ed esso Alberto
è di Cologna, e io Thomas d’Aquino[2].

Così San Tommaso d’Aquino si rivolge a Dante in Paradiso, parlando sia dell’Ordine a cui appartiene che del suo grande Maestro di Teologia, Sant’Alberto Magno.

Sant’Alberto Magno, primogenito dei conti di Bollstädt, nacque a Lauingen attorno al 1200, e poco o nulla si sa della sua infanzia. Da giovane fu inviato a frequentare gli studi all’Università di Padova, dove nell’anno 1223 si unì all’Ordine di San Domenico, attratto dalla predicazione del Beato Giordano di Sassonia, secondo Maestro Generale dell’Ordine. Da subito si distinse per doti morali, spirituali e soprattutto intellettuali: insegnò nelle più prestigiose università europee, da Hildesheim a Friburgo in Brisgovia, da Ratisbona a Strasburgo fino Colonia, dove ebbe tra i suoi ascoltatori San Tommaso d’Aquino, con il quale iniziò un grandioso rapporto di discepolato e di amicizia[3].

Fu Reggente dello Studium Generale di Colonia, in seguito Provinciale del suo Ordine in Germania. Viaggiò a Roma per difendere gli Ordini mendicanti contro gli attacchi ad opera di Guglielmo di Saint-Amour[4]. Sempre a Roma Alberto occupò l’ufficio di Maestro del Sacro Palazzo[5]. Nell’anno 1260 fu nominato vescovo di Ratisbona[6]. Dal 1278 ebbe forti problemi di memoria; la sua mente, un tempo prodigiosa, gradualmente si rannuvolò e, indebolito da veglie, austerità e molteplici fatiche, morì sotto il peso degli anni il 15 novembre 1280. Fu beatificato da Papa Gregorio XV nel 1622, canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa da Pio XI, infine il 16 dicembre 1941 Papa Pio XII lo ha dichiarato Patrono degli scienziati.

Ci troviamo davanti ad uno dei pensatori più straordinari di tutto il Medioevo. Un vero e proprio Doctor Universalis: ancor più del suo celebre allievo, gli interessi di Alberto spaziavano dalla scienza naturale fino alla filosofia e teologia: scrisse di logica, psicologia, metafisica, astronomia, musica, meteorologia, mineralogia, botanica, zoologia e chi più ne ha più ne metta. Fu appassionato commentatore e interprete, oltre che della Sacra Scrittura, di quasi tutte le grandi auctoritates del XIII secolo, dal Filosofo per eccellenza (Aristotele) ai Padri della Chiesa fino ai filosofi arabi Avicenna e Averroè.

Non erudizione, non enciclopedismo, ma sapienza e soprattutto santità: Sant’Alberto ci insegna la passione per la realtà; ci insegna che la cultura, e la scienza con essa, si preoccupa delle radici piuttosto che delle autorità[7]; ci insegna l’armonia della fede con la ragione, due ali verso il vero[8]; ci insegna l’umiltà di un maestro che sa difendere i discepoli per amore della verità; ci insegna l’altissimo compito dei cristiani nel mondo della cultura:

«Sant’Alberto mostra che tra fede e scienza non vi è opposizione. […] Un uomo di fede e di preghiera, quale fu sant’Alberto Magno, può coltivare serenamente lo studio delle scienze naturali e progredire nella conoscenza del micro e del macrocosmo, scoprendo le leggi proprie della materia, poiché tutto questo concorre ad alimentare la sete e l’amore di Dio. […] Quanti scienziati, infatti, sulla scia di sant’Alberto Magno, hanno portato avanti le loro ricerche ispirati da stupore e gratitudine di fronte al mondo che, ai loro occhi di studiosi e di credenti, appariva e appare come l’opera buona di un Creatore sapiente e amorevole! Lo studio scientifico si trasforma allora in un inno di lode. […] Sant’Alberto Magno ci ricorda che tra scienza e fede c’è amicizia, e che gli uomini di scienza possono percorrere, attraverso la loro vocazione allo studio della natura, un autentico e affascinante percorso di santità»[9].

Per approfondire

G. Wilms, Sant’Alberto Magno, ESD Bologna 1993.
J. A. Weisheipl (ed.), Alberto Magno e le scienze, ESD Bologna 1994.


  1. Per i latinisti ecco il testo originale e completo: De Alberto magno, qui daemonem volentem eum a studio revocare, crucis signo fugavit. Simili prope modo magister Albertus Theologus, frater ordinis Praedicatorum narravit mihi, quod Parisiis illi daemon in specie cujusdam fratris apparuit, ut eum a studio revocaret, sed mox crucis virtute discessit”, Tommaso di Cantimpré, Bonum universale de apibus, l. II, c. 57, n. 34, p. 563, Douai 1627.
  2. Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, Canto X, vv. 94-99.
  3. L’annuncio della morte di San Tommaso (1274) fu un duro colpo per Sant’Alberto: tale l’affetto per il suo illustre e santo allievo, che pare non riuscisse a trattenere le lacrime ogni volta che veniva menzionato il suo nome. Con umiltà e amicizia difese la grandezza del suo discepolo dalle canzonature dei confratelli, profetizzando di lui “Noi lo chiamiamo il bue muto, ma egli farà riecheggiare con la sua dottrina un muggito tale che si avvertirà in tutto il mondo”, aneddoto citato in J.-P. Torrell, Amico della verità: vita e opere di Tommaso d’Aquino, Bologna 2006, p. 51.
  4. Teologo del XIII secolo, autore di un libro, De novissimis temporum periculis, contro gli ordini mendicanti, poi condannato da papa Alessandro IV il 5 ottobre 1256.
  5. Il cosiddetto teologo del Papa, prestigiosa carica ancora esistente nella curia papale, dal 1968 rinominata in Teologo della Casa Pontificia. Venne istituita da Papa Onorio III nel 1218 al fine di meglio formare, dal punto di vista teologico, i membri della Curia romana, tra cui naturalmente lo stesso Pontefice. Con una punta d’orgoglio possiamo dire che inizialmente i Maestri del Sacro Palazzo furono tutti domenicani, capeggiati dallo stesso San Domenico, primo teologo del Papa!
  6. Umberto di Romans, il Maestro Generale dei Domenicani, essendo riluttante a perdere i servigi del grande Maestro, si sforzò di impedirne la nomina, ma senza successo. In realtà Alberto governò la diocesi fino al 1262, quando, con l’accettazione delle sue dimissioni, riprese volontariamente le funzioni di professore nello Studium di Colonia.
  7. Celeberrima l’affermazione secondo cui “è proprio della scienza naturale non accogliere semplicemente le cose narrate, ma cercare nelle realtà della natura le cause”, or. lat. “Scientiae enim naturalis non est simpliciter narrata accipere, sed in rebus naturalibus inquirere causas”, Sant’Alberto Magno, De Mineralibus, l. II, t.2, c.1., ed. Borgnet 1890.
  8. “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”, San Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Fides et Ratio circa i rapporti tra fede e ragione, Città del Vaticano 1998.
  9. Papa Benedetto XVI, Udienza generale in Piazza San Pietro, Mercoledì 24 marzo 2010.
fr. Pier Giorgio Galassi
Chi sono io? Se è vero che gli altri possono talvolta descriverci meglio di come ci definiremmo noi, vi lascio una definizione sintetica di un amico ed ex collega: "tu sei un fruitore di bellezza"... Che significa? Semplice. In tutto quello che ho vissuto finora, dallo studio maldestro della teologia alle immeritate Grazie nel lavoro come professore, dal calore della mia famiglia fino al colore delle tante amicizie, una cosa sola mi è sempre stata chiara: tutta questa Bellezza mi chiama da sempre, e ho scoperto che è solo andando più in fondo - non da solo, ecco perché c'è la Chiesa - che posso trovarla e sempre goderne, per poi annunciarLa agli altri, perché sappiate che «La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini» (G. K. Chesterton). Ecco perché mi son fatto domenicano...