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Quando trapiantiamo un albero esso può morire o divenire rigoglioso e fruttifero molto più di quanto lo fosse prima. San Giovanni Macias rientra senza dubbio tra gli alberi che meglio hanno attecchito dopo lo sradicamento; è un albero esile, piuttosto scarno, basso, ma con radici profondissime e con frutti abbondanti.

È proprio l’umiltà e l’operosità nascosta, ordinaria e silenziosa, che hanno reso Giovanni Macias uno dei più brillanti esempi di incarnazione del “carisma” domenicano. I figli di san Domenico non sono solo grandi predicatori, appassionati studiosi e professori, certo che no. Anzi, non deve stupire che questo “variegato giardino” sia composto anche di uomini e donne semplici, poco istruiti, di poche parole, umilissimi eppure lucenti specchi di Cristo secondo la via di Domenico. Giovanni Macias può ben rientrare in questo nobile elenco: non ha predicato con le parole e la vita ma la sua vita stessa è stata così strabordante della carità di Cristo che ogni istante della quotidianità conventuale trascorsa in portineria è stato più eloquente di scritti e parole.

Alcuni cenni biografici1. Giovanni nacque in Spagna, a Ribera, nel 1585. In giovane età perse entrambi i genitori così, per sostentarsi, iniziò a lavorare prima come pastore nei terreni degli zii per poi passare da una fattoria all’altra svolgendo la mansione di garzone. Nel lavoro umile e assiduo, già attraversato da una fervorosa vita di preghiera e penitenza (amava particolarmente la recita del Santo Rosario) all’età di trentaquattro anni decise di imbarcarsi per il “nuovo mondo”, attratto dalle terre da poco scoperte dell’America del Sud. Dopo mesi trascorsi nell’oceano Atlantico riuscì a giungere a Lima, in Perù.

Qui non trovò una vita più agiata di quella che trascorreva in Spagna: iniziò infatti a lavorare subito come garzone. In questa dura quotidianità scoprì ben presto che la tanto decantata abbondanza e ricchezza di quelle nuove terre nascondeva tanta sopraffazione, sfruttamento, emarginazione, razzismo, povertà e sofferenza, nel corpo e nello spirito. In questo contesto maturò la decisione di una consacrazione totale a Dio nella vita religiosa e, nello specifico, domandò di entrare nel convento di Santa Maddalena a Lima, come fratello cooperatore. Venne accolto dai frati nel 1623. Non idoneo – anche per via dell’età avanzata e della scarsa istruzione – agli studi filosofico-teologici gli viene affidato il compito di portinaio del convento. Servizio, questo, che svolgerà con umiltà e dedizione per tutta la vita.

Nessuno avrebbe mai pensato che la portineria di un convento potesse diventare un crogiuolo di carità. Ben presto infatti questa portineria divenne un luogo di ascolto per le decine, centinaia, di poveri, ammalati ed emarginati che ogni giorno si recavano da fra Giovanni per ricevere una parola di consolazione, per essere ascoltati ed anche nutriti, materialmente e spiritualmente. Non solo, Giovanni stesso si recava dai più poveri tra i poveri per accudirli e confortarli; ogni giorno ne visitava a decine, recandosi nei luoghi più sperduti delle periferie della città.

Questa attività, accompagnata costantemente da grandi miracoli, fu il filo conduttore di tutta la vita di fra Giovanni: servire Cristo nei poveri, negli abbandonati, negli esclusi e negli ammalati. Basti pensare che giunsero ad essere più di duecento le persone che quotidianamente venivano assistite dall’umile frate cooperatore. Al contempo, la portineria del convento divenne anche una scuola di umiltà per i ricchi signori di Lima, indifferenti dinanzi a tanta povertà. Proprio tra la nobiltà Giovanni si fece portavoce dei poveri, sollecitando un sostegno per quelle centinaia di persone che vivevano accalcate proprio sotto le mura dei loro palazzi. Così, spese fino all’ultimo, con impressionante abnegazione, la sua vita per gli ultimi.

Giovanni morì nel convento di Lima il 16 settembre 1645. Oggi il suo corpo è custodito e venerato nella basilica del Santo Rosario del convento di San Domenico a Lima. Fu beatificato insieme al confratello Martino de Porres da papa Gregorio XVI nel 1837 e canonizzato solennemente dal santo papa Paolo VI il 28 Settembre 1975.

Vi sono molti aspetti particolarmente attuali e significativi che si potrebbero ricavare dalla vita di questo santo; ne considererò due in particolare.

Riprendendo l’immagine utilizzata in apertura, essa pare piuttosto eloquente se si considera il continuo dinamismo discendente di cui è colma la vita di Giovanni Macias, una vita che può dirsi progressivamente “cristiforme”. Come ha ricordato il Maestro dell’Ordine dei Frati Predicatori, fra Vincenzo de Couesnongle, in occasione della canonizzazione di Giovanni Macias, egli ha vissuto il dramma dello sradicamento, così è riuscito a vivere come uno “sradicato” tra gli sradicati2. È la continua attenzione alla giustizia che ha reso la carità di Giovanni autentica, è poi il movente del suo agire che ha reso la sua carità verso i poveri veramente cristiana: potremmo dire che egli fu apostolo del cuore di Dio tra di loro, un cuore che è capace di commuoversi e chinarsi fino a terra, insieme agli ultimi, per risollevarli dalla polvere.

Bisogna badare tuttavia a non semplificare eccessivamente l’intima relazione che unì Giovanni alla povertà evangelica. Il rischio sarebbe quello di ridurre l’agire caritatevole di questo santo ad un mero anelito di giustizia sociale. Non v’è dubbio che tale aspetto sia presente, ciò nonostante non può dirsi totalizzante; a tal proposito, occorre porsi questo quesito: noi cristiani perché amiamo? Una risposta immediata la troviamo in 1Gv 4,7 ss.: «Perché Dio ci ha amati per primi». Ecco la fonte della carità cristiana vissuta da Giovanni. Assimilando l’amore di Dio per lui riuscì cristianamente a donarlo e dispensarlo al prossimo in spirito di totale gratuità, proprio come l’amore di Dio per noi in Cristo suo Figlio, e di gratitudine, che trabocca in una lode interiore perenne e nell’annuncio operoso del Vangelo. Questi mi paiono i due fondamenti evangelici che hanno animato tutta la vita di Giovanni Macias: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8) e «Questo è il comandamento che abbiamo da Lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello» (Gv 4,21) con l’amore misericordioso ricevuto e sperimentato.

Un secondo aspetto che, tra i molti ancora analizzabili, vorrei prendere in considerazione è alla luce di Mt 6,33: «Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta». Parafrasando, Giovanni Macias viveva con piena adesione l’abbandono filiale alla Provvidenza di Dio nella desolazione dell’indigenza. Stupende sono a tal proposito le parole che il papa, san Paolo VI, pronunciò nell’omelia in occasione della canonizzazione di Giovanni Macias: «L’arduo impegnarsi di Giovanni Macias non gli distoglieva l’animo dal Pane celeste. Egli che da bambino era stato iniziato al mondo intimo della presenza di Dio, fu in mezzo al suo lavoro un’anima contemplativa. La vita interiore però di contatto con Dio non solo non lo faceva appartarsi dagli uomini ma lo conduceva ad essi, alle loro necessità, con impegno e forza rinnovati per recare loro rimedio e avviarli ad una vita sempre più degna, più elevata, più umana e più cristiana»3. Giovanni aiutava infatti a far riscoprire ai poveri emarginati la predilezione di Dio per loro; non solo li curava, li assisteva e li nutriva, ma gli donava una dignità forse solo sommersa dall’indifferenza e dal disagio, ma ancora ardente sotto la cenere. Si tratta della dignità anzitutto di uomini e certamente di figli di Dio, amati e mai dimenticati.

È il caso di riportare nuovamente un altro breve passo del discorso tenuto da san Paolo VI: «(Giovanni) è una figura attuale, un esempio luminoso per noi, per la nostra società. Giovanni Macias seppe nella sua vita onorare la povertà con una doppia esemplarità: con la ricerca fiduciosa del pane quotidiano per i poveri, e con la ricerca costante del Pane dei poveri, Cristo, che tutti conforta e guida alla meta trascendente»4.

San Giovanni Macias, “sarto dell’umiltà “ (cf. 1Pt 5,5), emblematico per il tempo presente solcato da un lacerante materialismo, da uno spietato egoismo e da un drammatico individualismo.

San Giovanni Macias, volto dolce e amorevole, specchio di Cristo povero e umile, capace di un’accoglienza mirabile per il mondo d’oggi, segnato dalla durezza dell’indifferentismo e animato dalla bramosia di potere.

San Giovanni Macias, esploratore dei cuori affranti e scopritore di una dignità nascosta e consolante, d’esempio in un presente reticente ad un’accoglienza amorevole e ad un impegno tenace che sappia lottare cristianamente per l’equità e la giustizia, scardinando ogni forma di meschino interesse.

San Giovanni Macias, scolaro di Gesù e di Maria, eccelso esempio d’umiltà e di povertà evangeliche, figlio prodigioso di san Domenico, sia per noi cristiani esempio di quell’unità interiore, di lode e di servizio, di stranieri e di pellegrini, di desiderio di cielo e di giustizia già qui, che ci renda operosi collaboratori dello Spirito e “poveri” figli abbandonati nelle mani di Dio.


1 Tali note biografiche sono tratte da I santi nella storia, vol. IX., Ed. Cinisello Balsamo (MI), San Paolo, 2006, p. 73 e Proprio dell’Ordine dei Frati Predicatori, 1999, p. 661 ss.

2 Vincenzo de Couesnongle, Relazione pronunciata per la canonizzazione di Giovanni Macias, in Proprio dell’Ordine dei Frati Predicatori, 1999, pp. 667-669.

3 Paolo VI, Omelia nella canonizzazione di Giovanni Macias, Roma, 28 settembre 1975, in Proprio dell’Ordine dei Frati Predicatori, 1999, pp. 664-666.

4 Ibidem. 

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Fra Simone Maria Garavaglia, nato a Cuggiono (MI), tra le campagne del parco naturale della valle del Ticino, nel luglio 1993. Ho conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza nel luglio 2018, durante l’anno di pre-noviziato. Ho emesso la professione semplice nell’Ordine dei frati Predicatori nel mese di febbraio 2020. Al momento studio filosofia allo Studio Filosofico Domenicano. Per contattare l’autore: fr.simone@osservatoredomenicano.it