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Illustrissimo angelo della Chiesa di Sardi,

credo di intuire la sua sorpresa nel ricevere una lettera dopo oltre millenovecento anni dall’ultima missiva a lei indirizzata. Il mittente, poi, è infinitamente meno importante del precedente. Mi permetta comunque di intrattenermi brevemente con lei. Immagino non le dispiacerà sapere che negli ultimi sei mesi ho potuto per ben due volte visitare la bella città dell’attuale Turchia a lei affidata dalla Provvidenza divina. Molto è cambiato da quando, alla fine del I secolo dell’era cristiana, risuonò eloquente a tutta la comunità cittadina il monito divino «Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire»1. Ad un primo sguardo sulle rovine dell’antica Sardi sembrerebbero parole inascoltate, lasciate gradualmente svanire nel tempo. Eppure ho vive nella memoria, come preziose esperienze culturali e spirituali, le ore passate alle pendici del monte Tmolo.

«Ti si crede vivo e invece sei morto»2. Certo non furono lusinghiere queste parole che l’evangelista Giovanni vi rivolse a nome di «Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle»3. Per alcuni sono addirittura le più severe di tutto il libro dell’Apocalisse. Forse per questo sono risuonate più volte nel mio cuore e nella mia mente. Come non vedere scolpita in esse la storia antica di questa città cantata da Omero con il nome di Hyde4.

L'antico ginnasio
L’antico ginnasio, foto di Carole Raddato

In fondo era logico vedere vita a Sardi: abitata fin dai tempi più antichi divenne una delle città più prestigiose dell’Asia minore. L’ampiezza dei suoi confini oggi è ancor oggi testimoniata dal vasto tragitto che occorre percorrere per visitare tutti i reperti degli scavi archeologici. 685 anni prima di Cristo divenne capitale del regno di Lidia, resa famosa dal re Creso la cui ricchezza divenne presto leggendaria. Nodo commerciale di imprescindibile rilevanza seppe presto riprendersi anche dal violento terremoto che nel 17 d.C. la mise a dura prova. Fu luogo di scambio ed approfondimento anche per le diverse culture che qui si incontravano, come testimonia la fiorente comunità giudaica che, seppur con qualche difficoltà, qui si stabilì. E proprio in questo luogo, probabilmente grazie alle prime comunità giovannee, l’annuncio del Vangelo poté vivere una tappa significativa nella sua corsa fino ai confini del mondo.

La chiesa di Sardi
I resti della chiesa di Sardi

Un panorama incoraggiante, non ci sono dubbi, tanto da far scordare a molti il pungiglione della morte. Eppure essa, quasi come fece Ulisse nell’antica Troia, lontana dalla nostra città solo qualche centinaio di chilometri, non dimenticò di percuotere l’ingenua sicurezza della popolazione di Sardi. Nel 549 a.C. l’arroganza del re Creso non sopravvisse alla potenza e all’astuzia dell’esercito di Ciro. In seguito la città fu occupata dapprima da Alessandro Magno, in seguito dalla rivale Pergamo, fino ad essere incorporata nella romana provincia d’Asia. Nel 1390 divenne parte integrante dell’Impero Ottomano. La decadenza era inesorabile.

Lungi da me volerla colpevolizzare, illustrissimo angelo, ma devo concordare con quanti vedono nelle vicende della comunità cristiana di Sardi «una dolorosa replica della storia della città»5. Se è vero che in molti aderirono con entusiasmo al Vangelo non si può nascondere che in breve tempo «a eccezione di pochi fedelissimi, l’insieme dei battezzati tornò alla vita pagana di prima, sì da far pensare che la comunità fosse ormai quasi morta»6. In effetti dopo il governo spirituale del vescovo Giuliano (alla metà del VI secolo), l’ultimo di cui abbiamo notizie concrete, la comunità cristiana progressivamente scompare.

L’attuale sito archeologico della città

Lo so bene: il panorama non è incoraggiante. L’attuale Sart è un piccolo borgo che non può paragonarsi ai grandi centri urbani dell’odierna Turchia. Gli scavi archeologici vengono appena nominati nelle guide più celebri e la loro conservazione non raggiunge il livello di cura che potrebbe e dovrebbe essergli riservata. Di cristiani poi, nemmeno l’ombra. Solo i gruppi di pellegrini che vengono a visitare una delle sette chiese nominate nell’Apocalisse. Un tempo vi era almeno l’illusione della vita, oggi non sembra rimanere neppure quella.

Eppure la realtà è ben diversa. E lei lo sa bene, esimio angelo, perché giorno e notte contempla faccia a faccia Colui che ha detto «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»7. E, insieme, possiamo testimoniare che davvero il Signore, onnipotente ed eterno, in ogni tempo dona energie nuove alla sua Chiesa e lungo il cammino mirabilmente la guida e la protegge8.

Segno di questo rinnovamento è certamente la celebre figura del vescovo Melitone di Sardi, vissuto nel II secolo. Senza dimenticare l’importanza dei diversi suoi scritti, come l’apologia che indirizzò all’imperatore romano Marco Aurelio, vorrei ricordare in modo particolare l’“Omelia sulla Pasqua”. Si tratta di un raro e prezioso esempio di predicazione risalente ai primi secoli cristiani che è ancora oggi fondamentale per quanti vogliono addentrarsi nella contemplazione (perché no, anche attraverso il canto) del grande mistero della Redenzione, in cui si compiono, attraverso il sangue dell’Agnello, le parole dei profeti e le promesse di Dio all’antico popolo dell’Alleanza.

Come vede, caro angelo, il nome di Sardi non è stato dimenticato. I suoi monumenti, come la strada delle botteghe, il ginnasio e la sinagoga continuano a testimoniarne gli antichi splendori. E, per chi non si accontenta di essere un semplice turista, rimangono un monito per sforzarsi di usare «saggiamente dei beni terreni nella continua ricerca dei beni eterni»9. Allo stesso tempo, la piccola chiesetta bizantina sorta nel IV secolo sulle rovine dell’imponente tempio di Artemide sembra essere la raffigurazione architettonica delle parole pronunciate dall’apostolo Paolo in mezzo all’areopago di Atene: «colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”»10.

Grazie allora, illustre angelo, perché ogni pietra della sua città ci richiama alla freschezza della fede ripetendo anche a ciascuno di noi: «Ricordati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti»11. Così ci aiuta ad entrare nel novero di chi, dopo aver definitivamente vinto il male, secondo la promessa del Signore «sarà dunque vestito di vesti bianche, e [io] non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli»12.

Sì, cara Sardi, oggi ti si crede morta, invece sei viva, testimone di Colui,

« mediante il quale il Padre sempre ha operato dall’origine per tutti i secoli.
Egli è l’Alfa e l’Omega
Egli è il principio e la fine:
principio inenarrabile e fine incomprensibile.
Egli è il Cristo.
Egli è il re.
Egli è Gesù:
lo stratega,
il Signore,
colui che è risuscitato dai morti,
colui che è assiso alla destra del Padre.
Egli porta il Padre
ed è portato dal Padre:
a lui la gloria e la potenza nei secoli. Amen.
Pace a colui che ha scritto,
e a chi legge
e a coloro che amano il Signore in semplicità di cuore »13.


1 Ap 3,2.

2 Ap 3,1.

3 Ap 3,1.

4 Iliade II, 866; VII, 221; XX, 385.

5 L. Padovese, O. Granella; Guida della Turchia Cristiana. I luoghi di san Paolo e delle origini cristiane; Paoline, Milano 2008, 482.

6 Ibidem.

7 Ap 21,5.

8 Cfr. Prefazio delle domeniche del Tempo Ordinario IX.

9 Colletta XVII domenica T.O. anno C.

10 At 17, 23-25.28.

11 Ap 3,3.

12 Ap 3,5.

13 Melitone di Sardi, Omelia sulla Pasqua, trad. di R. Cantalamessa, Roma, 1972.


Riconoscimenti per le immagini: per la copertina, Babak Fakhamzadeh, angel; per il piccione, José Manuel Grimaldo, Breve Ensayo Sobre El Tiempo; per l’interno dell’articolo, Carole RaddatoThe Bath-Gymnasium complex at Sardis.

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fr. Alessandro Amprino
Fr. Alessandro Amprino, secondo i documenti proviene da Torino, città dove è nato l’8 aprile 1991. Tuttavia, coloro che lo conoscono meglio sanno che preferisce definirsi originario di Cumiana, piccolo paese del Piemonte apprezzato nel corso dei secoli dai tanti forestieri che soggiornandovi vi hanno trovato “buon’aria, buon vino e gente umana”. Nell’ottobre 2012 inizia il suo cammino di formazione alla vita religiosa e sacerdotale sulle orme di san Domenico. Studente di teologia, si interessa in modo particolare di Liturgia. Il 1 giugno 2019 è stato ordinato Sacerdote. Consapevole che la Sapienza è un lauto banchetto imbandito da Dio per il suo popolo ha servito tra i banchi della scuola media Sant'Alberto Magno di Bologna come docente di Religione.