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Anakin e Teseo: un filo rosso sangue

Solo un Sith vive di assoluti”: ecco la natura Sith. Ma cos’è che risveglia nell’uomo la titanica domanda di un assoluto? Lucas non ci dice nulla su come sia nata la proto-setta degli oscuri: sappiamo giusto qualcosa della sua estinzione dopo una sanguinosa e antichissima guerra coi Jedi. Ma la setta risorge: Anakin Skywalker, il prescelto del lato chiaro, si converte a quello oscuro, mettendosi alla sequela di Darth Sidious. L’origine della domanda è nel cuore di Darth Fener. Cosa lo ha spinto a ‘convertirsi’?

La morte. Essa si pone come un assoluto nella nostra esistenza: “Se viviamo per andare a finire nel niente, viviamo già adesso per niente” [Card. Giacomo Biffi, L’abc della Fede, esd, Bologna 2013, p. 7]. L’uomo si trova gettato nel mondo, nell’intricata follia di un labirinto. L’unica via d’uscita è nelle fauci del Minotauro. Anakin è Teseo. Non accetta il vicolo cieco e freneticamente cerca un filo rosso che gli permetta di uscirne. Il fallimento si moltiplica e Anakin muore molte volte: ancora bambino muore nell’addio remoto della madre fra le sabbie turbinose di Tatooine, suo pianeta natio. Teme di perderla per sempre, come intuisce il Maestro Yoda. E la perderà. Così muore, quando la madre consuma l’ultimo respiro fra le sue braccia, torturata dai predoni Sabbipodi.

Qui Anakin muta, fa una scelta, forse ha trovato il filo di Arianna nel labirinto, un filo rosso sangue: la vendetta. Nello scintillio notturno della sua spada, i suoi nemici cadono uno ad uno. L’uomo abbraccia istintivamente questa logica sterminatrice: è una risposta semplice, immediata. Sembra logico: sconfigge la fine chi rimuove quanti la procurano. Anakin annienta selvaggiamente coloro che reputa selvaggi. Tuttavia dare la morte che si ha ricevuto, è un altro modo per celebrare quella stessa morte che si detesta. Il suo cuore è sepolto due volte: sotto l’amarezza della madre perduta, che non le sarà restituita, e sotto il livore dell’innocenza perduta. In compenso il problema non è risolto, perché si muore anche senza che alcuno ci uccida.

Le due risposte Jedi: un filo di luce, un mare di tenebra

Infatti, ciò che ci resta da vivere non è minor tesoro di ciò che abbiamo vissuto. Anche quello fa gola alla morte. La stessa morte che aveva inseguito Anakin, per divorargli il passato, ora giunge di fronte per negargli il futuro. In La vendetta dei Sith, il giovane Jedi è insidiato da sogni premonitori: vede la fine di colei che ama, la regina Padme Amidala. Non può sopportarlo, deve impedirlo: consulta i saggi.

La morte è parte naturale della vita. Gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza. Dolore non avere; rimpianto non avere. L’attaccamento conduce alla gelosia; l’ombra della bramosia essa è”. [Yoda]

La dottrina Jedi è semplice: vince la morte, chi la accetta. Essa non si può evitare, anche le lunghissime vite dei maestri della Forza sono soltanto una proroga. Non ha senso opporsi, anzi è per giunta colpevole. Secondo il maestro Yoda, la domanda sulla morte nasce dal timore di morire, che svela l’attaccamento alla vita e quindi la bramosia di vivere. Non c’è brama senza colpa. In tal senso Yoda nega la legittimità stessa della domanda. Ma chi è sazio di una fredda estasi del continuo mutare? Una Forza che non è in grado di salvare ciò che l’uomo ha di più caro, è una Forza impotente.

In un primo momento questa trasformazione di tutto nella Forza, sembra essere annullamento delle individualità: questo è insostenibile per l’uomo che sa di essere persona, di valere incondizionatamente. Inoltre il nostro amore è sempre particolare, specifico. Amare la Forza? Amare qualcosa di generico e amare genericamente sono la stessa cosa. L’amore esige un tu. Più questo amore è intenso, più si fa unico per qualcosa di unico. Per questo Dio nel Pentateuco continua gridarSi l’Unico Dio, perché si mostra come Colui che è degno di un amore unico. Sì, con buona pace di Yoda, Dio è un Dio geloso (Cfr. Es 20, 5).

Tuttavia, Lucas è un occidentale, risente della cultura occidentale, quindi dell’inderogabile problema dell’io. I Jedi non scompaiono, tornano in vita come ombre luminose: per un discepolo di San Tommaso, trasformare significa in primo luogo mutare natura. Ma qui bisognerebbe parlare più correttamente di trasfigurazione, Obi-Wan Kenobi mantiene la sua identità. Quindi vi è un filo di Arianna, un modo per scampare alla morte attraverso l’accettazione di essa:

Non puoi vincere, Darth. Se mi abbatti io diventerò più potente di quanto tu possa immaginare” [Obi-Wan Kenobi]

Il peso di questa affermazione è grande e credo meriti una riflessione a parte. Forse, se Anakin avesse compreso il reale destino insegnatoli dagli anziani Jedi, avrebbe scelto diversamente. O forse no. Anakin non teme di morire, anzi dimostra un enorme coraggio. Coraggio, cioè cor agere, spingere il cuore al di là, più in là: è un modo spirituale di infinitizzarsi. Proprio perché il suo cuore è grande, teme che muoia Padme, la sua amata: darebbe la vita per lei. Stando alla lettera del film, delle persone passive alla Forza non si attesta un ritorno. Un uomo può essere infinito, può vivere all’infinito, ma una vita senza ciò che più si ama, è un insonne supplizio. Un eterno vuoto. No, i Jedi non rispondono al grido straziato di Anakin. Come rispondono, invece, i Sith?

Leggi gli altri articoli su Star Wars: Io sono Sith (prima parte), La leggenda di Darth Plagueis (terza parte).

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fr. Pietro Zauli
Chi sono? In verità non ne so molto più di voi. Del resto, vivo anche per scoprirlo. Ma giustamente chi legge questo genere di presentazioni, si attende una sfagiolata di dati anagrafici. Essia! Sono nato all’Ospedale Maggiore di Bologna quel glorioso 9 settembre del 1994 (glorioso per ovvie ragioni). Chi non mi ha mai veduto senza barba, ipotizza che mi trassero dal ventre di mia madre proprio tirandomi dalla barba… inquietante, ma non smentirò questa leggenda. Frattanto in questi 25 anni di vita ho frequentato il liceo scientifico Malpighi, mi sono appassionato a Tolkien, alla Filosofia, alla Poesia medioevale e novecentesca, infine alla cinematografia, su cui amo diffondermi in raccolte meditazioni crepuscolari. Cosa ho compreso saldamente? Ad una sola vita, un solo modo per viverla. Per questo appena conseguita la maggiore età, ho fatto domanda di entrare nell’Ordine dei Frati Predicatori. Attualmente mi nutro di studi di San Tommaso, di spiritualità e di metafisica (sto affrontando un densissimo filosofo Polacco, Przywara … la pronunciabilità del nome è direttamente proporzionale alla sua chiarezza). Per contattare l'autore: fr.pietro@osservatoredomenicano.it