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Recentemente ho riletto un libro del noto autore inglese C. S. Lewis, chiamato Il Grande Divorzio. Non è il libro più noto di Lewis, come Le Cronache Di Narnia oppure I Quattro Amori; tuttavia è un libro che vi raccomando di leggere.

In questa storia il narratore viaggia su un autobus volante verso un fiume. Egli viaggia con altre persone che sono con lui sull’autobus, ma scopre che sono Spettri di persone già trapassate. Scopre così che quel fiume si trova a metà strada tra Paradiso e Inferno. La parte più vicina al fiume è presentata come una sorta di purgatorio, però non in un senso propriamente cattolico. Infatti, sebbene gli Spettri in autobus viaggino verso quella che è chiamata la ‘città grigia’, cioè verso l’Inferno, tuttavia questi Spettri non sono dannati in eterno: possono scegliere di partire da questa città per sempre, possono avanzare verso le montagne, belle e maestose in lontananza, che rappresentano il Paradiso.

Più che preoccuparci della rettitudine dottrinale dell’allegoria lewisiana, dobbiamo renderci conto che questo libro è una lezione per noi, che siamo ancora nel mondo, che possiamo vivere una sorta di vita infernale, ma che parimenti siamo ancora liberi di cambiare direzione e avanzare verso la nostra patria celeste.

Nel libro troviamo che un gruppo di questi Spettri incontra alcuni Spiriti. Al contrario degli Spettri, gli Spiriti hanno corpi solidi e sono luminosi, mentre gli Spettri della città grigia mancano di questa solidità e sono, invece, incorporei, come un miraggio: essi mancano di realtà. Ora, gli Spiriti, che in vita avevano conosciuto un determinato Spettro, vengono dal Paradiso per provare a convincerlo ad avanzare verso le montagne. Qui, vediamo il contrasto tra la città grigia e le montagne come i luoghi dell’irrealtà e della realtà, cosicché l’invito degli Spiriti non è altro che l’invito a passare dall’irrealtà alla realtà. Qui inizia il cammino verso il Paradiso.

Il luogo vicino al fiume, dove si svolge l’incontro, causa dolore agli Spettri; un esempio magnifico di questo lo troviamo in un episodio geniale: quando, scendendo dall’autobus, gli Spettri si trovano a camminare, sentono l’erba molto dura e affilata: troppo reale è l’erba per la loro esistenza incorporea.

Vi è qualche incontro che vorrei menzionare perché mi ha molto colpito: il primo incontro riguarda uno Spettro Episcopale, che ovviamente incarna alcuni ecclesiastici che Lewis ha conosciuto durante la sua vita. Questo Spettro era diventato sprezzante delle credenze tradizionali, per esempio che Paradiso e Inferno siano luoghi reali e non solo un costrutto della mente. E, allo stesso modo, negava la possibilità di qualunque dottrina concreta. Questo Spettro preferisce abbandonarsi all’infinita disputazione dei concetti anziché credere a qualcosa di dogmaticamente definito, di definitivo. Le cose più importanti per lui sono opinione e discussione; l’idea di qualcosa di assolutamente vero è, per lui, quasi irriverente e blasfema. Lo Spirito, invece, sottolinea l’importanza della contrizione e della fede in Dio. Ma lo Spettro è interessato a continuare il viaggio con lo Spirito solo se la destinazione è un luogo dove è possibile avere la libertà di ricerca. Sentito che non è così, cioè che il Paradiso è un luogo di risposte e non più di domande, allora allo Spettro non interessa. Lo Spettro preferisce prendere in considerazione le sue teorie, vale a dire, che era un male la morte tanto prematura di Gesù: non raggiunse la piena statura di perfezione, e la crocifissione fu davvero uno spreco. A questo punto lo Spettro ritiene che è ora di andare verso l’autobus per ritornare alla città grigia.

Lo Spettro seguente è una donna chiamata Pam, e il suo caso è particolarmente tragico. Essa cerca di trovare suo figlio, che è morto. E, invece, viene salutata da un altro Spirito: suo fratello. Non è del tutto soddisfatta da questo, perché si aspettava suo figlio, Michael. Tuttavia le viene detto qualcosa di estremamente interessante, che sarebbe stata totalmente invisibile a lui, probabilmente perché era ancora in uno stato di irrealtà e quindi, per lui, sarebbe stato impossibile vederla. Ma lei insiste che deve vedere Michael; lo Spirito le dice una cosa straordinaria, cioè che prima che possa vederlo, dovrebbe imparare ad amare Dio. Lei però, nonostante sia per il suo bene, non si è interessata ad amare Dio. Non ha capito, infatti, che per amare Michael deve prima amare Dio. Pam venera suo figlio a spese dei rapporti con suo marito e sua figlia. Ciò che vede come amore in realtà è diventato qualcosa di così ardente, totalizzante, e alla fine paralizzante, da impedirle di amare sia Dio che le altre persone, e infine è impedita nell’avanzare proprio verso quel luogo dove potrebbe vedere Michael.

L’ultimo incontro che vorrei condividere, al contrario degli altri, è più positivo. C’è uno Spettro con una rossa lucertola sulle sue spalle, che sembrava dire qualcosa sottovoce nell’orecchio dello Spettro stesso. All’inizio non sappiamo il significato della lucertola, ma è ovvio che nella persona dello Spettro abbiamo qualcuno in conflitto. È chiaro che lo Spettro vuole liberarsi della lucertola, ma sente di non riuscire a liberarsene. Soggiogato, comincia ad andare verso l’autobus per ritornare alla città grigia. Però, uno Spirito lo ferma e gli dice che può uccidere la lucertola, se vuole. Ma questo si rivela difficile perché la lucertola è diventata una parte di lui. Egli ha paura che, se la lucertola venisse uccisa, anche lui ne morrebbe. Alla fine la lucertola viene uccisa e vediamo che si trasforma in un grande stallone su cui lo Spettro si siede e con esso va verso le montagne. Impariamo, così, che la lucertola rappresentava ‘la brama’, nella traduzione italiana, oppure, più precisamente, nell’originale inglese, troviamo ‘lust’, cioè letteralmente la ‘libidine’. Vediamo che la lucertola non è stata distrutta ma invece trasformata, e questo fatto ci mostra che nella libidine c’è qualcosa di buono e vero, ma è fondamentalmente distorto e indebolito, e quindi ha bisogno di venire trasformato.

Questo commento è un assaggio dei densissimi temi de ‘Il Grande Divorzio’. Si potrebbe dire tanto su questo libro, ma un buon commento non deve sostituirsi al libro. Deve rimandare ad esso. Vi consiglio, piuttosto, di leggerlo così da scoprire gli altri personaggi in cui ciascuno di voi può specchiarsi, anche se solo un poco. Come loro, anche noi possiamo fare un cambiamento; decidiamo adesso di abbandonare la città grigia e scegliamo invece di avanzare verso la nostra patria celeste a cui siamo chiamati. Siamo consumati dall’amore di Dio, oppure abbiamo accettato qualcosa di più piccolo e meno reale?

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fr. Joseph Bailham
Fr. Joseph Bailham op, della provincia d'Inghilterra, classe 1989. Al momento mi trovo nello Studentato di Bologna per compiervi un periodo di studi per teologia.