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Il famoso test

Quando ho scritto il primo articolo sul Covid 19, quello doveva essere un unico pezzo, con questo come seguito, tuttavia la lunghezza del testo non mi ha permesso di unire le due parti. Ciò avrebbe finito per annoiare il lettore nella sua prolissità (non che questo sia più corto, anzi). La mia intenzione era di far di capire come a rendere significative le esperienze della vita di un uomo (per lo meno della mia) sia soprattutto la presenza e l’aiuto di Dio, che quasi sempre agisce per mezzo della mediazione umana, trasformando ciò che è amaro in dolce e ciò che è pesante in leggero, secondo le parole del Signore: «Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero»1 e ancora: «Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancars2.

Dopo la mia malattia primaverile, passata da solo in camera a Milano per evitare – giustamente – di essere un untore e soprattutto per riacquistare le forze fisiche e guarire, la Provvidenza di Dio ha permesso che a novembre mi ammalassi nuovamente, o almeno si fa per dire, dato che non avevo sintomi. Non l’avrei nemmeno scoperto se il Servizio Sanitario non avesse chiesto a tutta la comunità dei frati di fare il test, poiché due frati anziani erano risultati positivi. Così, fortunatamente, questa volta il test l’ho fatto e non posso più dire “il forse Covid 19” di Milano, bensì “il sicuramente Covid 19”.

Occasione di meriti

Non nego di essere rimasto interdetto per la ricomparsa della malattia. Quando la sera del ventidue novembre ho visto l’esito del tampone mi sono stupito e, con un mezzo sorriso sulle labbra, ho pensato: «Positivo ancora?! E ora?». E ora un bel niente in verità…ho chiamato subito il padre Maestro per avvisarlo, sperando di non essere l’unico pollo ammalato del pollaio (sarebbe stato imbarazzante…a condizione però che gli altri fossero asintomatici, ovviamente). Si sa…mal comune mezzo gaudio! O meglio ancora: una croce in due è una mezza croce! Cum-patire (con-soffrire) è un atto di solidarietà e di sollievo in qualche modo. Comunque, in fondo in fondo non ero preoccupato, ma attendevo con curiosità le disposizioni dei superiori a nostro riguardo, dove ci avrebbero messi, cosa avremmo dovuto portare e così via… «Ma tanto, caro Klaudio, che ti importa?» direbbe Santa Teresa d’Avila; «Di che cosa ti potresti preoccupare, se solo Dio basta? Non sta scritto: Ti basta la mia grazia!?3 … Tu non hai sintomi e non soffri, ma, se anche fosse, con un amico onnipotente come il Signore Gesù, non c’è peso che non possa diventare leggero»; dopotutto, l’albero della croce non è forse unito a Gesù crocifisso, tutto pieno di gloria eterna e smisurata?4

È una croce d’oro purissimo (ossia l’amore di Dio e del prossimo), guarnita di preziose parti argentee (l’adempimento dei doveri), fregiata di gemme di rubino (le sofferenze unite al calice del sacrificio di Gesù), abbellita da pietre di zaffiro (l’affetto filiale e profondo alla Vergine Maria), guarnita di smeraldi (l’uso santo e riconoscente del creato). È arricchita di diamanti e perle inestimabili (i santi desideri e le intenzioni pure), intarsiata con piante e fiori bellissimi: la rosa della carità, la viola dell’umiltà, il giglio della purezza, il girasole dell’obbedienza, l’alloro della gloria, la margherita della semplicità e le fronde verdi, simbolo della gratitudine e della lode divina, che continuamente fioriscono nel cuore di un’anima in grazia. La croce è ricca di frutti (le opere buone della nostra vita), di decorazioni (l’umile storia della nostra vita in Dio), illuminata dall’interno (la luce dei sette doni dello Spirito Santo) e dall’esterno (la benedizione di Dio), lavata continuamente nel sangue dell’Agnello (il sacramento della Confessione, che cancella tutti i peccati) e da cui sale, graditissimo a Dio, come incenso, il profumo delle nostre preghiere. La croce è molto preziosa! Che peccato arrivare alle porte della vita eterna e scoprire di essersi portati dietro una croce rinsecchita nell’egoismo, a malapena intinta nel rame di una vita cristiana mediocre.

L’esperienza del Covid non è stata una croce per me, anzi, dalla “clausura” stretta ho tratto grandi benefici spirituali ed una maggiore purificazione, tuttavia senza la fede e la preghiera, sarebbe stato molto noioso stare chiuso in camera, oltre che occasione di ozio.

Giorni di reclusione… e di svago

Detto ciò, riprendo il mio racconto. Chiedo perdono, lo so: è già lungo…!

Avvisato il Maestro, subito noi frati studenti risultati positivi siamo stati messi insieme nel cosiddetto “conversorio”, il vecchio dormitorio dei frati conversi, su in alto, nelle stanze più remote della torre più alta, lontano (si fa per dire) da ogni pensiero umano. Il campanile di fronte alla mia camera ospitava nelle sue nicchie diverse famiglie di piccioni, la cui vista mi ha rallegrato qualche volta.

Eravamo in tutto cinque frati studenti che si guardavano sorridenti con le valigie in mano, spersi, come per dire: «Sei positivo anche tu? Benvenuto nella Compagnia del Covid!». Siamo stati sistemati in camere diverse. Siamo capitati davvero a pennello giacché, riflettendo col senno di poi, ci compensavamo molto bene, a partire dall’impegno nei diversi ruoli di preghiera e nei servizi (apparecchiare, pulire ecc.). Io mi ero portato dietro qualche pianta da curare e la sera, talvolta, guardavamo dei film per passare il tempo.

Il conversorio, grazie a Dio, risultava adatto per così poche persone e si stava un po’ come in una casa. L’ambiente ridotto favoriva di più il nostro clima familiare e spontaneo che gli ampi spazi bianchi e freddi dello studentato talvolta limitano, a mio parere.

Cercavamo di essere coscienti della serietà del momento e della grazia della buona salute… non ci siamo affatto rattristati, anzi, ci siamo anche divertiti. Tanto a stare seriosi del tutto a che serviva? Siamo figli di Dio felici! Non invita forse san Paolo ad essere «lieti nella speranza, forti nella tribolazione»5? Ci siamo anche svagati… con sobrietà, sia chiaro.

Un dono dall’alto

La presenza di un diacono tra noi ci ha permesso di partecipare alla liturgia della Parola e di ricevere la Santa Comunione che padre Paolo ci lasciava nella pisside apposita, fuori dalla porta. Questo era il momento più bello della giornata. Il Signore passava a trovare i malati e desiderava venire nei nostri cuori per guarire le nostre anime con la forza del Suo spirito.

Fra Pietro il Magnifico (soprannominato tale per la sua ripetizione meccanica del termine “magnifico” di fronte a qualsiasi cosa avesse un’aria di divertente novità, come l’arrivo di un dolce a pranzo) era incontenibile e, come Nostro Signore Risorto, non c’era porta che ci potesse separare nei suoi momenti di euforia, ma è stato divertente così.

Erano quasi commoventi le premure di chi ci scriveva quotidianamente per starci vicino, nonostante qualcuno, scherzando, pensasse che fossimo in vacanza, cosa che cercavamo di dissimulare tempestivamente, fingendo dura e lacrimosa prigionia.

Dio, da parte Sua, ci ha beneficato anche con la caduta della neve in quei giorni, cosa che qualcuno nelle sue preghiere aveva espressamente richiesto. Com’è tenero Dio! Personalmente amo molto la neve, ma vedo che non piace a tutti. Dicono che sporca le scarpe, rende scivolose le strade…Mah! Sì, va bene sporca, disturba e tutto il resto, ma anche un po’ di riconoscenza verso la sua bellezza ci vuole, altrimenti significa che si è perso lo spirito dell’infanzia che tanto Gesù amava (ed ama) vedere tra i suoi cari. Giusto Santa Teresina del Bambin Gesù?

Fine (speriamo!)

Che dire di più…siamo usciti dopo tre settimane di chiusura totale.

Ci siamo annoiati ma ci siamo anche divertiti. Speriamo non ci capiti più, né questo né di peggio, ma come vorrà Dio, «ben sapendo che la tribolazione produce la pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza»6, della vita eterna.

Amen. Deo gratias.


1 Mt 11, 30.

2 Is 40, 31.

3 2 Cor 12, 9.

4 2 Cor 4, 17.

5 Rm 12, 12.

6 Rm 5, 3.

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Nato a Orikum (Albania) nel 1993, presso l’antica città greca di Orikos, ha conseguito il diploma al liceo scientifico a Reggio Emilia, dove è cresciuto. Nel settembre del 2020 ha emesso la professione semplice nell’Ordine dei Frati predicatori.