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Peccatori perdonati

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette»1.

Chissà quante volte abbiamo letto oppure ascoltato questo passo tratto dal Vangelo secondo Matteo che tratta del perdono delle offese ricevute. Ma probabilmente molto di rado siamo stati curiosi a tal punto da voler conoscere il risultato numerico di questa semplice operazione matematica propostaci da Gesù. Ebbene, chiunque di noi abbia un minimo di dimestichezza con il calcolo aritmetico riuscirà agevolmente a quantificare in termini numerici il prodotto derivante da tale moltiplicazione: sette per settanta fa quattrocentonovanta. Quindi Gesù ci invita a perdonare il nostro prossimo quattrocentonovanta volte, se egli commette una colpa contro di noi e poi, pentito, viene a supplicare la nostra misericordia? Ma è troppo… Forse abbiamo sbagliato qualcosa nei nostri calcoli. Riproviamo! Tentiamo di risolvere questa operazione invertendo tra di loro i due termini componenti la stessa, ovvero il moltiplicando ed il moltiplicatore: settanta per sette fa… ancora quattrocentonovanta! Non è possibile! Ma a questo punto ci sovviene che la nostra maestra di matematica delle scuole elementari ci aveva fatto presente più volte che la moltiplicazione (così come l’addizione) gode della proprietà commutativa: cambiando l’ordine dei fattori il risultato rimane il medesimo.
Per farla breve: Gesù ci esorta ad essere sempre disposti al perdono verso il nostro fratello e verso la nostra sorella. Tutti hanno il diritto di essere perdonati. Ad ogni persona che, resasi conto di aver sbagliato nei nostri confronti, chiede che le venga concessa una nuova possibilità di riscatto, si deve accordare l’opportunità di poter ricominciare. Non è mai troppo tardi.
Se Dio non si stanca mai di donarci la Sua misericordia, anche noi non dobbiamo mai rifiutare la nostra clemenza e comprensione a coloro che ce le chiedono. Ricordiamoci che siamo in primo luogo delle creature miserevoli, con le nostre debolezze e fragilità e che proprio per questo Dio non ha esitato ad inviare il Suo Figlio Unigenito Gesù Cristo affinché mediante il suo sacrificio noi fossimo giustificati (resi giusti) agli occhi Suoi e venissimo sottratti al male che regna nel mondo.
Soltanto se abbiamo piena consapevolezza di essere nientemeno che peccatori perdonati da un Padre amorevole, saremo capaci di perdonare di vero cuore il nostro fratello.

Misericordia e tenerezza del Padre Celeste

Il brano evangelico che ci propone la Liturgia della Parola di questa IV Domenica di Quaresima è quello relativo alla parabola del figliol prodigo2. La pericope in questione è inserita al termine del capitolo quindicesimo del Vangelo lucano, ed è preceduta da altre due parabole, contenute sempre nello stesso capitolo: la parabola della pecora perduta3 e la parabola della moneta perduta4.

Ci troviamo all’interno di una serie composta da tre parabole incentrate sul tema della misericordia. Gesù ci vuole dire che Dio prova compassione nei nostri confronti e non si lascia vincere in generosità: Egli è disposto a donarci il Suo infinito Amore. Un Amore che ci avvolge, che ci fa sentire sicuri, protetti. Non dobbiamo avere paura: il Padre ci vuole bene e desidera unicamente la nostra salvezza. L’Onnipotente è sempre pronto ad accoglierci, anche (soprattutto!) quando cadiamo nell’errore. Non si stanca mai di noi. È un Dio pazzo d’Amore per le Sue creature.
Il Padre Celeste vuole stabilire una relazione di alleanza con l’uomo ed oserei dire che la Sua azione di grazia verso di noi trova attuazione su tre livelli che potremmo a grandi linee sintetizzare facendo uso di queste quattro parole: desiderio, chiamata, attesa, accoglienza.

1) Desiderio: Dio desidera che noi siamo felici. E per essere felici dobbiamo necessariamente rimanere uniti a Lui, come i tralci alla vite5. Dio agisce unicamente in vista del nostro bene poiché la nostra anima trova riposo e salvezza unicamente nel Sommo Creatore.

2) Chiamata: il Padre Celeste ci vuole un bene immenso e ci chiama per nome. Per Lui siamo unici. Ai Suoi occhi ciascuno di noi è prezioso ed Egli non accetta che nessuno dei Suoi figli si perda. Se ci smarriamo, Egli viene a cercarci6.

3) Attesa: Dio ha pazienza nell’aspettarci. Non si stanca mai. Siamo noi che molto spesso ci stanchiamo di chiederGli perdono per le nostre mancanze. La Sua misericordia non ha limiti: questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

4) Accoglienza: l’Altissimo ha sempre le braccia aperte tese verso di noi. È sempre pronto ad abbracciarci e a consolarci. Egli è nostro rifugio e nostro conforto. Coloro che ripongono la loro fiducia nell’Onnipotente non resteranno mai delusi.

Festa senza fine in Paradiso

Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi7.

Mettiamo dunque nelle Sue mani ogni nostro affanno, ogni nostra difficoltà. Egli non ci farà mancare il Suo aiuto. Soltanto se ci renderemo conto di quanto siamo impotenti di fronte al male nel mondo e sapremo riconoscere che abbiamo bisogno di Lui, della Sua infinita misericordia e compassione, allora ci abbandoneremo nelle mani di un Padre che provvederà ad indirizzarci sulla retta via, quella che conduce al Paradiso.

Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione8.

Dio è sempre disposto a venirci incontro, come un padre buono fa nei confronti di un figlio che si è allontanato da lui e gli ha disobbedito. Il peccato ci intristisce. La nostra gioia piena ed autentica ha luogo unicamente nella nostra comunione con il Padre. Ciò che è importante è non rimanere prigionieri del peccato ma avere la volontà di risollevarci. E questo riprendere in mano la propria vita per cambiarla in meglio, secondo la volontà divina, si compie innanzitutto attraverso la confessione sacramentale. Il sacramento della Riconciliazione è un canale di grazia importante, una sorta di autostrada che ci condurrà alla vita eterna.

Nell’augurare a tutti voi una buona continuazione del periodo quaresimale in preparazione alla Pasqua del Signore, mi piacerebbe concludere questa mia riflessione facendo mie le parole del profeta Isaia, che ci invitano a riporre ogni nostra speranza nel Signore, certi che soltanto Lui è Via, Verità e Vita.
Non lo sai forse?
Non lo hai udito?
Dio eterno è il Signore,
creatore di tutta la terra.
Egli non si affatica né si stanca,
la sua intelligenza è inscrutabile.
Egli dà forza allo stanco
e moltiplica il vigore allo spossato.
Anche i giovani faticano e si stancano,
gli adulti inciampano e cadono;
ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
mettono ali come aquile,
corrono senza affannarsi,
camminano senza stancarsi9.

Il mio desiderio è quello che questo tempo ci faccia riscoprire il valore di autentiche relazioni umane così come la volontà di trovare forza nel Signore Gesù che è nostro compagno di viaggio e ci è vicino nelle gioie e nei dolori in ogni giorno della nostra vita.
Buona Quaresima!

1 Mt 18, 21-22.

2 Cfr. Lc 15, 11-32.

3 Cfr. Lc 15, 4-7.

4 Cfr. Lc 15, 8-10

5 Riferimento alla parabola della vite e dei tralci (Gv 15, 1-11) nella quale Gesù dice che possiamo portare frutto solamente se rimaniamo uniti a lui, che è Luce vera di salvezza. Diversamente, se vogliamo fare di testa nostra, rischiamo di smarrirci e sicuramente percorriamo vie non buone.

6 Riferimento alla parabola della pecora perduta citata poc’anzi (Lc 15, 4-7).

7 Cfr. 1Pt 5, 6-7.

8 Lc 15, 7.

9 Is 40, 28-31.

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Sono fra Stefano Tommaso Maria Burdese, piemontese, nato il 18 gennaio 1985 a Bra, ridente località del cuneese. Cresciuto sotto la protezione della Madonna dei Fiori, patrona della mia città, ho conseguito il diploma di maturità liceale. Mi piace leggere buoni libri, imparare le lingue straniere e viaggiare, seguo con passione il calcio (sono juventino dalla nascita) e sono un appassionato di numismatica. Professo solenne nell’Ordine dei Frati Predicatori dall'ottobre 2022, mi impegno a seguire con gioia le orme di san Domenico. Frequento la Facoltà Teologica dell'Emilia-Romagna a Bologna. Per contattare l'autore: fr.stefanoburdese@osservatoredomenicano.it