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Siamo lieti di pubblicare il quarto articolo (clicca qui per leggere i precedenti: Dopo la fine, La feria della festa e Ai funerali del Signore) di una serie sul tema della morte di Cristo, mistero di silenzio alla cui luce si scioglie ogni male, in questo cammino di Quaresima.

 

Il mistero del corpo di Cristo dopo la morte non è cosa che colpisca molto i cristiani di oggi. Eppure non è un caso che esso appartenga ai primi simboli. Che significato ha? È davvero così irrilevante? Il Cristo che ha passato trent’anni nel silenzio dell’anonimato verso il vasto mondo, ora torna per tre giorni a tacere nell’anonimato di un sepolcro senza lapide. Io credo vi sia un nuovo gesto di delicatezza da parte di Dio, un’altra mano tesa. Tentativo di queste poche parole è di farla percepire, di non lasciare che il Silenzio del Verbo cada nel silenzio della nostra indifferenza.

Dio, nel suo disegno di salvezza, ha disposto che il Figlio suo morisse per i nostri peccati. La morte di Gesù Cristo, il Verbo fatto carne, è stata una morte reale; dal momento in cui è spirato sulla croce, fino al momento in cui è risuscitato, il Signore ha conosciuto lo stato di morte, ossia lo stato di separazione tra la sua anima e il suo corpo.

Lui che è Dio, e poteva manifestare la sua onnipotenza e divinità risuscitando subito dopo la morte, ha voluto condividere fino alla fine della sua permanenza sulla terra, la sorte di ogni uomo; infatti l’anima di ogni uomo dopo la morte, anche se è accolta in paradiso dalla Santissima Trinità, resterà separata dal corpo fino al Giudizio Universale. Detto in altri termini, sulla scia del pensiero teologico secondo cui “è redento da Cristo solo ciò che è da lui assunto”, Dio ha voluto assumere anche questa condizione dell’uomo, per redimerla.

San Gregorio di Nissa nella Oratio catechetica approfondisce questo argomento, dicendo che Dio non ha impedito che con la morte l’anima fosse separata dal corpo secondo l’ordine necessario della natura, per poi riunirli di nuovo insieme mediante la risurrezione, in modo che “egli stesso divenisse punto d’incontro della morte e della vita, arrestando in se stesso la disgregazione della natura causata dalla morte, divenendo lui stesso principio di riunificazione degli elementi separati”.

È opportuno precisare, come espone il Catechismo della Chiesa Cattolica1, che la Persona divina del Verbo di Dio, la seconda Persona della Santissima Trinità, ha continuato ad assumere e ad essere unita sia all’anima che al corpo anche in questo stato di separazione. La prova di questo è il fatto che il corpo del Signore deposto nel sepolcro non ha subito la corruzione.

Osservando la scena senza gli occhi della fede, Gesù apparentemente sembrava sconfitto dalla morte, ma la verità era esattamente il contrario: questa era la certezza che albergava nel cuore di Maria sua madre, ed è questa la fede che deve animare ogni credente. Anche quando l’apparenza sembra mostrare che Dio è assente nella nostra vita, in realtà egli è sempre presente, e con la sua provvidenza guida tutta la storia.

 


Questo è il quarto articolo di una serie sul tema della morte di Cristo. Per leggere il successivo clicca qui: La festa nascosta.


1 Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 626-627 «Poiché l’“Autore della vita” che è stato ucciso è anche il Vivente che “è risuscitato”, necessariamente la Persona divina del Figlio di Dio ha continuato ad assumere la sua anima e il suo corpo separati tra di loro dalla morte: “La Persona unica non si è trovata divisa in due persone dal fatto che alla morte di Cristo l’anima è stata separata dalla carne; poiché il corpo e l’anima di Cristo sono esistiti al medesimo titolo fin da principio nella Persona del Verbo; e nella morte, sebbene separati l’uno dall’altra, sono restati ciascuno con la medesima ed unica Persona del Verbo”. La morte di Cristo è stata una vera morte in quanto ha messo fine alla sua esistenza umana terrena. Ma a causa dell’unione che la persona del Figlio ha mantenuto con il suo corpo, non si è trattato di uno spogliamento mortale come gli altri, perché “non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere” (At 2,24) e perciò “la virtù divina ha preservato il corpo di Cristo dalla corruzione”. Di Cristo si può dire contemporaneamente: “Fu eliminato dalla terra dei viventi” (Is 53,8) e: “Il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo Santo veda la corruzione” (At 2,26-27). La risurrezione di Gesù “il terzo giorno” (1 Cor 15,4; Lc 24,46) ne era il segno, anche perché si credeva che la corruzione si manifestasse a partire dal quarto giorno».


Riconoscimenti per le immagini: per la copertina, foto della chiesa e della edicola del Santo Sepolcro di Gerusalemme, di Stefano Pischiutta, rilasciata sotto licenza CC BY-SA 4.0.

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Fr. Damiano Andrini
Sono nato a Crema il 12 luglio 1991. Ho iniziato a farmi domande serie sulla fede e sulla mia vocazione intorno ai 19 anni, una volta finite le scuole superiori. Queste domande mi portarono ad approfondire i contenuti della fede cristiana, iniziai a leggere personalmente i vangeli e successivamente, come mi consigliò un mio amico, lessi anche il Catechismo della Chiesa cattolica. Inoltre incominciai a frequentare le iniziative della parrocchia, e fu proprio qui che, durante gli incontri di catechismo per gli adulti tenuti dal viceparroco, sentii per le prime volte i nomi di san Tommaso d’Aquino e di santa Caterina da Siena, nomi che suscitarono in me un forte interesse di approfondire il loro insegnamento. Piano piano, continuavo a sentire in me sempre più intenso il desiderio di diventare religioso: fu così che, una volta avuti i contatti per il percorso di discernimento vocazionale nell’Ordine, intrapresi un percorso che mi ha portato ad essere un frate dell’Ordine dei Predicatori. Ho emesso i voti semplici il 15 settembre 2019.