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Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul e cominciò a turbarlo un cattivo spirito, venuto dal Signore. Allora i servi di Saul gli dissero: “Ecco, un cattivo spirito di Dio ti turba. Comandi il signore nostro ai servi che gli stanno intorno e noi cercheremo un uomo abile a suonare la cetra. Quando il cattivo spirito di Dio sarà su di te, quegli metterà mano alla cetra e ti sentirai meglio”. […] “Ecco, ho visto il figlio di Iesse il Betlemmita: egli sa suonare ed è forte e coraggioso, abile nelle armi, saggio di parole, di bell’aspetto, e il Signore è con lui”. […] Davide giunse da Saul e cominciò a stare alla sua presenza. Questi gli si affezionò molto ed egli divenne suo scudiero. E Saul mandò a dire a Iesse: “Rimanga Davide con me, perché ha trovato grazia ai miei occhi”. Quando dunque lo spirito di Dio era su Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui.
(1Sam 16,14-23)

La tragedia del Primo Re

La figura di Saul figlio di Kis è una delle più tragiche dell’Antico Testamento: difatti il testo ispirato descrive non solo l’allontanamento da Dio, ma il progressivo smarrimento degli affetti che questo comporta. Sotto tale aspetto, la figura di Davide non viene mai banalizzata nel ruolo del liberatore o dell’oppositore al tiranno, ma proposta come quella del figlio che piange la lenta caduta del “padre”.

Innanzi tutto è necessario contestualizzare il brano scelto: dopo secoli di governo semi-tribale1, durante i quali Israele aveva avuto Dio come unico re ed i giudici come Suoi emissari, il Popolo ottiene dal Signore un re come tutti gli altri popoli2. Pur essendo questo gesto una mancanza di fiducia in Dio e nella Sua Regalità, Egli acconsente e dona ad Israele Saul. Egli, della tribù di Beniamino3, viene presentato come un uomo che «[…] sopravanzava dalla spalla in su tutto il popolo»4, un grande guerriero e condottiero che dona al Popolo le tanto sospirate vittorie contro i filistei5. Tuttavia ben presto Saul, pur essendo il consacrato del Signore, viene meno all’alleanza con Dio ed Egli lo abbandona, annunciandogli che un altro, più degno, prenderà la sua corona6.

Non c’interessa ora capire la natura delle colpe da Saul, ma solo sapere che nel momento in cui lo troviamo vittima dello spirito cattivo egli è lontano da Dio. Dal testo potrebbe sembrare che questo demonio che perseguita il re sia stato mandato da Dio stesso come punizione, tuttavia bisogna considerare che gli israeliti attribuivano tutti gli avvenimenti direttamente al Signore, poiché in loro prevaleva la considerazione dell’Onnipotente come Causa Prima di ogni cosa7. Ecco che quindi l’arrivo puntuale di questa creatura testimonia la natura dell’allontanamento di Saul: la colpa del re l’ha portato a rifiutare la presenza di Dio in lui, lasciando il suo spirito solo ed indifeso. Alcuni hanno visto in questo brano una delle pochissime testimonianze di possessione dell’Antico Testamento, tuttavia a ben vedere l’azione di questo spirito non è di sottomissione della volontà, ma di tormento. Più avanti in questo stesso libro vediamo il demonio turbare ancora Saul, ma stavolta il testo ne specifica la ragione: il re temeva il prestigio che le vittorie in battaglia davano a Davide8. È chiaro quindi che l’azione del Maligno sul sovrano è rivolta a distorcere la sua visione della realtà circostante ed a farlo sentire sempre più isolato. Mano a mano che Saul aggrava la sua distanza da Dio, un vero vuoto si forma attorno a lui, tanto che perfino i sui figli supportano Davide alle sue spalle9. In questa prima fase tuttavia sembra che il re abbia ancora coscienza di ciò che stava diventando, tanto che acconsente a cercare un rimedio.

L’azione dei ministri, curiosamente, non propone il soccorso di un sacerdote o di un profeta per combattere questo demonio, ma quello di un semplice pastore. La cosa può sembrare curiosa, ma leggendo attentamente le caratteristiche di Davide ne comprendiamo meglio le ragioni: il ragazzo appare bello in ogni suo aspetto, esteriore ed interiore, e questo ha non il suo culmine ma la sua origine dall’avere il Signore con sé. In effetti, che la presenza del Signore renda più splendente l’uomo che accompagna non è cosa nuova nella Bibbia: nell’Esodo infatti viene detto che il volto di Mosè era splendente per il semplice fatto di essersi trovato faccia a faccia con Dio10. Davide quindi, che è giusto e benedetto da Dio, vede esaltata la bellezza delle sue caratteristiche come un’opera d’arte sotto una splendida luce.

Si canta solo la bellezza

Tuttavia non è tanto la presenza del ragazzo a costituire la soluzione, bensì il suo canto. Fra i tanti talenti con i quali Davide avrebbe potuto esprimere lo splendore che da Dio si rifletteva in lui, proprio la capacità di suonare e cantare melodie è quella che meglio delle altre placa il tumulto interiore del re. A ben vedere la cosa non sorprende, poiché il canto, a differenza di altre espressioni, ha il potere non solo di comunicare ad altri la bellezza donata al singolo, ma anche di esprimere i sentimenti e le emozioni che quest’azione genera nell’animo dell’individuo11. In un certo senso possiamo trovare conferma di questa lettura nel fatto che, secondo un’interpretazione poetica, Davide avrebbe suonato a Saul i salmi, da lui composti su ispirazione divina. Questi canti quindi hanno il potere di trasmettere all’animo ferito del re non solo la bellezza di cui Dio fa rifulgere Davide, ma anche la gratitudine e l’amore di questi verso Colui che tutto gli ha dato. Ascoltando la cetra del figlio di Iesse, il re può, in qualche modo, rivivere il rapporto che aveva con Dio: difatti, la melodia gli dona non solo la possibilità di scorgere la bellezza dei favori divini, ma anche di partecipare alla fervorosa risposta a questi del servo fedele. Ecco che quindi il vuoto lasciato dal Signore, ed ora occupato dal demonio, viene in qualche modo colmato ancora dall’Onnipotente attraverso questa forma di partecipazione. Anche se ciò sarà per Saul solo un palliativo, egli mai riuscirà ad odiare del tutto Davide, poiché come si può non amare qualcuno capace di renderti partecipe del più bel connubio possibile, ossia quello fra Creatore e creatura?

C’è infine anche un altro aspetto che vorrei evidenziare: anche quando ci allontaniamo dal Signore, quando cioè rifiutiamo la Sua Luce e la Sua Consolazione, Egli ci conforta e allieta il nostro animo con la condivisione che coloro che lo amano fanno di quel rapporto. Molto spesso noi cristiani ci dimentichiamo che nostro dovere non è solo di comunicare il Vangelo, ma anche di mostrare la bellezza della sua accoglienza; e ciò non comporta un’inquietante fissità nella gioia, ma la capacità di far rifulgere agli occhi del prossimo quel presente che riceviamo con gratitudine dalle mani di Dio. Se riusciremo a fare questo, anche se non salveremo tutti i peccatori, potremmo radicare comunque una traccia dell’Amore Divino nella loro vita.


1 A questo proposito cfr. Gdc.

2 Cfr. 1Sam 8,5-9.

3 Cfr. 1Sam 9,1-5.

4 1Sam 10,23.

5 Cfr. 1Sam 11,1-11 e 1Sam 13-14.

6 Cfr. 1Sam 15.

7 Cfr. nota 1Sam 16,14 in Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna 2014.

8 Cfr. 1Sam 19,8-10.

9 Cfr. 1Sam 19,1-7 e 1Sam 19,11-17.

10 Cfr. Es 34,29-35.

11 Cfr. Sal 97,1 e 4.

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fr. Giuseppe Filippini
Quando il Signore mi venne a cercare, la mia mente vagava confusa nei caldi spazi dell’inedia, talmente carica di nulla da non poter portare altro con sé. Il mio corpo invece si preparava ad un indefinito inverno nella città di Ancona, gioiello del medio Adriatico (si fa per dire). Nella patria del pesce e del “mosciolo”, per un leggiadro scherzo della Provvidenza, sono nato quasi trentadue anni fa con una sentita inimicizia fra me e qualunque carne marina. La chiamata del Signore mi vide studente in storia ed appassionato consumatore di storie: racconti di tutti i tipi e narrati da aedi di tutte le arti. Ora che lo Spirito mi ha indirizzato nella famiglia di San Domenico ho posto questo mio nulla nelle mani della Vergine Maria e del caro Castigliano e chiedo loro quotidianamente di mostrarmi in ogni storia, vera o immaginaria, la traccia del Divino che lì soggiace. Ora che sto a Bologna studio come studiando rendere omaggio a Dio.