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A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: ‘Elì, Elì, lemà sabactàni?’, che significa: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’. […] Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono
(Mt 27,45-52)

Dopo che il Signore emise volontariamente il suo spirito, si manifestarono visibilmente gli effetti cosmici della sua passione. Tutta la natura si commuove alla morte del suo Creatore.
Il primo episodio ad essere narrato è il velo del tempio che si squarcia da cima a fondo, per indicare che principalmente da questo avvenimento, si vede figurata l’efficacia della morte del Salvatore.
Il Cielo, simboleggiato dal Santo dei santi, rimasto chiuso in seguito al peccato del primo uomo, finalmente viene riaperto grazie al sacrificio di Cristo.

È interessante notare la coincidenza temporale della rottura del velo, con la morte di Cristo in croce.
Possiamo supporre che indichi una realtà nascosta, di cui il tempio infatti era semplicemente figura; il cuore spezzato del Signore.

Il biblista Giuseppe Ricciotti nella sua opera “Vita di Gesù Cristo” scrive:
Dotti fisiologi inglesi credettero spiegare la fuoruscita di sangue ed acqua supponendo una rottura del cuore anteriore al colpo di lancia: nei casi di tale rottura si produrrebbe un’emorragia al pericardio e una successiva decomposizione del sangue, i cui globuli rossi fanno deposito in basso mentre il siero acquoso resta sospeso in alto; cosicché, quando il pericardio è aperto poco dopo la morte, l’elemento sanguigno e quello acquoso ne escono separati fra loro. Perciò la rapida morte di Gesù si spiegava – nel pensiero di questi fisiologi – con una rottura del cuore prodotta da cause morali. Gesù sarebbe morto col cuore spezzato, in senso vero, dal dolore” (G. Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, § 616).

Da ciò possiamo concludere che il tempio, con la morte di Gesù in croce, cessa di essere figura della realtà vera, perché questa ormai è compiuta nel cuore squarciato del Signore, che apre le porte del Paradiso.

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Fr. Lorenzo Maria Bertollo
Fra Lorenzo Maria Bertollo, nato a Varese nel 1998, diplomatosi in ragioneria, ha emesso nel settembre del 2019 la professione semplice nell’Ordine dei frati predicatori. Attualmente studia filosofia presso lo Studio Filosofico Domenicano.