Una donna, raggio di luce

“In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo per il mondo intero, in ricordo di lei, si dirà quello che ha fatto” (Mc 14,9)

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Di lei non sappiamo nulla. Non conosciamo il suo nome, non ci è noto di dove fosse, né tantomeno possediamo una qualche descrizione del volto. Compare nel Vangelo come un raggio di luce fra dense nubi nere che minacciano tempesta e si staglia in tutta la bellezza riflessa del suo cuore, una santa autenticità che Gesù, senza la minima esitazione, rende indelebile e proietta in avanti perché il suo ricordo, vivendo nella Buona Novella, continuasse a scuotere delicatamente ciascuno dei suoi discepoli, ovunque nel mondo.

Se per un verso, infatti, questa donna è uno dei tanti personaggi che intessono il Vangelo di Marco per costruire, con il loro esempio, il lettore, per un altro verso non è come tutti gli altri. Per farla breve, è come se Gesù stesso ci chiedesse di passare attraverso di lei prima di seguirlo definitivamente nella Città santa, dove si compiranno le Scritture.

Gesù è nel pieno della Settimana Santa. Di lì a poco celebrerà la Pasqua come ogni buon ebreo, mancano infatti solo due giorni alla festa. San Marco sottolinea con evidenza questo aspetto cronologico e nell’incalzare del tempo, fra gli ultimi discorsi pubblici del Maestro e le sue ultime visite al Tempio, ci comunica che ormai il cuore dei capi dei sacerdoti e degli scribi si è ostinato, come quello del Faraone d’Egitto, fino a cercare attraverso l’inganno il modo possibile per mettergli le mani addosso. Ed ecco che, come se stessimo alla finestra a guardare lo scontro di due nuvoloni neri che precede lo scoppio di un violento temporale di marzo, i piani mortiferi e menzogneri dei Sacerdoti trovano piena connivenza nell’azione Giuda.

L’estrema sinteticità espositiva del nostro evangelista non ci permette di delineare la figura del traditore e a questo punto ci è chiara solo una cosa: da ora in poi la situazione precipiterà, gli eventi si susseguiranno vertiginosi, il temporale è definitivamente scoppiato. Ma appunto è solo un temporale di marzo.

Infatti, mentre a Gerusalemme imperversa il complotto, Gesù si allontana dalla città assieme ai suoi affetti più cari e si ritira nel non distante villaggio di Betania, in casa di un uomo guarito dalla lebbra, chiamato Simone che lo ospita a tavola. A questo punto Marco dirada per un attimo la caligine, facendovi penetrare un soavissimo raggio di luce, carico di una delicatezza tutta quanta femminile.

Una donna, portando in mano un vasetto pieno di profumo di nardo, si fa spazio tra i commensali che dividevano il banchetto serale, causando il loro stupore e la conseguente disapprovazione di cui sentiamo ancora in lontananza l’eco: “Che fa questa? Che irriverenza: non sa che qui dentro non ci può stare?”. Ma lei è determinata, avvicina velocemente Gesù e compie un gesto delicato e bello: infrange lo stretto collo del vasetto prezioso e ne versa il contenuto sul capo di Gesù. A questo punto tutti respirano l’intensità del profumo emanato dall’unguento e riconoscendone la pregiata qualità, gridano allo scandalo, attaccandola e umiliandola: “Hai sprecato quel profumo autentico”, cioè purissimo.

L’essenza di nardo, con cui la donna profuma il capo di Gesù era assai diffusa in tutto l’oriente antico e poteva raggiungere valori di mercato elevatissimi, data la sua provenienza -prevalentemente l’India – e la difficoltà di produzione: veniva infatti estratta con una tecnica particolare, dalle radici dell’omonima pianta.

L’autenticità di quel nardo non è casuale: mentre nei sacri palazzi di Gerusalemme inizia a diffondersi l’olezzo della menzogna ingannevole che causerà la morte e in Giuda non trova radice nient’altro se non la confusione interiore, quel profumo versato dalla donna è preludio di luce del mattino di Pasqua e intensa fragranza di vita. Ha le caratteristiche di una profezia che annuncia vittoria e Cristo ha voluto che ancora oggi ne venissimo avvolti, come allora quei commensali, per essere ricondotti alla radicale autenticità del rapporto con Lui.  Respirando l’essenza pura di nardo prima della Passione, siamo sollecitati a sforzarci di mirare diritti verso Lui solo sfrondando ogni maschera, perché alla radice del nostro cuore avvenga l’incontro, a viso aperto e senza inganni, autentico come un raggio di luce.

fr. Giuseppe Fracci
Sono nato in un piccolo paese della Provincia di Cagliari nel 1992 e i miei tratti fortemente mediterranei mi caratterizzano e annoverano nel numero del popolo sardo inconfondibilmente, anche se qualcuno ogni tanto mi scambia per sudamericano! Ho lasciato nel 2011 i bei lidi color smeraldo della mia terra, trasferendomi a Milano per studiare Lettere classiche all’Università Cattolica. Potreste portami in qualunque città del mondo ma in ogni caso, sappiate che vi direi ostinatamente: “Milàn l’è semper Milàn”. Tra i Navigli e Brera ho trovato la Vita ma non nei locali di Parco Sempione bensì all’ombra delle magnolie bianche del Chiostro di Santa Maria delle Grazie. Lì, Qualcuno mi ha sussurrato ripetutamente: “va’, e annuncia ai miei fratelli che sono risorto!”. Alla fine ho ceduto e sono diventato bianco anche io… solo nell’abito, la carnagione è sempre la stessa.