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Chi vive nel convento domenicano di Bologna ha un singolare privilegio: poter incontrare i frati e le suore che vengono in pellegrinaggio alla tomba di san Domenico, custodita nella nostra Basilica. A ottobre è passato a salutare la tomba del nostro santo fondatore un uomo imponente, un autentico vichingo in cappa e cappuccio. Per farvelo conoscere meglio, abbiamo deciso di intervistarlo.

Ti vuoi presentare ai nostri lettori?

Mi chiamo Jon Atle (che significa Attila) Wetaas (che significa «Fiaccola sulla Collina», molto domenicano, non ti pare?). Sono nato a Oslo 58 anni fa, dove vivo, e da 16 sono sacerdote domenicano.

Cosa fa un domenicano a Oslo?

Ho lavorato a un progetto della chiesa protestante, che si chiama «Missione in città», per anziani abbandonati, soprattutto vedovi. Con la pensione e la morte della moglie, perdono le loro relazioni sociali. Molti si suicidano. Con loro andiamo a teatro, organizziamo cene, viaggiamo. Siamo stati persino in Francia…

Poi sono diventato cappellano in una parrocchia francescana, con circa 150 nazionalità differenti e molti matrimoni misti. Infine, sono stato sottopriore e ho dovuto lavorare un po’ come economo, un po’ come infermiere. A Natale dell’anno scorso sono stato eletto priore.

Come sono arrivati i domenicani in Norvegia?

In Norvegia la Riforma è arrivata nel 1557: tutti i preti cattolici furono uccisi o scacciati dal paese. Fino al 1843 era illegale essere cattolico, ma poi il re sposò una regina cattolica, Giuseppina. Inoltre, con la rivoluzione industriale, molti lavoratori dall’Europa meridionale vennero a lavorare da noi. Gli ambasciatori chiesero al re di costruire una chiesa cattolica per gli immigrati. Il re acconsentì e la regina mise la prima pietra.

Nel 1921, i domenicani francesi comprarono dei terreni e fondarono il convento di san Domenico a Oslo. Dopo la seconda guerra mondiale ci furono le prime vocazioni norvegesi: tutti provenienti dal luteranesimo. Ancora oggi tutti i norvegesi domenicani sono convertiti, io incluso.

Come diventa domenicano un norvegese?

Abbiamo tutti conversioni e vocazioni adulte. Questo può essere un problema, perché molti si sono sposati, poi magari hanno divorziato… capita quando hai più di 30 anni.

Ho lavorato con mio padre, ho convissuto per molti anni con una ragazza. Quando ci siamo lasciati, ho cominciato a leggere e viaggiare, ad andare alle conferenze a san Domenico e a fare delle esperienze in monastero. Ho passato anche qualche settimana a La Verna.

Quando mi sono convertito non pensavo alla vocazione religiosa. Avevo la mia vita, ma la chiamata diventava più forte. Non sono un intellettuale e non parlavo francese, come potevo entrare nei domenicani francesi? Ma l’ho fatto: ho imparato il francese e studiato filosofia e teologia. Almeno, mi hanno dispensato dal latino!

Cosa ti mancava nella chiesa luterana?

Mia madre pregava con noi prima di andare a letto. I miei genitori erano scout cristiani e cantavano nel coro. A 15 anni, al tempo della cresima (anche i protestanti hanno la cresima), cominciai a leggere la Bibbia. Rimasi affascinato dall’Antico Testamento. Mi chiedevo: devo diventare ebreo? Ma sembrava piuttosto complicato.

Non ero un praticante regolare. Andavo a messa occasionalmente, ma mi annoiavo così tanto che mi sono detto che avrei cercato Dio nella natura, nelle foreste. E così ho fatto.

Quando ho cominciato a leggere cose cattoliche, ad esempio il libro di Chesterton su san Tommaso e molta letteratura spirituale, capii di voler essere parte della Chiesa cattolica. La vedevo come la chiesa madre, il fiume principale che volevo seguire. Quando vengo qui e mi siedo di fronte alla tomba di san Domenico o quando sono a Caleruega, sento di prendere parte alla Storia in un modo diverso. Non è solo appartenere alla Tradizione con la T maiuscola. Anche le nostre storie dei santi e le loro leggende, i fioretti di san Francesco, sono importanti.

Quali sono le relazioni con le altre confessioni?

La cooperazione della chiesa luterana ufficiale con i cattolici si sta intensificando. Ci sono diversi progetti comuni, i due vescovi a Oslo, quello cattolico e quello protestante, sono molto amici. Molto è cambiato da quando ero bambino. I protestanti stanno prendendo abitudini cattoliche: ad esempio le luci votive. La gente ha bisogno di accendere candele per aiutare la preghiera. Ora molti non-cattolici vengono a messa. Noi diamo loro la benedizione e loro sono contenti.

Intanto la secolarizzazione avanza…

La novità è che ora ci sono tanti musulmani quanti cattolici. Loro sono molto visibili, mostrano le loro pratiche religiose. La gente sa più del Ramadan che del cattolicesimo. E ora ci sono anche molti giovani, specialmente cattolici, che desiderano mostrare la propria identità religiosa: portano segni religiosi, rosari, croci.

Non dobbiamo perdere la speranza. Tutti hanno bisogno di qualcosa in cui credere. In Occidente, molti vogliono essere liberi e pensano che Dio sia un padrone che schiavizza. Non capiscono che Dio si è fatto uomo per permetterci di amarci e amarLo. Per non essere più schiavi, ma figli.

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fr. Luca Refatti
Fr Luca Refatti nasce a Bolzano-Bozen nell'anno domini 1979. Impara presto ad amare le mucche, i canederli, l'aria di montagna e la vita al confine. Studia Scienze Internazionali e Diplomatiche e lavora come operatore sociale (entrambe le esperienze gli risulteranno utilissime in seguito). Nel 2008 capisce che la sua vocazione è quella del frate domenicano. Attualmente studia teologia a tempo pieno e l'arabo a tempo perso, è stato ordinato Sacerdote ed è fuggito a Bisanzio.