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Un duplice inizio

Un titolo accattivante non deve necessariamente essere chiaro poiché si prefigge lo scopo di attirare il lettore verso lidi a lui ignoti. Simile è, a mio parere, il potenziale del volume che mi appresto a commentare, poiché non pretende di trattare esaustivamente nessuno dei due elementi che affronta ma solo di farne delicatamente gustare l’aroma al lettore che timidamente vi si avvicina. Lo potremmo definire come un testo divulgativo nel senso migliore del termine, poiché da un lato fornisce informazioni basilari ma precise circa i temi trattati, dall’altro lascia aperte delle domande che, come un dolce appetito, invitano ad un’immersione personale nella materia.
Il volume può suddividersi facilmente in due parti ben distinte: un’introduzione1, curata da fra Claudio Monge OP e pensata per costituire una biografia fondamentale del vescovo di Orano, e una sezione trattativa2 che, ulteriormente suddivisa in brevi capitoli, fornisce direttamente dalla penna del beato Pierre Claverie una sintetica e quanto più possibile esaustiva presentazione dell’Islam.

Forse può essere utile spendere due parole per descrivere l’autore di quest’opera, un personaggio che non tutti conosceranno. Pierre Claverie nacque l’8 maggio del 1938 da una famiglia francese nell’Algeria coloniale. Dopo aver tentato, senza troppo successo, di intraprendere degli studi tecnici, decise di entrare nell’Ordine dei Predicatori e nel 1965 fu ordinato sacerdote. Mentre i francesi algerini, consci della fine dell’esperienza coloniale in Africa settentrionale, stavano abbandonando quella terra, lui decise di orientare i suoi studi e soprattutto il suo ministero nello stabilire un contatto efficace con il mondo musulmano. L’apice di questa esperienza fu l’ordinazione a vescovo di Orano nel 1981: come pastore s’impegnò a promuovere un dialogo, difficile visto il clima vigente, con l’Islam che fosse sincero ma equilibrato. La sua esperienza, come la sua vita, si conclusero tragicamente l’1 agosto del 1996 quando subì il martirio da parte di quelle ali radicali del mondo musulmano che, a suo modo, aveva tanto combattuto.

So già cosa starete pensando: commentando gli scritti di un personaggio tanto illustre eviterò ogni forma di critica e cercherò di canonizzare il testo assieme alla penna che l’ha partorito. Devo ammettere che la tentazione c’è, se non altro per una forma di devoto rispetto alla levatura umana del soggetto, tuttavia cercherò di evitarlo, non solo per onestà intellettuale ma anche per stimolare in chi si accosterà allo scritto una coscienza critica che, seppur in minima parte, permetta una lettura obiettiva dell’uomo e del suo pensiero.

Il figlio di una fine

Quando si decide di delineare in poche decine di pagine il profilo storico di un uomo, non ci si può esimere dal trovare la chiave di volta della sua storia. La scarsità di spazio infatti impedisce di proporre al lettore tutta la complessità che inevitabilmente l’individuo infonde nella sua vita, per cui è necessario scovare quell’elemento che, pur senza essere esaustivo, funga da sintesi efficace. Il curatore della nostra introduzione l’ha trovato nella vicenda politica. Padre Monge ha acutamente compreso che non è possibile leggere le azioni e le parole, tanto meno le idee, del beato Pierre Claverie senza considerare la complessa vicenda politica e sociale nella quale non solo visse ma s’immerse con evangelica passione. Il beato vescovo viene efficacemente inserito in un’Algeria che si stava scrollando di dosso la pesante coltre di un colonialismo ormai esaurito e che cerca una propria identità anche nella contrapposizione coi simboli dei vecchi dominatori. La figura umana qui brevemente presentata è quella di un pastore che non si arrende a chiudere le sue origini come una delle tanto numerose parentesi nere della storia ma esige di distinguere Cristo dalle azioni di coloro che, più o meno indegnamente, Lo presentarono. Il risultato è il sintetico ritratto di un mediatore che ha colto l’amaro frutto di un odio e l’ha fecondato con la Carità di Cristo.

Il limite di questa sezione sta nell’unicità della scelta. Invece di dare al punto di vista sele

zionato un ruolo predominante ma non unico padre Monge, a parere di chi scrive, ha escluso in modo eccessivo altre prospettive dando un’immagine del beato Claverie un po’ troppo monolitica. Un aspetto che forse avrebbe potuto introdurre maggiormente è la posizione teologica del vescovo di Orano vista non solo in funzione della situazione storica e sociale affrontata ma presa anche sotto una luce più astratta, che ne potesse indicare anche i limiti. Il risultato è una presentazione appassionata ma forse troppo elogiativa.

Fratelli vicini e lontani

Il beato Pierre Claverie insieme al vescovo copto Pacomio nel 1980.
Il beato Pierre Claverie insieme al vescovo copto Pacomio nel 1980.

La seconda sezione del testo è formata dalla raccolta e sistemazione di tre articoli scritti dallo stesso Claverie fra il 1971 ed il 1989. I testi sono presentati senza una discontinuità interna evidente, tanto che, a dispetto della loro differente origine, li si potrebbe pensare composti come un discorso continuo e coerente. Ad una lettura più attenta si può riscontrare tuttavia una suddivisione: i primi due articoli proposti uscirono sulla rivista “Nuova Umanità” rispettivamente nel 19883 e nel 19894 e vanno a formare un’unitaria presentazione dell’Islam costruita attraverso una serie di punti focali. Questi vanno dalla comunità islamica nella sua forma più elementare alla concezione musulmana della mistica e sono caratterizzati da una brevità efficace, accattivante e capace di sfiorare delicatamente i confini con la fede cristiana. Lo stile, semplice ma professionale al contempo, non si perde in considerazioni troppo concettuali ma vive intensamente il suo scopo primario, cioè quello di essere un ponte fra due culture. Il lettore trarrà quindi beneficio non solo dalla discorsività accessibile ma anche dalla piena e trasparente coscienza che il beato vescovo di Orano aveva dei destinatari del testo. Il punto di vista adottato è quello di un cristiano desideroso di penetrare una fede diversa dalla sua con rispetto e stima e per questo capace di cogliere le domande ed i dubbi dei suoi lettori. Tale stretta relazione che lo scritto possiede con i suoi interlocutori ne determina anche alcuni limiti. La volontà del beato Claverie di presentare l’Islam attraverso i suoi aspetti positivi, pur mai scadendo in posizioni semplicistiche, ha come conseguenza un’idealizzazione eccessiva dalla quale il lettore, pur avvertito, può trarre un’immagine leggermente distorta del mondo islamico. A mio parere tale caratteristica riflette non una superficialità dell’autore ma la sua volontà di costruire le basi per una conoscenza dell’altro che possa reggerne i limiti; ecco che quindi il difetto obiettivo del testo si trasforma, da questa prospettiva, nella delicata spinta che il beato Claverie da ai suoi lettori a penetrare la superficie da lui appena sfiorata.

Il terzo articolo, più lungo degli altri due, uscì sulla rivista “Sacra Doctrina” nel 19715 e viene posto alla fine del volume perché si presenta come un condensato di teologia islamica. Composto prima della nomina di Claverie all’episcopato6, il testo presenta un intento introduttivo simile a quello degli scritti precedentemente proposti ma senza l’evidente riferimento pastorale; ecco che quindi presenta concetti e termini meno immediati e non pone un confronto diretto con il cristianesimo. I destinatari sono evidentemente lettori più specializzati, tuttavia ciò non mina eccessivamente l’accessibilità dell’esposizione: il lettore moderno, dopo la parentesi introduttiva dei precedenti articoli, si troverà ad avere tutti gli strumenti per comprendere l’esposizione del beato Claverie il quale, dal canto suo, non sembra perdere mai di vista l’intento sostanzialmente educativo di questi suoi scritti.

Alla luce dell’alba

Per concludere, il libro in questione è un’importante introduzione a due aree d’approfondimento ampie ed attuali: la vita e la santità del beato Pierre Claverie, che la Chiesa ci propone in questi giorni come esempio di rispetto e testimonianza, e la cultura musulmana, che il vescovo di Orano ci presenta non come una presenza aliena ed ostile ma come anima di un popolo che per essere condotto a Cristo deve prima essere compreso e rispettato nella sua identità e bellezza.

Pierre Claverie, Un vescovo racconta l’Islam, ESD, Bologna 2018, 12 €.

Per leggere la recensione a un altro testo di Mons. Pierre Claverie: Pierre Claverie, L’incontro e il dialogo.


1 Pierre Claverie, Un vescovo racconta l’Islam, ESD, Bologna 2018, pp.11-35.

2 Ibidem, pp. 39-128.

3 Conoscere meglio l’Islam I, in Nuova Umanità 60 (1988), pp. 19-40.

4 Conoscere meglio l’Islam II, in Nuova Umanità 61 (1989), pp. 31-56.

5 Sacra Doctrina 62, aprile-giugno 1971, pp. 247-275.

6 Il beato Pierre Claverie verrà nominato vescovo di Orano il 2 giugno del 1981; cfr Claverie, Un vescovo racconta l’Islam, p. 20.


Riconoscimenti per l’immagine di copertina: per la moschea, Dan A’Vard, heart and soul; per la luna, Mark Forbes, Crescent Moon & Venus conjunction.

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fr. Giuseppe Filippini
Quando il Signore mi venne a cercare, la mia mente vagava confusa nei caldi spazi dell’inedia, talmente carica di nulla da non poter portare altro con sé. Il mio corpo invece si preparava ad un indefinito inverno nella città di Ancona, gioiello del medio Adriatico (si fa per dire). Nella patria del pesce e del “mosciolo”, per un leggiadro scherzo della Provvidenza, sono nato quasi trentadue anni fa con una sentita inimicizia fra me e qualunque carne marina. La chiamata del Signore mi vide studente in storia ed appassionato consumatore di storie: racconti di tutti i tipi e narrati da aedi di tutte le arti. Ora che lo Spirito mi ha indirizzato nella famiglia di San Domenico ho posto questo mio nulla nelle mani della Vergine Maria e del caro Castigliano e chiedo loro quotidianamente di mostrarmi in ogni storia, vera o immaginaria, la traccia del Divino che lì soggiace. Ora che sto a Bologna studio come studiando rendere omaggio a Dio.