Condividi

Una scelta d’appetito

Secondo l’iscrizione posta anticamente sulla porta della celebre biblioteca di Tebe, la lettura è da considerarsi “medicina per l’anima”. Forse per questo scegliere un libro può non essere un’operazione del tutto banale. Lo dimostrano le lunghe ore trascorse da taluni (tra cui il sottoscritto) nelle librerie alla ricerca di un nuovo testo da aggiungere alla propria biblioteca. Per svolgere al meglio questa complicata operazione ciascuno dispone delle proprie modalità e custodisce gelosamente i suoi peculiari “trucchi del mestiere”. Tra tutti, emergono due elementi capaci di influenzare notevolmente la valutazione e ridurre, almeno in parte, il rischio di incappare in una delusione: il titolo dell’opera e il suo indice, che, come una mappa, dovrebbe consentire al potenziale lettore di decidere se affrontare veramente il viaggio della lettura ed eventualmente, programmare ritmi e tappe del cammino.

Di questi due strumenti mi sono servito nello scorso mese di luglio, decidendo l’acquisto e la lettura dell’opera Breve storia dell’arte sacra cristiana” pubblicata circa sei anni orsono dal celebre Mons. Timothy Verdon, sacerdote dell’arcidiocesi di Firenze e storico dell’arte internazionalmente conosciuto ed apprezzato.

A richiamare anzitutto la mia attenzione ed il mio “appetito” di lettore fu anzitutto il titolo che, seppur non rappresenti un esempio di originalità, al termine della lettura si è senza dubbio dimostrato una promessa mantenuta. L’opera di don Timothy è effettivamente breve soprattutto se confrontata con altri testi riguardanti il medesimo tema. Appena 288 pagine dal contenuto non eccessivamente massiccio capace di favorire una lettura attenta e scorrevole. Ciò rende il libro uno strumento accessibile anche a lettori non esperti in materia, alla ricerca di un primo approccio al tema dell’arte sacra capace di offrire un panorama generale su di essa, come pure solide basi per successivi approfondimenti personali. La trattazione è correlata da un inserto iconografico di 16 pagine che forse “breve” lo è un po’ troppo.

Arte sacra e storia

L’autore del saggio si focalizza poi su un elemento-chiave che è necessariamente quello della “storia”: «Il cristianesimo infatti è una religione storica, che crede in un Dio operante nel tempo fino al punto di mandare suo Figlio a diventarne parte in un’epoca specifica; crede poi in una chiesa inserita come lievito nella storia di periodi temporali altrettanto specifici. Consegue che l’arte esprimente questa fede è similmente aperta alle dinamiche storiche dei periodi in cui si sviluppa, assumendo, ma anche illuminando e trasformando, le preoccupazioni, le soluzioni, gli stili e gli ideali culturali che li caratterizzano»1.

Dopo aver mostrato le modalità con cui l’autore porterà avanti la sua trattazione, il titolo propone al lettore l’argomento fondamentale del testo: l’arte sacra. Ogni pagina dell’opera di don Timothy è una celebrazione degli uomini che, nel corso dei secoli, mettendo il loro ingegno al servizio di Dio e della Chiesa hanno «edificato e decorato i suoi templi, celebrato i suoi dogmi, arricchito la sua liturgia»2. Il testo rende omaggio a tutti coloro che hanno saputo collaborare a tradurre il «messaggio divino nel linguaggio delle forme e delle figure, a rendere sensibile il mondo invisibile»3.

Fede e immagine

È così possibile evincere come, senza trascurare i dovuti riferimenti alle espressioni artistiche proprie di altre tradizioni culturali e religiose, l’autore concentri la sua attenzione all’arte sacra cristiana. Forse inconsapevolmente, l’indice stesso dell’opera permettere di cogliere in modo mirabile e singolare, questa significativa peculiarità. Il libro consta di sette capitoli e un’introduzione; 7+1. Sulla scorta dell’antica settimana ebraica, nei «sette giorni, figura del tempo, seguiti dall’ottavo, figura dell’eternità, i Padri del IV secolo scorgeranno il simbolo della concezione cristiana della storia»4. Il numero 8 divenne ben presto emblema della domenica, il «giorno primo ed ultimo, giorno radioso e splendido, del trionfo di Cristo»5, dell’esaltazione di Colui che «nascendo da Maria Vergine, ha inaugurato i tempi nuovi; soffrendo la passione, ha distrutto i nostri peccati; risorgendo dai morti, ci ha aperto il passaggio alla vita eterna»6.

L’autore desidera pertanto che il lettore comprenda bene «il rapporto particolarissimo di Cristo, il Verbo fattosi uomo per essere “immagine” dell’invisibile Dio, con immagini umane che parlano di Dio, con edifici (perché anche l’edificio sacro costituisce una “immagine”), sculture, pitture, miniature, vetrate, avori, oreficerie. Si tratta invero di un rapporto unico nella storia delle religioni, perché mentre in altri sistemi di fede l’arte illustra contenuti il cui baricentro rimane altrove, nel cristianesimo essa conduce, per la sua stessa natura, al cuore della cosa creduta: al paradosso cioè di un Dio spirituale che ha voluto esprimersi in forma materiale»7. Sulla base di questo il «ruolo dell’arte nella nuova alleanza sarà appunto quello di un annuncio, finalizzato alla comunione, di “quello che era dal principio” e che alcuni hanno ora sperimentato in modo sensorio – che hanno cioè “udito”, “veduto”, “contemplato” e perfino “toccato” –: la Parola incarnata, Vita eterna che, rendendosi visibile, suscita in chi la vede una testimonianza gioiosa»8.

Con questa consapevolezza che sgorga dalla fede la «presente Breve storia dell’arte sacra cristiana mira a suggerire le logiche interne di questo millenario processo di assunzione, illuminazione, e trasformazione. Ripercorrendo la storia della chiesa e delle culture a cui essa ha contribuito con il suo servizio, vuole situare gli edifici, le opere plastiche e pittoriche, gli oggetti e le altre creazioni visive, nel susseguirsi di correnti di teologia e di spiritualità, sullo sfondo costante della liturgia e della Parola di Dio. Attraverso l’arte del passato – il “deposito” visivo che la fede dei cristiani ci ha affidato – vuole vedere e far vedere il Verbo della vita, Gesù Cristo, che era presso il Padre, ma si è reso visibile agli uomini. Nelle raffigurazioni di Cristo, di Maria, dei santi – ma anche nell’ordine astratto dell’architettura e in quello mistico delle immagini simboliche – vuole riscoprire la bellezza della fede»9, quella sola che «schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’Altro, verso l’Oltre da sé. Se accettiamo che la bellezza ci tocchi intimamente, ci ferisca, ci apra gli occhi, allora riscopriamo la gioia della visione, della capacità di cogliere il senso profondo del nostro esistere, il Mistero di cui siamo parte e da cui possiamo attingere la pienezza, la felicità, la passione dell’impegno quotidiano»10.

Timothy Verdon, Breve storia dell’arte sacra cristiana, Queriniana, Brescia 2012, pp. 288, Euro 22,00.


  1. Timothy Verdon, Breve storia dell’arte sacra cristiana, Queriniana, Brescia 2012, p. 22.
  2. Omelia di Paolo VI nell’occasione della chiusura del Concilio Vaticano II (8 dicembre 1965), in Acta ApostolicaeSedis 58 (1966), p. 13.
  3. Ibidem
  4. Jean Danielou, Bibbia e Liturgia, Società Editrice Vita e Pensiero, Milano 1958, p. 352.
  5. Dalla Liturgia delle ore, inno delle Lodi Mattutine della domenica.
  6. Prefazio delle domeniche del Tempo Ordinario IV.
  7. Timothy Verdon, Breve storia dell’arte sacra cristiana, p. 8.
  8. Ibidem, p. 15.
  9. Ibidem, p. 23.
  10. Benedetto XVI, Discorso durante l’incontro con gli artisti, 21 novembre 2009, in https://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2009/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20091121_artisti.html

Riconoscimenti per l’immagine di copertina: Opera di Santa Maria del Fiore.

fr. Alessandro Amprino
Fr. Alessandro Amprino, secondo i documenti proviene da Torino, città dove è nato l’8 aprile 1991. Tuttavia, coloro che lo conoscono meglio sanno che preferisce definirsi originario di Cumiana, piccolo paese del Piemonte apprezzato nel corso dei secoli dai tanti forestieri che soggiornandovi vi hanno trovato “buon’aria, buon vino e gente umana”. Nell’ottobre 2012 inizia il suo cammino di formazione alla vita religiosa e sacerdotale sulle orme di san Domenico. Studente di teologia, si interessa in modo particolare di Liturgia. Il 20 ottobre scorso è stato ordinato Diacono e deve quindi occuparsi del tradizionale servizio delle mense. Consapevole che la Sapienza è un lauto banchetto imbandito da Dio per il suo popolo ha incominciato a servire tra i banchi della scuola media Sant'Alberto Magno di Bologna come docente di Religione.