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Secondo Marco Guzzi poeta e filosofo contemporaneo il cristianesimo oggi sta vivendo una crisi adolescenziale, ovvero la fede cristiana sta vivendo una nuova nascita, una nuova crescita, seppur faticosa e a volte scoraggiante. E secondo il noto pensatore, oggi la nuova evangelizzazione si deve confrontare con due luoghi comuni fondamentali: la fede come questione privata e l’uguaglianza tra le varie fedi religiose.

La fede come questione privata

Il primo induce a pensare che la verità non sia qualcosa che abbia a che fare con la fede bensì con la scienza. È la scienza a dirmi che cos’è la verità, cioè ciò che è valido universalmente per tutti. La fede religiosa è una questione puramente soggettiva: si può credere ciò che pare perché la fede nei confronti della verità è assolutamente irrilevante. Secondo questa logica, se la fede è veramente irrilevante nei confronti di ciò che è vero, allora è giusto credere tutto e il contrario di tutto, purché soddisfi le proprie esigenze ed aspettative personali, a prescindere da qualsiasi connotazione veritativa.

Tante fedi religiose tutte sullo stesso piano?

L’idea di fondo del secondo luogo comune è che ogni fede è uguale all’altra. Perché? Le religioni sono solo grandi metafore attraverso le quali l’uomo cerca di spiegare il mistero inaccessibile di Dio. Se però è tutta una figura retorica, allora una metafora vale l’altra, indistintamente. Il credere in una determinata religione dipenderà semplicemente dal luogo storico-geografico e dalla cultura in cui una persona è nata e cresciuta. A questo punto, poniamoci una domanda: a cosa mi serve credere in una religione piuttosto che in un’altra, se alla fine sulle questioni che riguardano la verità – e dunque anche la verità su me stesso – non cambia nulla poiché la fede non ha nulla a che vedere con la verità?

Innanzitutto Marco Guzzi rileva che le religioni non sono affatto paritarie tra loro. Infatti esiste una storia delle religioni che dimostra questo. Le religioni hanno un loro sviluppo storico-evolutivo e questo le distingue. Infatti la religione non è un fenomeno che si ripete al di fuori della storia, ma, come tutti i fenomeni, si radica nella storia e dunque conosce uno sviluppo progressivo che deve portare ad un compimento.

La provocazione di Cristo

Dunque, la prima cosa che bisogna comprendere è che lo Spirito agisce nella storia, manifestandosi nei diversi compimenti epocali. Ma qual è il centro di ciascuno di essi? Dal punto di vista cristiano (che non è solo un ‘punto di vista’), la storia delle religioni trova il suo apice e la sua pienezza nell’evento del Dio fatto uomo, in Cristo. Possiamo immaginare una rivelazione ulteriore? Se Dio si incarna, si dà tutto all’uomo, se si dà tutto che cos’altro potrebbe dare al di là del tutto? Niente. Nella sua rivelazione, il Signore non poteva spingersi oltre, non poteva più di questo: rivelarsi come Dio-uomo profondamente radicato in un vissuto storico. Questa rivendicazione del cristianesimo è un unicum che non ha eguali nella storia ed è la pretesa di una pienezza che nessun’altra religione ha osato proferire, tanto che Cristo è addirittura accusato di bestemmia!

Ciò significa che nel cristianesimo – ovvero nell’evento dell’Incarnazione di Dio – abbiamo l’apice di ogni rivelazione divina che contraddice radicalmente qualsiasi rivelazione storica precedente di un Dio tiranno e despota, nella sua trascendenza esterno e quasi estraneo alla storia del mondo. Nel cristianesimo Dio allo stesso tempo si rivela come un essere radicalmente implicato nella storia e ci dice che noi siamo un valore assoluto in quanto figli di Dio al di là della storia. E proprio in quanto figli di Dio partecipiamo del suo stesso atto creativo! Usando le parole di Guzzi: “Io sono più grande del mondo e io, in Cristo, sono chiamato a redimere il mondo”.

Qui il link al video della conferenza tenuta dal prof. Marco Guzzi.

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fr. Filippo Rubini
Mi chiamo Filippo Rubini, ho 34 anni e sono nato a Ferrara. A 14 anni sono entrato nel seminario di Ferrara dove ho conseguito il diploma di liceo magistrale e successivamente il baccalaureato in teologia. Alle soglie del diaconato sono uscito dal seminario per entrare nell'Ordine dei Frati Predicatori. Attualmente sto terminando la licenza in teologia sistematica e contemporaneamente sto frequentando il corso di composizione al conservatorio G. B. Martini in Bologna.