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L’Europa stava ancora cercando di superare l’immenso orrore della I guerra mondiale, che Benedetto XV (1914-1922) aveva cercato, con ogni mezzo, di scongiurare, quando il papa rivolse al mondo una parola di speranza e affidò alla Chiesa la missione di perseverare nell’annuncio del Vangelo, in modo particolare con l’attività missionaria. La lettera apostolica Maximum Illud, di cui lo scorso 30 novembre ricorreva il centesimo anniversario, fu, per certi versi, profetica e capace di andare oltre lo scenario presente e perfino oltre quelle nubi nere che si stavano addensando sull’Europa e sul mondo, in cui si erano già messe in moto le oscure forze che avrebbero portato, vent’anni dopo, allo scoppio del secondo conflitto mondiale.

Papa Benedetto XV dimostrò con questo documento di avere una chiara visione della missione universale della Chiesa, chiamata ad annunciare il Vangelo di Gesù Cristo fino ai confini della terra, superando ogni divisione umana, ogni impedimento alla predicazione e alla testimonianza della fede della Chiesa. Si tratta della stessa chiamata che uno dei suoi successori, papa Francesco, ha voluto rinnovare con il mese straordinario per le missioni. Scrive papa Benedetto XV ai missionari: «che voi non dovete propagare il regno degli uomini ma quello di Cristo, e non aggiungere cittadini alla patria terrena, ma a quella celeste»1.

Ecco che questa missione ha la capacità di cogliere il senso profondo dell’annuncio. Si tratta di una missione che coinvolge, in realtà, non solamente qualcuno, ossia i chiamati, religiosi e laici, a raggiungere una terra di missione. In questo, il mondo è molto diverso da quello a cui guardava Benedetto XV: in forza del sacerdozio comune che fa di ogni battezzato, sacerdote, re e profeta, ognuno è chiamato ad essere missionario. Quello che è cambiato e sta attualmente cambiando è la visione della missione: non si tratta solamente di una missione ad extra, magari in senso unidirezionale: l’annuncio del Vangelo non può esserci senza una vera relazione in cui il missionario non è chiamato solo ad annunciare ed accogliere, ma anche ad ascoltare ed essere accolto, senza che, però, ci sia confusione sull’evangelizzazione e sul concetto di inculturazione che non può portare né a forme di indifferentismo, né di sincretismo, che non solo non aiuterebbero la missione ma, di fatto, la negherebbero.

In questo senso il richiamo di Benedetto XV a ogni missionario che si impegni a conoscere non solo la lingua, ma anche la cultura delle persone a cui si rivolge, è un utile invito a combattere la tentazione dell’autoreferenzialità e ad essere fedeli alla missione di annunciare il Vangelo ad ogni persona, indipendentemente dalla condizione di questa. Ed è anche per quello che Benedetto XV cita come esempio, fra gli altri, il nostro confratello Bartolomeo de Las Casas che: «gloria e luce dell’Ordine Domenicano, si consacra alla protezione di poveri indigeni, contro l’infame tirannia degli uomini, allo scopo di liberarli dalla durissima schiavitù dei demoni»2. Lo scopo della missione non può essere altro, per usare le parole del motto pontificio di Pio X, che di Benedetto XV fu predecessore: “Instaurare omnia in Christo”.

Il senso profondo della missione che emerge dalle parole del Papa, è quello di donare ciò che a sua volta si è ricevuto: scrive ancora papa Benedetto XV sull’importante tema della formazione dei religiosi e dei sacerdoti: «Non è quindi sufficiente una formazione qualsiasi e rudimentale, tanto da poter essere ammesso al sacerdozio, ma essa deve essere completa e perfetta […]. Poiché, come la Chiesa di Dio è universale, e quindi per nulla straniera presso nessun popolo, così è conveniente che in ciascuna nazione vi siano dei sacerdoti capaci di indirizzare, come maestri e guide, per la via dell’eterna salute i propri connazionali […] sarebbe assai sconveniente che i banditori della verità fossero inferiori ai ministri dell’errore».

Insieme alla scienza, papa Benedetto XV indica come elemento fondamentale di ogni missione la vita santa: circa il missionario, «sia egli adunque esemplarmente umile, obbediente e casto: sia specialmente pio, dedito alla preghiera e in continua unione con Dio, patrocinando con zelo presso di Lui la causa delle anime. Poiché quanto più sarà congiunto con Dio, tanto più abbondantemente gli sarà concessa la grazia del Signore. Ascolti l’esortazione dell’Apostolo: “Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza”».


1 Tutte le citazioni di questo articolo sono da Benedetto XV, Maximum Illud, http://www.vatican.va/content/benedict-xv/it/apost_letters/documents/hf_ben-xv_apl_19191130_maximum-illud.html, consultato alle h. 11:18 del 06.12.2019.

2 Per approfondire al figura di Las Casas: Lunga vita al Vero Re: l’uomo chiave.


Riconoscimenti per le immagini: per la copertina, rielaborazione dalla foto di Stuart Rankin, “Map of the World : Map of Japan” e del dipinto di Antonio Fabrés Costa: “Benedetto XV”.

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fr. Giovanni Ruotolo
Frate domenicano, appassionato di San Tommaso e San Paolo e di troppe altre cose. Serio ma non troppo. Mi piacciono i libri, i gatti e imparare da quelli che sanno più di me. Per contattare l'autore: fr.giovanni@osservatoredomenicano.it