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Siamo ormai all’inizio del mese di novembre, e con la celebrazione della solennità di Tutti i Santi la Chiesa rinnova l’invito a guardare in alto, verso la nostra meta: la casa di Dio, dove forse qualche nostro caro amico o familiare anche quest’anno ci ha preceduto.

Nella solennità del 1° novembre abbiamo “la gioia di celebrare i meriti e la gloria di tutti i Santi”, anche di quelli che, per la limitatezza dei mezzi umani, la Chiesa non ha canonizzato ufficialmente: «La liturgia ci invita a condividere il gaudio celeste dei santi, ad assaporarne la gioia. I santi non sono una esigua casta di eletti, ma una folla senza numero, verso la quale la liturgia ci esorta oggi a levare lo sguardo. In tale moltitudine non vi sono soltanto i santi ufficialmente riconosciuti, ma i battezzati di ogni epoca e nazione, che hanno cercato di compiere con amore e fedeltà la volontà divina. Della gran parte di essi non conosciamo i volti e nemmeno i nomi, ma con gli occhi della fede li vediamo risplendere, come astri pieni di gloria, nel firmamento di Dio»1.

La santità: traguardo della nostra vita, nostro pieno compimento in Dio; la santità non è affatto una cosa riservata a preti e suore! È la nostra comune vocazione: siamo chiamati da Dio ad andare a goderlo, in Cielo, dopo il tratto terreno della nostra vita.

Battesimo e santità

La santità è un’esigenza che discende dal nostro Battesimo, «fondamento di tutta la vita cristiana, vestibolo d’ingresso nella vita dello Spirito, e la porta che apre l’accesso a tutti gli altri sacramenti»2.

La liturgia battesimale, sia di un bambino che di un adulto, sia celebrata all’interno della Messa (o della Veglia Pasquale) che fuori di essa, presenta una straordinaria ricchezza di simboli.

Noi ci soffermiamo qui solo sul rito essenziale del Battesimo, senza il quale il sacramento non può dirsi davvero conferito. Battesimo deriva dal greco baptizein, “tuffare” o anche “immergere”: il rito essenziale di tale sacramento, nella Chiesa latina, non prevede l’immersione come avviene in Oriente, ma consiste nel versare l’acqua benedetta sul capo del candidato; tale triplice infusione è accompagnata dalle parole del sacerdote che deve dire: “(Nome che si impone al candidato), io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
A tal proposito, la Congregazione per la Dottrina della Fede, in una nota dottrinale risalente al giugno scorso specifica che non si può adoperare la formula: “Noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”; e che eventuali Battesimi così compiuti sono invalidi, cioè mai davvero avvenuti, da rifare integralmente.

Questo perché il ministro del Battesimo non agisce a nome della comunità o dei genitori o dei parenti o padrini, ma «agisce in quanto segno-presenza dell’azione stessa di Cristo che si compie nel gesto rituale della Chiesa».
Ciò si deve al fatto che «i Sacramenti, in quanto istituiti da Gesù Cristo, sono affidati alla Chiesa perché siano da essa custoditi. Appare qui evidente che la Chiesa, sebbene sia costituita dallo Spirito Santo interprete della Parola di Dio e possa in una certa misura determinare i riti che esprimono la grazia sacramentale offerta da Cristo, non dispone dei fondamenti stessi del suo esistere: la Parola di Dio e i gesti salvifici di Cristo.
Risulta pertanto comprensibile come nel corso dei secoli la Chiesa abbia custodito con cura la forma celebrativa dei Sacramenti, soprattutto in quegli elementi che la Scrittura attesta e che permettono di riconoscere con assoluta evidenza il gesto di Cristo nell’azione rituale della Chiesa»3.

Tanto più che i frutti del santo Battesimo sono copiosissimi: esso rimette il peccato originale (triste retaggio dei progenitori) e tutti i peccati personali e anche le loro corrispettive conseguenze. Col Battesimo, siamo fatti nuova creatura, figli adottivi di Dio in quanto «partecipi della natura divina»4, membra di Cristo, tempio dello Spirito Santo. Il Battesimo ci incorpora nella Chiesa, alla cui vita apostolica e missionaria siamo chiamati a partecipare, con rispetto e carità nei confronti di chi la guida; ci garantisce di poter ricevere i Sacramenti, essere nutriti dalla parola di Dio e sostenuti dagli altri aiuti spirituali della Chiesa (come le indulgenze)5.

Battesimo e salvezza

È necessario il Battesimo per salvarsi, per entrare nella beatitudine eterna del Paradiso?
Sì: per tutti coloro ai quali è stato annunziato il Vangelo e che hanno modo di chiederlo, sì. Ciò in virtù delle chiarissime parole del Signore Gesù: «Chi sarà battezzato, sarà salvato»6 e «Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»7. La Chiesa non conosce altro mezzo all’infuori del Battesimo per assicurare l’ingresso nella beatitudine eterna; perciò si guarda dal trascurare la missione ricevuta dal Signore di far rinascere «dall’acqua e dallo Spirito» tutti coloro che possono essere battezzati. Dio ha legato la salvezza al sacramento del Battesimo, tuttavia egli non è legato (“costretto”) ai suoi sacramenti8.
In merito, è eloquente la vita di san Giuseppe Cânh (1763-1838), terziario domenicano vietnamita, medico assai solerte, che si trovò parecchie volte ad amministrare il Battesimo a neonati in pericolo di vita; egli, morto martire, dopo essere stato imprigionato ed essersi rifiutato di calpestare il Crocifisso, ci lascia la testimonianza luminosissima sulla preziosità del Battesimo.

Il Battesimo imprime in noi un carattere, ossia un sigillo indelebile dello Spirito Santo, che nessun uomo e nessun peccato potrà mai cancellare, sebbene il peccato impedisca al Battesimo di portare frutti di salvezza. Tale sigillo abilita e impegna i cristiani a servire Dio nella liturgia della Chiesa e a esercitare il sacerdozio battesimale con una vita santa, e chi lo avrà custodito fedelmente sino alla fine, potrà morire con la fede del proprio Battesimo, nell’attesa della beata visione di Dio – compimento della fede – e nella speranza della risurrezione finale9.

Questa stupenda prospettiva di vita, che promana dal Battesimo, ci sia di conforto tra le molte difficoltà di questi mesi.
Ci rallegri e ci accompagni l’esultanza della Chiesa che oggi canta così: «Oggi, o Signore, ci dai la gioia di contemplare la città del cielo, la santa Gerusalemme che è nostra madre, dove l’assemblea festosa dei nostri fratelli (i Santi) glorifica in eterno il tuo nome. Verso la patria comune noi, pellegrini sulla terra, affrettiamo nella speranza il nostro cammino, lieti per la sorte gloriosa di questi membri eletti della Chiesa, che ci hai dato come amici e modelli di vita»10.


Riconoscimenti immagine: Cupola del battistero di Padova. Foto di Zairon.


1 Benedetto XVI, Omelia per la Messa di Tutti i Santi 2006.

2 Catechismo della Chiesa cattolica, 1213.

3 Responsum della CDF ad un dubbio sulla validità del Battesimo conferito con la formula “Noi ti battezziamo…”, 24 giugno 2020, facilmente reperibile su http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2020/08/06/0406/00923.html

4 2Pt 1,4.

5 Cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, 1262 e ss.

6 Mc 16,16.

7 Mt 28,19.

8 Cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, 1257. Per approfondire il delicato tema della salvezza dei non battezzati, si veda la costituzione conciliare Gaudium et spes, 22.

9 Cfr. in particolare: Catechismo della Chiesa cattolica, 1274.

10 MESSALE ROMANO, Prefazio della Messa nella solennità di Tutti i Santi.

 

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fr. Stefano Pisetta
Nato tra le maestose giogaie trentine nel maggio 1996, cresciuto tra i boschi e campi di un grazioso paesino dell’alta Valsugana (sì, quella della canzone degli alpini…), dopo la maturità scientifica, indeciso se entrare in seminario diocesano, si orienta infine alla vita claustrale delle bianche lane. Ha emesso professione semplice nel settembre 2019 e attende ai filosofici studi.