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“Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme”. (Mc 15,40-41)

 

Lei non c’è, sul suo nome cala il velo del silenzio. Dallo stilo dell’Evangelista Marco non esce una parola o un qualsiasi espediente retorico che faccia intuire la sua presenza. Eppure non possiamo negare che il cuore vada altrove, nella direzione diametralmente opposta.

Quasi spontaneamente nasce una domanda e io gliela voglio rivolgere: come potevi non esserci, Maria? Io non ci credo che hai avuto paura e ti sei nascosta anche tu! E poi, la Tradizione della Chiesa, quei messaggi che gelosamente custodiamo e che ci trasmettiamo, ci hanno sempre parlato della tua presenza nell’Ora del tuo Figlio, del tuo stare silenzioso sotto il supplizio della croce.

E se incontrassi san Marco ora, porrei anche a lui una domanda: perché hai fatto di Lei, la grande assente della Pasqua?

Stai attento! — son certo che mi risponderebbe — leggi il Vangelo e cerca con attenzione!

Va bene, proviamoci… rileggo la Passione, magari mi è sfuggito qualcosa, non son stato attento alle parole e alle singole lettere o forse ho corso troppo e per questo non mi sono accorto di qualche perifrasi che parlava di Lei. Cerco di nuovo!

Nulla! Non ho trovato di nuovo nulla! Eppure ho riletto tutto: ho passato in rassegna ad uno ad uno tutti i personaggi… ma di Lei nulla. Ma che hai fatto, possibile che tu te ne sia dimenticato?

Se sei davvero sicuro di aver guardato attentamente tutti i personaggi in relazione con Gesù, come puoi dirmi ancora di non averla trovata? Facciamo così: rileggi tutto il Vangelo da capo e poi ne riparliamo…

Trovata!!!! Alla fine del capitolo tre!!! C’è scritto che cerca Gesù ma poi non hai detto neanche com’è andata a finire, se Gesù l’ha incontrata o meno. Ma… caspita! Poi basta: non hai scritto più una riga: sarà mai che Madre e Figlio non si parlino e non si cerchino più!

Hai rispettato tutte le pause?

Certo! Lo so che ci si ferma alle virgole e ai punti!

Ah davvero? Se le hai rispettate, perché non hai rispettato il silenzio

Guardiamo assieme alcuni dei personaggi che hai incontrato! Prendi ad esempio i discepoli: parlano sempre! Un sacco di parole e con il loro chiasso non hanno saputo ascoltare la Parola. Non li sto giudicando, anche se il sassolino dalla scarpa me lo sono levato nel raccontare la Passione non chiamandoli più Apostoli — così imparate anche voi! — ma quanta fatica prima che imparassero il silenzio e iniziassero a cercare autenticamente Gesù: se hai davvero letto bene i racconti della Pasqua, ti sarai accorto che è dal Getsamani in poi che non dicono più una parola. Lo stesso Gesù nella Passione, così come ho deciso di proporvela io, parla poco e sceglie il silenzio. Tutti gli altri si aggirano attorno Lui come su una giostra ma Egli tace: in contrasto alle persone che si agitano, con il suo silenzio domina tutto e il silenzio del sepolcro è il primo soavissimo canto di consolazione e di pace che durerà fino alla scena della Risurrezione per entrare definitivamente nel cuore degli Undici. È nella ricerca silenziosa del volto d’amore di Gesù crocifisso che si sciolgono i nodi del cuore, si schiarisce l’anima e può autenticarsi radicalmente la nostra scelta di discepolato. La Passione, ha una parte così preponderante nel Vangelo, proprio per offrirci un elemento di sicuro discernimento!

Ecco perché non hai più fatto comparire Maria da dopo il capitolo terzo: è stata l’unica ad aver capito come cercare Gesù e volevi che anche noi lo capissimo. Eppure ti faccio un’ultima rimostranza: se era davvero l’unica ad aver colto tutto questo e se i racconti della Pasqua sono il cuore del Vangelo, avrai pure avuto le tue ragioni ma perché non ne hai fatto neanche un accenno?

Allora, non mi sono spiegato: Lei è, nel cuore del Vangelo, il silenzioso respiro della Pasqua.

 

 

Maria, introduci il nostro cuore agitato nel silenzio e rendilo capace di custodirlo, come la terra che custodisce il seme nel suo grembo per poi farlo germinare. Forse così riusciremo anche noi ad esser discretamente presenti nell’Ora del tuo Figlio, forse anche noi respireremo il Vangelo e poi correremo da Te, a dirti che abbiamo fatto Pasqua con Lui, che lo abbiamo finalmente incontrato e ti annunceremo nella pienezza tracimante di gioia, come la Tradizione ci ha consegnato: Regina Coeli, laetare! Alleluia!

fr. Giuseppe Fracci
Sono nato in un piccolo paese della Provincia di Cagliari nel 1992 e i miei tratti fortemente mediterranei mi caratterizzano e annoverano nel numero del popolo sardo inconfondibilmente, anche se qualcuno ogni tanto mi scambia per sudamericano! Ho lasciato nel 2011 i bei lidi color smeraldo della mia terra, trasferendomi a Milano per studiare Lettere classiche all’Università Cattolica. Potreste portami in qualunque città del mondo ma in ogni caso, sappiate che vi direi ostinatamente: “Milàn l’è semper Milàn”. Tra i Navigli e Brera ho trovato la Vita ma non nei locali di Parco Sempione bensì all’ombra delle magnolie bianche del Chiostro di Santa Maria delle Grazie. Lì, Qualcuno mi ha sussurrato ripetutamente: “va’, e annuncia ai miei fratelli che sono risorto!”. Alla fine ho ceduto e sono diventato bianco anche io… solo nell’abito, la carnagione è sempre la stessa.