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Il mese di agosto sta per terminare e io sono a casa dove sto trascorrendo gli ultimi giorni di vacanza. Come da rito, mia madre inizia a pensare come dovrà fare il presepe per Natale. Sì, avete capito bene, il presepe!

Lei è una grande appassionata e pur non avendo compiuto degli studi specifici ha sempre nutrito la vena artistica che è in lei. Così, tra una chiacchiera e l’altra, ecco l’idea: il presepe sarà a forma di torta, una torta a piani come quelle nuziali. Continuando nella chiacchierata allora, io le suggerisco di mettere la natività in una fetta mancante.

Il Natale ha in sé quell’aria dolce e mielosa che quasi quasi lo fa diventare la festa della dolcezza, ma insieme a questo, forse per rovinare un po’ la poesia che si è creata e capire veramente appieno il significato di ciò che celebriamo, la Chiesa ci presenta una grande figura per tutto il tempo di Avvento, tempo per l’appunto in cui ci dobbiamo preparare all’evento della nascita di Cristo. Per chi ancora non l’avesse capito, sto parlando di Giovanni Battista. Lui è quella figura, che la liturgia ci mette davanti per farci comprendere la direzione verso cui orientare il nostro cammino, non a caso con le parole del profeta Isaia ci viene detto:”Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!“(Mc 1,3).

L’annuncio del Battista è desideroso di giungere a tutti, perché tutti vivano un Avvento di conversione e perdono dei peccati, questo è l’urlo nel deserto che chiede di fare i conti con la propria vita e con il desiderio di mutarla. Il vangelo ci dice che tutti accorrevano da lui con la voglia di cambiare, mostrando i loro fallimenti, i loro errori, i loro peccati (cfr. Mc 1,5). Spesso oggi, non abbiamo la consapevolezza del peccato, di cosa questo sia e di come renda brutta l’immagine di figli di Dio che portiamo impressa.

Una volta ho ascoltato un sacerdote che spiegava come poter parlare ai bambini del peccato e diceva così: immaginate di essere ad una festa e che, al momento del taglio della torta ci si accorge che a questa manca una fetta. Come si può festeggiare? Il peccato è allora quella mancanza o come direbbe San Tommaso d’Aquino, una privazione di bene; diremo poi mancanza, verso i fratelli e verso Dio. Se manca la fetta, la gioia non è completa, non è piena e non si può far festa in modo adeguato. Un po’ ci viene in mente l’episodio delle nozze di Cana, dove terminato il vino, la festa va spegnendosi. Ogni volta che pecchiamo abbiamo compiuto una mancanza.

Questo mi faceva pensare l’idea di quella torta: Cristo con la Sua Venuta è giunto a sanare, a completare quella mancanza dell’uomo partita nell’Eden con Adamo ed Eva; ecco perché ho chiesto che la natività andasse a riempire la fetta mancante della torta. Le urla, quasi di rabbia, del Precursore nel deserto scuotano anche il nostro io, affinché proviamo l’urgenza di accostarci al sacramento della Confessione e l’evento così importante della Sua venuta non ci colga impreparati.

L’apice di tutto, però, sarà la Croce: la Sua morte completerà la missione iniziata alla Sua venuta. Cristo appeso alla croce, incarna tutto l’amore del Dio di Israele verso il suo popolo, e rivela fino a quale estremo l’amore docile di Dio era capace di spingersi.

Permettetemi un altro richiamo alla torta, la dimensione sacrificale, richiama quella nuziale (ricorda la torta): Cristo è lo sposo della Chiesa, che per amore sigla le nozze nel Suo sangue che cancella, lava, il nostro peccato. Per salvarci dalla colpa celebra le nozze fino a dare tutto Sé stesso.

Sentiamoci mossi da questi sentimenti e badiamo di usare questo ulteriore tempo di Grazia che ci viene concesso per prepararci degnamente. Confessati i peccati e cambiando vita, Dio sì che ha raggiunto il nostro cuore, lì è salvezza e lì è la nostra vita. Solo dopo aver fatto questo, solo dopo esserci preparati a vivere un Natale “cristiano” (perché non vi è altra via che quella cristiana per festeggiare il Natale di Cristo), potremo sedere a tavola tranquilli con le nostre famiglie per gustare tutte le cibarie e le leccornie che la festa ci propone.

Buona conclusione d’Avvento!