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Molte sono le leggende sulla nascita del dolce tipico pasquale partenopeo, ormai famoso in tutto il mondo. Ma tra le tante leggende, qual è la verità storica? La prima dote di uno storico di qualità dev’essere quella di sapersi calare nella realtà che studia. Ci vuole quindi uno storico che sia del luogo. Egli, per prima cosa, indaga l’oggetto: ed ecco che, nonappena il profumo della pastiera arriva alle sue narici, da buon napoletano esclama: “Me pare ‘e stà ‘n paravise“.

Qui è dove la ricerca storica e il buon gusto si toccano. L’intuizione dei sensi in questo caso non sbaglia: chi avrebbe potuto creare un’opera così paradisiaca se non sotto l’ispirazione del Paradiso stesso? E chi è più in contatto con il Paradiso di una persona che passa tutta la vita tra le mura di un convento a non pensar altro che ad acquistarselo? Sì, avete capito bene: c’è lo zampino di una suora.

Tra parentesi, questo non ci stupisce affatto. Ancora oggi, infatti, seppur con la scarsità di vocazioni, molte sorelle di vita contemplativa si dedicano alla preparazione di leccornie di ogni genere. E, non prendiamoci in giro, un dolce fatto da loro è tutta un’altra storia. Chi li ha assaggiati può testimoniare che queste bontà hanno proprio qualcosa di divino…

Per tornare alla nostra pastiera, l’ipotesi più accreditata è proprio quella che la fa risalire a un’anziana monaca del monastero di via san Gregorio Armeno, a Napoli. Pare che volesse unire insieme diversi ingredienti accomunati dal forte simbolismo cristiano di novità e di rinascita, messaggio tipico della Pasqua: le uova, la ricotta, i germi di grano… Il tocco di classe, invece, è venuto certamente dallo Spirito Santo, che, spingendo la suora ad affacciarsi sul chiostro, pieno, secondo la tradizione napoletana, di piante d’agrumi, le ha ispirato di arricchire questo dolce con il tipico profumo dei fiori d’arancio.

Certo, non sarà diventata santa per aver inventato la pastiera, ma la sua delicatezza d’animo e di gusto ci spingono a pensare che abbia vissuto con fedeltà e con slancio la sua donazione al Signore, nella gioia di rispondere alla sua chiamata. Che grande segno, questa dedicazione totale che le monache di clausura continuano a richiamarci! E qui viene il bello. Raccontano che, quando, durante la settimana santa, le monache prepararono per la prima volta la pastiera, l’odore che usciva dal monastero pervadesse i vicoli di san Gregorio Armeno… Un odore paradisiaco e consolante che la gente non sapeva come interpretare se non come segno pasquale della presenza di Gesù, che riempie, conforta e fa riposare il cuore. Evidentemente la pia suora avrà fatto sua l’esortazione di san Paolo: “Siamo, davanti a Dio, il profumo di Cristo” (2Cor 2,15).

Perciò, in questa Pasqua, ogniqualvolta mangeremo la pastiera, ricordiamoci di pregare per tutte le sorelle che hanno scelto di dedicarsi a Cristo, e che con la loro testimonianza – e anche con i loro manicaretti – spargono nel mondo “il profumo di Cristo”. Così, tra i trionfi culinari che pervaderanno le nostre case dopo questo lungo digiuno quaresimale, potremo, forse con più convinzione, fare nostre le parole del salmista: “Gustate e vedete, quanto è buono il Signore” (Sal 33,9)!

Ricetta

Di seguito l’antica ricetta della pastiera che si tramandano da secoli le monache domenicane del monastero di Sant’Anna di Nocera Inferiore.

Ingredienti per la pasta frolla

- 500 g. di farina 00
- 175 g. di strutto (o 250 g. burro)
- 170 g. di zucchero a velo
- 1 uovo intero + 1 albume
- Buccia di limone

Ingredienti per il ripieno

- 600 g. di ricotta di pecora
- 400 g. di grano cotto
- 520 g. di zucchero semolato
- Buccia di un limone intero
- 100 g. di latte
- 30 g. di strutto ( o burro)
- 4 uova intere + 2 tuorli
- Vanillina
- Aroma millefiori

Procedimento

Disporre la farina a fontana sul tavolo, al centro lavorare le uova con lo zucchero e lo strutto. Aggiungere il resto degli ingredienti, impastare e far riposare in frigorifero (almeno 2 ore).

Mettere in una pentola il grano cotto, lo strutto, le bucce di limone ed il latte. Arrivato a bollore spegnere e lasciar raffreddare.

Aggiungere la ricotta setacciata con le uova e lo zucchero, ed infine aggiungere gli aromi.

Foderare la teglia con la pasta frolla preparata precedentemente, riempire con il ripieno ed infine coprire con strisce di pasta frolla formando delle croci.

Cuocere in forno statico a 180° per 1 ora.

 

fr. Mario Abete
Fr. Mario Rosario Maria Abete, classe 1991 originario di Pollena Trocchia (Napoli), cresce alle pendici del Vesuvio e sotto lo sguardo materno della Madonna Dell’ Arco. Si diploma all’ istituto alberghiero e inizia a muovere i primi passi nel campo della ristorazione. Tra una padella e una schiumarola nasce la sua vocazione di frate domenicano, vocazione che non va in contrasto con la sua vocazione di cuoco: ora può dedicarsi a tempo pieno a dispensare con amore il pane e la parola sulla mensa dei piccoli. Attualmente studia filosofia nel convento di San Domenico in Bologna, preparandosi al “si” definitivo al Signore sulle orme di San Domenico. Un nome, un programma, MARIO: M-editando; A-bbozza; R-icette; I-ncredibilmente; O-riginali.