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Proseguiamo la nostra conversazione con la priora di Azzano San Paolo, Suor Vincenza Panza op, la quale torna a parlarci sulla vita monastica e di un carisma che ancora oggi non cessa di interrogare e chiamare molte giovani ad una vocazione radicale e totalizzante. Essa è nettamente in contrasto con la melassa relativista in cui sembra di essere alle prese con le streghe del Macbeth, quando cantano: “Vegnam! vegnamo! Sole e procella / L’un l’altro a muta. Bello è l’Orrendo, / Orrendo il Bello. / La nostra via / Siano i vapori, la nebbia sia” [Atto I, scena I]. La vita religiosa, in realtà, dà una profonda chiarezza, la possibilità di uno sguardo che sa riconoscere il bene ed il male così come sono.

La vostra vita è vita di solitudine? Una fuga dal mondo? 

La nostra è una vita comunitaria, vissuta con altre Sorelle che come noi hanno fatto questa scelta. S. Agostino nella Regola dice: “Il motivo principale per cui vi siete riunite insieme è per abitare in piena concordia nella stessa casa e avere un cuore solo e un’anima sola in Dio” (n.3)

Le nostre Costituzioni solo due volte ci richiamano alla solitudine. “La monaca torni volentieri alla solitudine della cella, quando per gli uffici, per il lavoro o per l’obbedienza non deve trovarsi altrove” (LCM52) e, “Le giovani siano formate alla vita comune unita al silenzio e alla solitudine” (118). Sono convinta che, quando si vive bene la vita comunitaria, si gestiscono altrettanto bene gli spazi della solitudine. In cella si prega, si studia, si scrive e, ovviamente, si riposa.  La nostra giornata è bene strutturata tra  la preghiera,  il lavoro,   lo studio, i pasti e le ricreazioni.  Tutto questo accompagnato da un clima di silenzio, un silenzio contemplativo.

Le monache del monastero di Azzano
Le monache del monastero di Santo Rosario di Azzano S. Paolo

Quanto alla “fuga dal mondo” ci credo un po’ poco, o meglio, non ci credo affatto. Prima cosa perché il mondo ce lo portiamo dentro noi stessi e chi si illude di entrare in monastero per fuggirlo, in monastero ci rimane ben poco.  “Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per Lui” (1Gv 4,9-10).  Se Gesù ha accettato di venire in questo nostro povero mondo, noi dovremmo fuggirlo?  “Chi si immerge nel mistero della contemplazione vede con gli occhi spirituali e questo gli permette di contemplare il mondo e le persone con gli occhi di Dio”.  Lo dice il Papa nella Vultum Dei quaerere). No, non ci sono fughe, ma scelte libere e, ben consapevoli. È questa la nostra ricchezza, la nostra forza. 

Cos’è il silenzio per voi?

“Il silenzio è il padre dei predicatori”, quindi, anche di noi monache dell’Ordine dei Predicatori. La vita contemplativa senza silenzio non può sussistere.

Il Papa nella, sempre nella VDq n. 32, la dice bene sul silenzio. “La vostra vita integralmente contemplativa richiede “tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare” Dio e il grido dell’umanità”.

Il silenzio non è un vuoto imposto, non ci isola, ma ci raccoglie attorno a una Presenza che ci ha affascinate e condotte al monastero. Ci educa alla preghiera, ci apre la mente e il cuore ai fratelli che in modi diversi bussano alla porta del monastero. Un silenzio quindi amato, ricercato, custodito e anche difeso da ingerenze che potrebbero scalfirlo.

Si può predicare con il silenzio? 

La nostra vita comunitaria è già predicazione perché è profezia, testimoniata nella Liturgia ben preparata, nella condivisione della Lectio Divina con i fedeli, negli incontri con le persone al parlatorio o per corrispondenza. “Il mondo e la Chiesa hanno bisogno di voi, come ‘fari’ che illuminano il cammino degli uomini e delle donne del nostro tempo.  Questa sia la vostra profezia” (VDq n. 36). Questa è la nostra predicazione.

Cos’ha da dire, oggi, la vita religiosa in clausura ai giovani?

Penso che abbia da dire quello che ha detto a noi tanti anni fa.

Molte di noi si erano chieste: “Ma, la clausura, oggi dopo il Concilio, esiste ancora?” Così, qualcuna, con un pizzico di curiosità, ma sempre sospinta dello Spirito, ha voluto sperimentare come  si vive e perché si vive in clausura e, ha concluso:  Si, è proprio quello che cercavo!

Comunque, siamo convinte che dobbiamo parlare ai giovani con il linguaggio che l’uomo, oggi, parla e usare gli strumenti che loro usano, ma proponendo il messaggio di sempre che racchiudo in queste poche righe: “A Cristo Signore che ci ha amato per primo e ha dato se stesso per noi, la religiosa di vita contemplativa deve rispondere con l’offerta di tutta se stessa, vivendo in Lui e per Lui, a lode della sua gloria”.

Quindi, oggi, come sempre, possiamo dire ai giovani “Venite e vedete!”.

Molti giovani sono in cerca, magari qualcuno di quelli che ci leggono vorrebbero sapere a chi rivolgersi per saperne di più sulla vita consacrata…

I monasteri domenicani in Italia sono 24, 12 nel territorio della Provincia S. Domenico in Italia.  Quasi tutte le comunità hanno un sito web o recapito telefonico/e-mail sul sito delle Provincie.  Basta contattare la priora o la sorella responsabile della formazione e iniziare una corrispondenza con loro.  Per chi è interessato a sperimentare più da vicino la nostra vita, c’è la possibilità di trascorrere qualche giorno all’interno del monastero, ovviamente, dopo un periodo di reciproca conoscenza.

Leggi la prima parte di questa intervista a questo indirizzo.

Il sito delle monache di Azzano San Paolo: https://www.domenicaneazzano.org/

fr. Giovanni Ruotolo
Domenicano, genoano, torinese di nascita, giornalista. Dopo studi (poco amati) di giurisprudenza e oltre vent’anni di giornalismo, studio filosofia, coltivo piante aromatiche e peperoncini. Nel tempo libero cerco di leggere e ascoltare qualcosa di buono, sono appassionato di basket e ogni tanto ci gioco pure. Il mio luogo del cuore è Genova, quello che vorrei vedere è la Scozia, in modo particolare le Highlands.